Orfani speciali, quando la violenza sul partner rende vittime anche i figli: in Italia 171 casi in 5 anni
di Oriana LisoSusy è stata uccisa davanti ai suoi figli piccoli, quattro coltellate, nessuna pietà. Alessandra è morta mentre suo figlio di due anni guardava il padre infierire sulla madre. Niccolò si è svegliato mentre il padre lo colpiva alla testa, dopo aver appena ucciso la madre e la sorella del ragazzo. Li chiamano orfani speciali, di speciale non c’è niente di bello, per loro: sono i minori che hanno assistito all’omicidio di uno dei loro genitori, molto spesso da parte dell’altro genitore. Così la loro condanna diventa doppia: non solo hanno perso la madre – lo dicono le statistiche sugli omicidi in famiglia quale sia il genere prevalente delle vittime – ma devono vivere con la consapevolezza che quella perdita è colpa del padre.
171 orfani speciali in 5 anni
Tra il 2018 e il 2022 gli orfani speciali in tutta Italia sono stati 171, su un numero complessivo di 105 episodi di violenza assistita e su un totale di 3.592 minori vittime di violenza assistita di 3.592: in media, 34 bambini og…
Susy è stata uccisa davanti ai suoi figli piccoli, quattro coltellate, nessuna pietà. Alessandra è morta mentre suo figlio di due anni guardava il padre infierire sulla madre. Niccolò si è svegliato mentre il padre lo colpiva alla testa, dopo aver appena ucciso la madre e la sorella del ragazzo. Li chiamano orfani speciali, di speciale non c’è niente di bello, per loro: sono i minori che hanno assistito all’omicidio di uno dei loro genitori, molto spesso da parte dell’altro genitore. Così la loro condanna diventa doppia: non solo hanno perso la madre – lo dicono le statistiche sugli omicidi in famiglia quale sia il genere prevalente delle vittime – ma devono vivere con la consapevolezza che quella perdita è colpa del padre.
171 orfani speciali in 5 anni
Tra il 2018 e il 2022 gli orfani speciali in tutta Italia sono stati 171, su un numero complessivo di 105 episodi di violenza assistita e su un totale di 3.592 minori vittime di violenza assistita di 3.592: in media, 34 bambini ogni anno sono rimasti orfani per la morte violenta per mano di un’altra persona della madre o del padre. E ancora, in media, ogni anno 21 episodi di violenza assistita finiscono con un omicidio a cui, appunto, assistono i figli della vittima. Bambini piccoli, di solito – la maggior parte di loro aveva 5 anni al momento dell’omicidio – ma non abbastanza da non capire quanto hanno visto. Una ricerca di Telefono Donna e Volocom per il Dipartimento delle Politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri racconta ora i numeri della violenza assistita raccolti attraverso le fonti di informazione nei cinque anni presi in esame.
L’Osservatorio femminicidi di Repubblica
Il sociologo Fulvio Palmieri spiega: “Colui che agisce contro il partner, sta generando una serie di conseguenze, sociali e personali, drammatiche e, in alcuni casi, irreversibili” e vittima ne è proprio l’orfano speciale “ossia colui che non perde uno dei propri genitori per malattia o per cause esterne al circuito familiare, ma per la consapevole azione del proprio familiare”. Si chiama child traumatic grief, la sindrome per cui il bambino, sopraffatto dalla sofferenza e dalla reazione al trauma, diviene incapace di elaborare il lutto, trovandosi intrappolato in uno stato di dolore cronico.
“Attraverso i tuoi occhi”: gli orfani speciali raccontati dai giornali
Articoli di giornale, siti web, periodici, quotidiani locali, circa 40mila fonti che hanno riportato – e che sono state analizzate con una serie puntuale di chiavi di ricerca per intercettare gli episodi di violenza assistita riguardanti minori – casi in cui minori sono stati vittime secondarie della violenza degli adulti. Analizzando così una serie di parametri con un lavoro di News intelligence, è stato possibile tracciare un quadro che tiene assieme distribuzione territoriale degli episodi, età dei minori che hanno assistito alle violenze, l’identità dell’aggressore e il grado di parentela rispetto alla vittima, le condizioni al momento del fatto (soggetti con problemi di alcol, droga, tossicodipendenza, economici, gelosia, intolleranze religiose ecc).
Il racconto degli orfani speciali, le altre vittime del femminicidio
Indagare il fenomeno delle vittime collaterali di un omicidio, per la presidente di Telefono Donna Stefania Bartoccetti, fa capire anche “di quante e quali voci sia composto il tema della violenza di genere. Il caso degli orfani speciali esprime con ancora più drammaticità la violenza di uomini che non vogliono capire i cambiamenti, perché il loro gesto va a ferire per sempre un bambino, la stragrande maggioranza delle volte pure suo figlio”.
Il primato negativo della Lombardia
Un dato, importante, e ricordando sempre che i dati sono frutto dell’elaborazione di fonti aperte: la tendenza al ribasso nel numero di orfani speciali nel corso degli ultimi cinque anni, dai 43 dei 2018 ai 18 del 2022. Il 2021 è stato l’anno in cui si è registrata la maggior riduzione percentuale, con il numero di orfani speciali che è diminuito del 27,5% rispetto all’anno precedente. Aumentano, in questi cinque anni, i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, e il numero maggiore di loro ha appunto tra 5 e 7 anni. La Lombardia ha il primato negativo di orfani speciali: 41 nei cinque anni (ma nessuno registrato nel 2022), il doppio rispetto alla seconda regione di questa scala, la Campania, e con l’Emilia Romagna al terzo posto. Ricordano gli autori della ricerca che la diminuzione nel 2022 “tuttavia è un trend che abbiamo già visto poter essere ancora parziale a causa del fatto che il 2022 è un anno troppo recente per valutare la quantità di articoli su episodi che sono avvenuti nello stesso anno”. Napoli è il capoluogo di provincia con il maggior numero di casi di orfani speciali, con 174 genitori uccisi.
Identikit di un omicidio: chi sono gli autori della violenza in famiglia
Dicevamo: parliamo di genitori, potremmo dire madri. E se è vero che i casi sono diminuiti negli anni, oltre l’80% degli autori di omicidi nei dati in esame sono maschi, di questi l’85% sono mariti, ex mariti o compagni delle vittime. Solo il 3% non sono legati sentimentalmente alla vittima. Sei uomini su dieci sono italiani. Uno su sette è marocchino. Il dato della provenienza geografica è interessante: perché se a compiere atti violenti sulle donne – sempre nella narrazione giornalistica – sono più gli stranieri (57% contro il 43%), la proporzione si inverte quando si passa agli omicidi durante la violenza: in questo caso, gli italiani maschi rappresentano il 60% del campione, contro il 40% degli stranieri, con il primato della comunità magrebina.
Le difficoltà dei familiari a elaborare il lutto
Come leggere, e come usare i dati della ricerca “Attraverso i suoi occhi. Un progetto per la protezione e il sostegno dei minori vittime di abusi e degli orfani speciali”? Spiega ancora il sociologo Palmeri: “La situazione è aggravata dal fatto che anche i caregiver, in prevalenza familiari della vittima, sono in difficoltà a gestire il lutto. Spesso mettono quindi in atto condotte iperprotettive che, in realtà, acuiscono le sofferenze. Le conseguenze fisiche, fisiologiche e psichiche sono di solito la mancanza di sonno, la scarsa concentrazione e l’abbassamento drastico del tono dell’umore. Queste possono condizionare il rendimento scolastico col rischio di abbandono del ciclo di studi”. La domanda da porsi, quindi, diventa: “Se la relazione affettiva familiare è tale da generare un atto di violenza a danno di un proprio caro, tale da minare in profondità le ragioni e i sentimenti della fiducia, che tipo di affettività e di rete affettiva sociale avremo? Se l’orfano speciale assiste a qualcosa di inassistibile, egli avrà il grado di fiducia necessario per affrontare, come ognuno di noi, tutto il complesso tema delle relazioni sociali, soprattutto quelle affettive?”.
L’importanza della prevenzione
Una risposta, non l’unica, si può cercare in un rafforzamento ancora una volta delle forme di prevenzione e di ascolto. “Gli strumenti per farlo sono noti – conclude Bartoccetti -: si va dai centri d’ascolto alle opere di sensibilizzazione del fenomeno diffusi dalle Istituzioni e dai centri antiviolenza. Ma forse si potrebbero coinvolgere più realtà attive presenti sul territorio. Ognuno si dovrebbe sentire impegnato in prima persona nel contrastare il fenomeno dei figli orfani per violenza assistita: se si rompe la fiducia nel futuro, il declino inizia”.