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Femminicidi, dal rumore ai fiori di carta: così le maestre hanno spiegato ai bambini la violenza sulle donne

Le scuole hanno scelto modi di diversi di raccontare gli abusi ai piccoli, con parole e strumenti adatti alla loro età
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“C’era una volta la coccinella Giulia. Giulia voleva volare per esplorare il mondo, ma un ragazzino di nome Filippo l’ha chiusa in un barattolo. E lì Giulia non può volare più”. Come si racconta un femminicidio a dei bambini? Si racconta così, con la coccinella Giulia che le maestre di una scuola nel centro di Roma hanno inventato per i loro alunni di prima elementare.

Dal rumore ai fiori di carta

Si racconta con un abbraccio, tutti i bimbi in cerchio mani nelle mani, e su quei palmi dipinti in rosso dei cuori, come all'istituto Sciascia di Taranto. Si racconta con un minuto di rumore, come all'infanzia della Testa di Pozzuoli, come hanno fatto i fratelli più grandi dei licei, perché i bambini quando fanno rumore, quando piangono, quando battono i piedi, lo fanno per protesta. Altre maestre hanno acceso candele e spiegato le maniere gentili.

Poi ci sono i bambini che tutti insieme hanno realizzato un fiore rosso di carta, quello che hanno appeso al grembiule un fiocco rosso con s…

“C’era una volta la coccinella Giulia. Giulia voleva volare per esplorare il mondo, ma un ragazzino di nome Filippo l’ha chiusa in un barattolo. E lì Giulia non può volare più”. Come si racconta un femminicidio a dei bambini? Si racconta così, con la coccinella Giulia che le maestre di una scuola nel centro di Roma hanno inventato per i loro alunni di prima elementare.

Dal rumore ai fiori di carta

Si racconta con un abbraccio, tutti i bimbi in cerchio mani nelle mani, e su quei palmi dipinti in rosso dei cuori, come all'istituto Sciascia di Taranto. Si racconta con un minuto di rumore, come all'infanzia della Testa di Pozzuoli, come hanno fatto i fratelli più grandi dei licei, perché i bambini quando fanno rumore, quando piangono, quando battono i piedi, lo fanno per protesta. Altre maestre hanno acceso candele e spiegato le maniere gentili.

Poi ci sono i bambini che tutti insieme hanno realizzato un fiore rosso di carta, quello che hanno appeso al grembiule un fiocco rosso con su scritto "no alla violenza sulle donne", quelli che si son seduti in circolo in silenzio ma con una canzone nelle orecchie, una canzone di pace, una canzone per dire "amici per sempre", quelli che in terza elementare hanno parlato di giornata del rispetto alzando la mano per dire ognuno il proprio significato: “non obbligare le donne a fare qualcosa” (Elena), “non fare del male alle bambine” (Giulio), “quando si litiga fare sempre la pace” (Bea). In una primaria di Tivoli dopo sessanta secondi zitti sono esplosi di un grido, di liberazione, di libertà.

Parole adatte ma racconti reali

In molte classi si è detta invece la verità: una ragazza uccisa, accoltellata dal proprio fidanzato. Con parole adatte ma racconti reali. Tanto che qualche genitore si è infuriato: “Non si può dire a bambini di otto anni! Volete strumentalizzare”, hanno scritto delle madri e dei padri su Facebook. Bambini di otto anni che però avevano già sentito tutti o quasi dalla radio o dalla tv, dai social dei genitori e dalle chiacchiere davanti scuola. “Sono bassi (nel senso di piccoli) - dicono le maestre - non sono sciocchi". In una materna di Milano hanno usato quel minuto per pensare e dire qualcosa di bello: “la mamma!”, “le coccole di mio fratello!”, “la mia nonna che sta in cielo!”, “dare un bacio!”, “un cavallo".

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