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Università, rinviato a giudizio il professore che disse alla candidata Rapposelli: “Con i ricorsi alla magistratura non entrerai mai”

Agnese Rapposelli, 44 anni, ricercatrice dell'Università di Chieti e Pescara

 
Roberto Benedetti è ordinario di Economia statistica all’Università di Chieti e Pescara. “Repubblica” pubblicò la registrazione delle sue offerte e minacce nel longform “Agnese nel Paese dei baroni”. Il 22 gennaio andrà a processo per tentata concussione
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ROMA – Ieri mattina il Tribunale di Pescara ha rinviato a giudizio Roberto Benedetti, professore di Economia statistica all’Università di Chieti e Pescara. Il 29 maggio 2019, nel suo studio d’ateneo, l’ordinario disse ad Agnese Rapposelli, brillante candidata eternamente seconda ai concorsi interni: “Con i ricorsi alla magistratura non entrerai mai”. L’accusa, ora, è di tentata concussione. Il processo per il professor Benedetti inizierà il 22 gennaio prossimo.

Repubblica, nel suo racconto dei troppi bandi universitari preordinati o cuciti su misura di un candidato gradito al sistema, partì dalla storia di Agnese Rapposelli – sette ricorsi al Tar, uno al Consiglio di Stato, uno al presidente della Repubblica, altri tre per le Abilitazioni nazionali all’insegnamento – per costruire un longform che, passando per Pisa, Firenze, Bologna, Roma (Sapienza e Tor Vergata), Foggia, Catania, Palermo e Messina (dove emerse per la prima volta la figura del rettore Salvatore Cuzzocrea, oggi indagat…

ROMA – Ieri mattina il Tribunale di Pescara ha rinviato a giudizio Roberto Benedetti, professore di Economia statistica all’Università di Chieti e Pescara. Il 29 maggio 2019, nel suo studio d’ateneo, l’ordinario disse ad Agnese Rapposelli, brillante candidata eternamente seconda ai concorsi interni: “Con i ricorsi alla magistratura non entrerai mai”. L’accusa, ora, è di tentata concussione. Il processo per il professor Benedetti inizierà il 22 gennaio prossimo.

Repubblica, nel suo racconto dei troppi bandi universitari preordinati o cuciti su misura di un candidato gradito al sistema, partì dalla storia di Agnese Rapposelli – sette ricorsi al Tar, uno al Consiglio di Stato, uno al presidente della Repubblica, altri tre per le Abilitazioni nazionali all’insegnamento – per costruire un longform che, passando per Pisa, Firenze, Bologna, Roma (Sapienza e Tor Vergata), Foggia, Catania, Palermo e Messina (dove emerse per la prima volta la figura del rettore Salvatore Cuzzocrea, oggi indagato per la gestione personalizzata di 2 milioni di euro), raccontò le abitudini illecite e familistiche dell’accademia italiana anticipando diverse inchieste di magistratura. L’inchiesta s’intitolava “Agnese nel Paese dei baroni”.

"Io rappresento un sistema”

La storia della candidata Agnese fu esemplare. Il docente, Roberto Benedetti, la convocò alla vigilia dell’ennesimo concorso da ricercatrice (Statistica economica) in cui l’ordinario avrebbe presieduto la commissione. Le disse: “Te l’ho offerto due anni fa e te lo rioffro adesso”. Il contratto da ricercatrice, appunto. “Io, oltre a me stesso, rappresento tutto un sistema. Ci sono tre posti in Statistica e uno in Statistica economica. La soluzione a tutto ciò potrebbe venire solo ed esclusivamente se all’interno del mondo accademico viene fatto un posto per te. Questo io ritengo, personalmente, di poterlo ottenere, la commissione la farei io. Se non ti fidi, tutte queste cose te le segno col sangue”. La risposta della candidata fu netta: “La mia morale non me lo permette, questa non è università”.

Dopo la pubblicazione della registrazione, il Tar di Pescara annullò il concorso. Il Dipartimento di Economia espresse solidarietà a Benedetti e gli offrì nuove opportunità di carriera. Il primo novembre 2021, a 42 anni e con una figlia già alle scuole superiori, dopo dodici stagioni di ricorsi da “seconda classificata”, Agnese Rapposelli ha ottenuto un posto da ricercatrice di Tipo B. Una rinuncia interna, uno scorrimento di graduatoria a cui questa volta l’ateneo – dopo il clamore – non si era opposto. Tre anni di contratto, con il timore di una vendetta postuma.

Prima di lei era accaduto a sei, sette persone di essere assunte dall’università contro la quale avevano fatto ricorso. La prima era stata Anna Maria Monteverdi, alla Statale di Milano. Ci riuscirà – a tempo indeterminato – anche Giovambattista Scirè, che da laureato in Storia aveva ingaggiato una lotta sfinente con l’altro buco nero dell’accademia del Paese: l’Università di Catania.

Una borsa Prin per la ricercatrice

“Il posto di lavoro in facoltà io lo volevo così, pulito, altrimenti niente", dirà Agnese Rapposelli. “Alla fine non è più solo una questione personale, se fossi entrata con l’accordo, mettendomi dietro un barone, avrei fregato il posto a qualcun altro”. Da quando è dentro, la ricercatrice ha impilato pubblicazioni e, alla fine, con la proposta Circular economy from the mathematics for signal processing prospective (si parla di modelli di gestione ambientale), lo scorso luglio ha vinto una borsa Prin insieme a un matematico dell’Università dell’Aquila: 238.700 euro, fondi Pnrr da spendere in nuova ricerca. Sono i progetti di rilevante interesse nazionale. Il suo mancato mentore, Roberto Benedetti, andrà a processo.

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