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Nuovo arresto per l’ex senatore Giancarlo Pittelli. Dopo la condanna a 11 anni per concorso esterno, va ai domiciliari per bancarotta

Per i magistrati della procura di Catanzaro è il regista di due operazioni finanziarie che avrebbero permesso di far sparire un maxifinanziamento di un milione di euro della Regione Calabria
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Nuovi guai e nuove accuse per l’ex senatore di Forza Italia e poi di FdI Giancarlo Pittelli. A pochi giorni dalla condanna a 11 anni per concorso esterno in associazione mafiosa come eminenza grigia al servizio del boss Luigi Mancuso, su richiesta della procura di Catanzaro il politico finisce nuovamente ai domiciliari. E sotto sequestro finiscono conti e beni per oltre 1,5 milioni.

Si tratta dell’ennesima inchiesta che travolge il politico, fra i principali imputati dell’inchiesta Rinascita Scott, indagato per reati di mafia a Reggio e adesso nei guai anche per spericolate manovre finanziarie che alla Regione Calabria avrebbero causato un danno di oltre un milione di euro.
Per la procura, Pittelli sarebbe stato il regista di due distinte operazioni bancarotta, entrambe illecite. Una avrebbe permesso di svuotare una società che con l’amministrazione aveva un debito, un’altra avrebbe “graziato” un’altra ditta, non riscuotendo un credito da 800mila euro.
Manovre complesse, che avrebbero c…

Nuovi guai e nuove accuse per l’ex senatore di Forza Italia e poi di FdI Giancarlo Pittelli. A pochi giorni dalla condanna a 11 anni per concorso esterno in associazione mafiosa come eminenza grigia al servizio del boss Luigi Mancuso, su richiesta della procura di Catanzaro il politico finisce nuovamente ai domiciliari. E sotto sequestro finiscono conti e beni per oltre 1,5 milioni.

Si tratta dell’ennesima inchiesta che travolge il politico, fra i principali imputati dell’inchiesta Rinascita Scott, indagato per reati di mafia a Reggio e adesso nei guai anche per spericolate manovre finanziarie che alla Regione Calabria avrebbero causato un danno di oltre un milione di euro.
Per la procura, Pittelli sarebbe stato il regista di due distinte operazioni bancarotta, entrambe illecite. Una avrebbe permesso di svuotare una società che con l’amministrazione aveva un debito, un’altra avrebbe “graziato” un’altra ditta, non riscuotendo un credito da 800mila euro.
Manovre complesse, che avrebbero coinvolto anche altri professionisti, tutti indagati: il commercialista Francesco Saverio Nitti, il notaio Sebastiano Panzarella, l’amministratore unico della società Caterina Concolino, gli ex amministratori unici Salvatore Domenico Galati e Monica Albano, il liquidatore Antonio Marchio e l’amministratore unico della società “Sarusi Srl” Rita Tirinato.

Un’operazione complessa

Al centro dell’operazione, la società “AT Alberghiera Turistica Srl”, di cui Pittelli era socio unico e amministratore di fatto, che nel 2005 ha ricevuto un maxifinanziamento dalla Regione per la realizzazione di un complesso turistico. Il progetto non ha mai visto la luce ma quei soldi però non sono mai stati restituiti e prima che l’amministrazione arrivasse a battere cassa – si è scoperto nel corso dell’inchiesta Rinascita Scott, ascoltando le conversazioni di Pittelli – l’unico bene con cui sarebbe stato possibile pagare il debito è stato ceduto alla “Sarusi srl”, società costituita ad hoc, che per altro non ha mai versato i 650mila euro pattuiti per la vendita.
Insomma, una partita di giro che ha permesso di sottrarre alla Regione l’unico bene che avrebbe permesso, quanto meno in parte, di recuperare il finanziamento. Un debito, sostengono gli investigatori, che Pittelli e chi con lui ha collaborato non hanno mai avuto l’intenzione di ripagare se è vero che come “At Alberghiera”, mai hanno chiesto Cromar Immobiliare srl, anche quest'ultima poi dichiarata fallita, di restituire 800mila euro in precedenza trasferiti.

Il pericolo di recidiva

Manovre complesse che a detta del giudice per le indagini preliminari sarebbe capacissimo di ripetere. “Pittelli – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – ha dato prova di forte capacita? di prosecuzione nella condotta delittuosa, avendo continuato a gestire, di fatto, le società di cui erano rappresentanti legali soggetti a lui vicini, ed avendo posto in essere una serie di condotte distrattive. Tale elemento connota di particolare concretezza e attualità il rischio di ricaduta criminosa, avendo dato l’indagato prova di essere già ‘ricaduto’, più volte, nel crimine”.

Chi è Pittelli

Per Pittelli si tratta dell’ennesimo procedimento da affrontare. Massone di alto rango, politico noto, per anni – hanno confermato i giudici del tribunale di Vibo Valentia che lo hanno condannato a undici anni è stato a disposizione del boss Luigi Mancuso e non solo come legale. Nelle mani del capo del più importante clan del vibonese ha messo il suo intero patrimonio di conoscenze, contatti e rapporti, lo ha guidato negli affari, per lui ha cercato di raccogliere informazioni riservate relative a inchieste e processi, si è attivato persino per permettere alla figlia di passare senza patemi un esame all’Università di Messina, contattando il rettore. Stesso servizio, gli contesta la procura di Reggio Calabria che su di lui ancora sta indagando, lo avrebbe reso al clan Piromalli. Era lui, sostiene la procura antimafia, il professionista in grado di usare contatti, influenza e rapporti illeciti per tentare di "aggiustare" procedimenti giudiziari e restituire al clan e ai suoi uomini i beni sequestrati o confiscati. Sempre lui, emerge dall'indagine, era il "postino" degli ordini che dal carcere i vertici del casato - Pino Piromalli "Facciazza" e il figlio Antonio Piromalli su tutti - avevano necessità di far arrivare ai loro luogotenenti all'esterno. Ma soprattutto l'ex senatore era l'uomo che si occupava di acquisire informazioni riservate sulle indagini che più sembravano preoccupare il clan, a partire da quella sull'omicidio del giudice Antonino Scopelliti, dagli ultimi sviluppi investigativi letto come l'alfa della strategia eversiva di tutte le mafie culminata nella stagione degli attentati continentali degli anni Novanta.

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