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La morte di Giulia Cecchettin: l’allarme inascoltato del vicino e la ragazza a terra, ma nessuno intervenne

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Il testimone dell’aggressione a Vigonovo quel sabato sera non riuscì a prendere la targa. E i carabinieri non mandarono una pattuglia. L’associazione Penelope in tv: “Sono 32 minuti di un intervento possibile”
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VIGONOVO (VENEZIA) — La sera di sabato 11 novembre un residente di via Aldo Moro, a Vigonovo, chiama il 112 per segnalare di aver assistito a un’aggressione in strada. Racconta di aver visto una Fiat Grande Punto scura allontanarsi nell’oscurità, senza riuscire a scorgere il numero di targa. Ma nessuna pattuglia dei carabinieri viene inviata sul posto. Perché? Su quella macchina, si scoprirà solo dopo, Filippo Turetta ha appena sequestrato Giulia Cecchettin. Sono le 23,18 quando il vicino di casa compone il numero d’emergenza. Alle 23,40, a distanza di ventidue minuti, nella zona industriale di Fossò, la studentessa viene spinta alle spalle, cade a terra, batte la testa. Turetta la carica esanime in auto e inizia la sua fuga, fino ad abbandonarla fra le rocce in Friuli.

Quando il teste sentì: “Così mi fai male...”

Il dettaglio del mancato invio di una “gazzella” viene confermato a Repubblica da fonti investigative. Guardando alla scansione temporale dei fatti e ai minuti drammatici ch…

VIGONOVO (VENEZIA) — La sera di sabato 11 novembre un residente di via Aldo Moro, a Vigonovo, chiama il 112 per segnalare di aver assistito a un’aggressione in strada. Racconta di aver visto una Fiat Grande Punto scura allontanarsi nell’oscurità, senza riuscire a scorgere il numero di targa. Ma nessuna pattuglia dei carabinieri viene inviata sul posto. Perché? Su quella macchina, si scoprirà solo dopo, Filippo Turetta ha appena sequestrato Giulia Cecchettin. Sono le 23,18 quando il vicino di casa compone il numero d’emergenza. Alle 23,40, a distanza di ventidue minuti, nella zona industriale di Fossò, la studentessa viene spinta alle spalle, cade a terra, batte la testa. Turetta la carica esanime in auto e inizia la sua fuga, fino ad abbandonarla fra le rocce in Friuli.

Quando il teste sentì: “Così mi fai male...”

Il dettaglio del mancato invio di una “gazzella” viene confermato a Repubblica da fonti investigative. Guardando alla scansione temporale dei fatti e ai minuti drammatici che hanno segnato il femminicidio, è difficile stabilire con certezza se una scelta diversa avrebbe potuto cambiare il destino di Giulia o comunque il corso delle indagini. Bisogna così tornare a sabato 11 novembre, alle 23,18, e guardare tutto con gli occhi e le informazioni a disposizione in quel momento. Il vicino di casa di Cecchettin descrive un’aggressione: sente una voce femminile urlare «così mi fai male» e chiedere aiuto, vede un individuo calciare con violenza contro una sagoma che si trova a terra. Chiama il 112, in “diretta” racconta di vedere andar via una Punto scura. Non fa in tempo a identificare la targa, neppure un numero.

Il territorio troppo vasto

La macchina si allontana velocemente dal parcheggio vicino alla casa di Giulia. Chi segue le indagini spiega che questa «celerità» nello spostamento da una zona dove in pratica il fatto è già terminato, unita alla mancanza di altre informazioni anche parziali per esempio sulla targa o sulla direzione della macchina, fa sì che si propenda per non mandare la “gazzella” nel parcheggio. In un territorio «vasto», è il ragionamento, sarebbe poi complicato decidere se mandarla altrove. In base alle carte, alle 23.29 la Grande Punto è già nella zona industriale di Fossò, a quasi sei chilometri di distanza e dieci minuti di macchina. Difficile sapere quanti ne avrebbe impiegati la pattuglia più vicina per arrivare nel parcheggio dell’asilo.

L’aggressione a Fossò

Alle 23.40 le telecamere catturano la fuga di Giulia e la sua caduta dopo la spinta di Filippo. Dieci minuti dopo la Punto è sulla Provinciale Nord, alle 23.52 nel comune di Dolo, alle 00.43 a Zero Branco, ormai nel Trevigiano e poi sempre più su verso il Friuli. All’ora di pranzo di domenica 12 novembre, il papà di Giulia Cecchettin denuncia la scomparsa della figlia. Dice di temere per la sua «incolumità», ma la denuncia viene all’inizio classificata come “allontanamento volontario”. Poi il papà di Giulia parla col vicino di casa, il “super testimone” che ha visto tutto. La vicenda prende una piega diversa, la segnalazione del residente di via Aldo Moro assume un altro significato.

Le domande inevase

L’inchiesta dei carabinieri porta ai rilievi, alle tracce di sangue vicino casa, al coltello, alle telecamere, al corpo ormai senza vita della studentessa. Restano delle domande che girano nella testa di ogni parte coinvolta in questo dramma. L’autopsia potrà dare qualche risposta. Nicodemo Gentile, presidente dell’associazione Penelope, su Chi l’ha visto? ragiona sul fatto che passa più di mezz’ora dalla denuncia del vicino a quando la Grande Punto lascia Fossò: «Sono 32 minuti di un intervento possibile».

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