Giulia Cecchettin, si indaga sulla chiamata al 112: “Pattuglie impegnate, nessuno intervenne”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoVIGONOVO (Venezia) - Il vicino di casa chiamò il 112 per segnalare di aver visto una lite in strada e una Fiat Grande Punto nera che si allontanava a gran velocità, senza però riuscire a prendere il numero di targa della macchina. Ma i carabinieri non mandarono sul posto nessuna pattuglia: da un lato perché mancavano i dettagli dell’auto che si era ormai allontanata, dall’altro perché i militari erano impegnati, nello stesso momento, in due distinti interventi. L’audio di questa telefonata è agli atti dell’inchiesta della Procura di Venezia sul femminicidio della studentessa Giulia Cecchettin, secondo le accuse uccisa dal suo ex Filippo Turetta, arrestato in Germania dopo una fuga di mille chilometri. Domani, sabato 25 novembre, sarà consegnato all’Italia.
Cosa vide il super testimone
Il contenuto della telefonata fa parte delle carte dei magistrati da domenica 12 novembre. Cioè da quando Gino Cecchettin, il papà di Giulia, va nella caserma dei carabinieri di Vigonovo per denunciare l…
VIGONOVO (Venezia) - Il vicino di casa chiamò il 112 per segnalare di aver visto una lite in strada e una Fiat Grande Punto nera che si allontanava a gran velocità, senza però riuscire a prendere il numero di targa della macchina. Ma i carabinieri non mandarono sul posto nessuna pattuglia: da un lato perché mancavano i dettagli dell’auto che si era ormai allontanata, dall’altro perché i militari erano impegnati, nello stesso momento, in due distinti interventi. L’audio di questa telefonata è agli atti dell’inchiesta della Procura di Venezia sul femminicidio della studentessa Giulia Cecchettin, secondo le accuse uccisa dal suo ex Filippo Turetta, arrestato in Germania dopo una fuga di mille chilometri. Domani, sabato 25 novembre, sarà consegnato all’Italia.
Cosa vide il super testimone
Il contenuto della telefonata fa parte delle carte dei magistrati da domenica 12 novembre. Cioè da quando Gino Cecchettin, il papà di Giulia, va nella caserma dei carabinieri di Vigonovo per denunciare la scomparsa della figlia. La sera prima, alle 23,18, a centocinquanta passi da casa sua, la studentessa viene aggredita nel parcheggio di un asilo dal suo ex fidanzato. Un vicino di casa vede la scena. L’ordinanza del gip che dispone il carcere per Turetta spiega cosa ha visto e sentito il testimone: le urla di una voce femminile che chiede aiuto e grida “mi fai male”, un individuo che colpisce a calci con violenza una sagoma a terra, una Grande Punto nera che scappa via.
La “gazzella” non arriva
Al telefono col 112, il vicino racconta in particolare la parte finale, cioè l’allontanamento dell’auto. Non è in grado di fornire il numero di targa. In via Aldo Moro, in quel parcheggio, non arriva alcuna “gazzella” dei carabinieri. Seguendo passo dopo passo la scansione temporale di quella notte che porta al femminicidio di Giulia, è oggettivamente difficile poter stabilire se l’invio della pattuglia avrebbe cambiato il destino della ragazza. Alle 23.40, cioè 22 minuti dopo la chiamata al 112, la Punto è già nella zona industriale di Fossò, dove Turetta spinge Cecchettin facendole sbattere con violenza la testa a terra. Lei non si rialza più. Lui la carica in macchina. Dieci minuti dopo è già in fuga.
"Verifiche sulla correttezza delle procedure”
Senza un “dato oggettivo” come il numero di targa, spiega una fonte investigativa a Repubblica, quella sera non parte quindi alcun intervento dei carabinieri. Anche perché nel frattempo le pattuglie sono impegnate in altri interventi: una rissa in un bar e una lite dopo un incidente stradale. Ad ogni modo, “saranno avviati a cura dell’Arma tutti gli approfondimenti necessari per verificare la correttezza delle procedure”, trapela in serata. Viene esclusa “categoricamente” l’esistenza di un’altra telefonata al 112 da parte di un vigilantes così come l’apertura in procura di un fascicolo autonomo sulla chiamata del vicino.
L’allarme scatta il giorno dopo
È un fatto, comunque, che l’allarme per la scomparsa di Giulia e Filippo scatta il giorno dopo, domenica 12 novembre. Alle 9 del mattino Turetta è ormai a Cortina e sta per raggiungere l’Austria. Alle 13,30 il papà di Giulia va in caserma, denuncia la scomparsa della figlia, racconta di aver paura per la sua incolumità. La denuncia viene registrata come “allontanamento volontario”, dettaglio che nelle scorse ore ha fatto discutere. Chi segue il caso assicura però che da quel momento le indagini si mettono in moto. Sempre domenica, i carabinieri comunicano alla procura l’esistenza della telefonata del testimone. Nelle ore successive, in particolare lunedì, si scoprono le tracce di sangue. Ma Giulia ormai è morta.
Turetta consegnato all’Italia
E Turetta avrà molto da spiegare – se vorrà farlo già da subito – davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Domani un volo militare partirà alle 10,45 da Francoforte e arriverà a Venezia attorno alle 12,30. L’indagato sarà preso in custodia dai carabinieri e trasferito in carcere, a disposizione del giudice. Al momento è accusato di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona, ma le accuse potrebbero aggravarsi se venisse dimostrata la premeditazione. Dalle carte emerge un dettaglio, preso per ora con le pinze dagli investigatori: la presenza della sua auto a poca distanza della zona industriale di Fossò poco tempo prima che i due ragazzi si incontrassero, quasi come un sopralluogo.