Centomila medici, infermieri e tecnici stranieri salvano la sanità italiana: evitata la chiusura di oltre mille servizi
di Carlo PicozzaGrazie al rimpiazzo dei medici in uscita o in fuga dalla Sanità da parte dei loro colleghi stranieri nel nostro Paese, da gennaio a ottobre scorsi, è stata sventata la chiusura di "oltre mille servizi", tra reparti ospedalieri, ambulatori, laboratori di analisi, centri di fisioterapia, medicina di base e pediatria convenzionata.
Medici e non solo: ormai, il numero di professionisti sanitari di nazionalità estera che lavorano nel nostro Paese, ha sfondato il tetto delle centomila unità. Sono i dati dell’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi). “Senza la cittadinanza italiana”, spiega il suo presidente, Foad Aodi, “la legge vieta agli operatori sanitari stranieri di partecipare ai concorsi pubblici ed è un vero peccato per le sorti stesse dei servizi sanitari, stante la carenza di medici, infermieri e tecnici italiani”. “Di fronte alle necessità, però", rivendica Aodi, "siamo sempre noi a tappare le falle”. Così, nell’ultimo triennio, alla sola Amsi sono arrivate o…
Grazie al rimpiazzo dei medici in uscita o in fuga dalla Sanità da parte dei loro colleghi stranieri nel nostro Paese, da gennaio a ottobre scorsi, è stata sventata la chiusura di "oltre mille servizi", tra reparti ospedalieri, ambulatori, laboratori di analisi, centri di fisioterapia, medicina di base e pediatria convenzionata.
Medici e non solo: ormai, il numero di professionisti sanitari di nazionalità estera che lavorano nel nostro Paese, ha sfondato il tetto delle centomila unità. Sono i dati dell’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi). “Senza la cittadinanza italiana”, spiega il suo presidente, Foad Aodi, “la legge vieta agli operatori sanitari stranieri di partecipare ai concorsi pubblici ed è un vero peccato per le sorti stesse dei servizi sanitari, stante la carenza di medici, infermieri e tecnici italiani”. “Di fronte alle necessità, però", rivendica Aodi, "siamo sempre noi a tappare le falle”. Così, nell’ultimo triennio, alla sola Amsi sono arrivate oltre settemila richieste di ingaggio, sia pure senza un contratto a tempo indeterminato, per medici specialisti, infermieri, fisioterapisti e farmacisti, da parte delle Regioni in crisi crescente di operatori sanitari.
Cresce del 40% l’arrivo degli operatori sanitari dall’estero
In contemporanea, è lievitato del 40 per cento lo sbarco in Italia di operatori sanitari attestati ormai sulle centomila presenze, appunto. Da tre anni in qua, arrivano soprattutto dall’America centrale e da quella meridionale, in particolare da Cuba, Venezuela, Argentina, Perù, Uruguay, Cile oltreché dai Paesi Arabi (Egitto, Siria, Palestina, Libano, Marocco, Tunisia) e dall’Est Europa (Ucraina, Bielorussia, Moldavia). Le Regioni dalle quali parte il numero maggiore di richieste di forza lavoro sanitaria sono, in ordine di consistenza del fabbisogno, la Lombardia, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna, seguono a ruota la Sardegna e la Sicilia prima delle Puglie e della Calabria.
Anestesisti i più richiesti
Gli specialisti richiesti? “In base al numero delle domande”, spiega Aodi, “i primi sono gli anestesisti, seguono i radiologi, i medici dell’Emergenza, gli ortopedici, i neonatologi e i fisiatri”. Tra i professionisti non medici, ecco, in pole position nelle richieste delle Regioni, “gli infermieri, i fisioterapisti e i farmacisti”. A ben vedere, si tratta degli stessi profili professionali in fuga dalla Sanità italiana. Già, perché c’è chi entra e c’è chi esce: “Sempre nell’ultimo triennio”, informa Aodi, “i medici italiani che hanno bussato alle porte dell’Amsi per andare a lavorare all’estero, soprattutto nei Paesi del Golfo e in Svizzera, dove gli stipendi sono tre volte più alti di quelli italiani, sono saliti del 45 per cento attestandosi a quota undicimila”.
Cambiare le regole d’ingaggio
Tant’è, il saldo negativo tra entrate e uscite degli addetti alla Sanità è a quota quattromila, mentre il fabbisogno complessivo di medici si aggira sulle trentamila unità e quello degli infermieri è più del doppio (settantamila). Proprio guardando a questa carenza, diventata ormai una tendenza sempre più insidiosa per il Servizio sanitario nazionale, l’Amsi, con il suo presidente Aodi, continua a chiedere al governo “un cambiamento delle regole di ingaggio per medici e altro personale sanitario regolarmente residenti in Italia ma privi della cittadinanza, affinché venga loro data la possibilità di accedere ai concorsi pubblici per essere inseriti a pieno titolo negli organici del Servizio sanitario nazionale”.