Dieci milioni e mezzo di italiani sono fumatori, più uomini (25,1%) che donne (16,3%). Ma cosa fumano? E perché? E hanno mai pensato di smettere? E lo Stato fa abbastanza per annullare o ridurre un comportamento dannoso per la salute?
A rispondere a queste domande ci prova l’Eurispes che ha presentato la sua indagine “Fumo: nuovi prodotti e riduzione del danno. L’evoluzione del fenomeno in Italia” per sondare le abitudini e le opinioni dei fumatori in relazione al fumo, al suo impatto sulla salute, allo sviluppo e diffusione dei prodotti alternativi a quelli tradizionali.
Cosa ne è venuto fuori? "I risultati delle nostre indagini”, dichiara il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, “continuano a confermare tre aspetti: il primo che vi è un costante aumento di fumatori che dichiarano di non avere alcuna intenzione di smettere di fumare. Il secondo aspetto è legato ai prodotti senza combustione, la cui diffusione va di pari passo con una diminuzione delle sigarette tradizionali o con l'abbandono delle stesse. Il terzo riguarda la mancanza di informazione sui nuovi prodotti lamentata da quanti hanno partecipato negli anni alle indagini campionarie. Da qui la necessità di dare indicazioni, che si aggiungono alle regole già individuate dal legislatore, su come regolamentare alcuni aspetti della comunicazione e della vendita di tali prodotti in modo da coniugare la tutela dei minori e dei non fumatori e il diritto all’informazione. Per questo diffonderemo in modo capillare ai tabaccai il Codice di autoregolamentazione che abbiamo messo a punto per una maggiore consapevolezza degli esercenti e dei cittadini».
Il fumo tradizionale
La maggioranza dei fumatori tradizionali intervistati dichiara di non aver mai provato a smettere di fumare, mentre il 31,4% afferma invece di averci provato. Sull’intenzione di smettere di fumare in un prossimo futuro, il 27,2% dichiara che dovrebbe smettere, ma non vuole; il 26,6% dovrebbe smettere ma crede di non riuscire a farlo; il 18,4% vorrebbe smettere, ma non in tempi brevi. C’è anche una percentuale del 15,5% afferma di non voler assolutamente smettere.
Alla sigaretta tradizionale ora si affiancano in maniera importante prodotti come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, che negli ultimi 5 anni hanno visto una crescita evidente e costante. E spesso prodotti tradizionali e innovativi vengono utilizzati contemporaneamente, o per diminuire l’uso delle sigarette tradizionali.
Sigaretta elettronica
I fumatori di e-cig intervistati hanno conosciuto la sigaretta elettronica soprattutto grazie al passaparola di amici e conoscenti che la usavano già o perché è stata loro regalata. Più della metà del campione (57,3%) per svapare utilizza liquidi senza nicotina, mentre il 15,5% preferisce, invece, liquidi con nicotina, soprattutto tra gli over 64. In due anni però è aumentata la quota di chi dice di aver incontrato difficoltà nel reperire informazioni esaustive e attendibili sulle sigarette elettroniche.
Sul ruolo dello Stato rispetto a eventuali prodotti senza combustione ritenuti scientificamente meno dannosi rispetto a quelli tradizionali, l’82% dei rispondenti ritiene che debba essere permesso ai cittadini di essere informati. E più di uno su due ritiene che ci vorrebbero campagne di comunicazione, incentivi fiscali o, al contrario, incentivi regolamentari come divieti e limitazioni. Secondo il 62,7% degli interpellati, inoltre lo Stato dovrebbe incoraggiare l’utilizzo della sigaretta elettronica tra i fumatori che, altrimenti, continuerebbero a fumare in ogni caso.
Tabacco riscaldato
Anche per i prodotti a tabacco riscaldato resta il passaparola di amici, conoscenti, parenti già consumatori la via più comune per avvicinarcisi. Quasi tutti prima fumavano già sigarette tradizionali e il tabacco riscaldato è dunque un’alternativa o un’aggiunta alle sigarette o ai sigari.
L’adozione dei dispositivi a tabacco riscaldato è riuscita ad avere un impatto positivo sulla riduzione del consumo di sigarette tradizionali. Il 79,5% del campione afferma di aver abbandonato le sigarette tradizionali dopo essere passati ai prodotti senza combustione.
Nove persone intervistate su dieci sostengono che lo Stato avrebbe il dovere di promuovere campagne di informazione e di ridurre la tassazione su prodotti certificati come meno dannosi. Incentivando così l’abbandono della vecchia cicca.