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Delitto di Giulia Cecchettin, il dolore della sorella Elena: “Nessuno deve più soffrire così”

(ansa)
Fiaccolata a Torreglia per ricordare la vittima. Ma sia i Cecchettin che i Turetta restano a casa
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VENEZIA — È una lettera per Giulia. Ma parla a tutti. Per quel cambiamento che «insegni il rispetto, l’educazione, l’affettività. Che insegni ad accettare i no» perché nessuno provi mai più «il vuoto che sento io». Un messaggio che Elena, sorella di Giulia Cecchettin, ha voluto ieri affidare a Instagram, nel giorno della grande mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne. Nel giorno in cui anche Torreglia, il paese di Filippo Turetta, è sceso in strada per Giulia.

Il dolore e la rabbia, il silenzio e il rumore che riempiono le piazze e i social. Dove Elena, che in questi giorni ha trovato la forza per trasformare il lutto in battaglia, ieri ha voluto dedicare un messaggio alla sorella. E lanciare un «appello a reagire». «Questa casa, che fino a poco più di un anno fa era troppo piccola, ora sembra così vuota, così grande e spenta. Così il vuoto che mi porto dentro per la tua assenza. Così il vuoto di quando ti cerco per raccontarti di quello che mi succede, dimenticandomi c…

VENEZIA — È una lettera per Giulia. Ma parla a tutti. Per quel cambiamento che «insegni il rispetto, l’educazione, l’affettività. Che insegni ad accettare i no» perché nessuno provi mai più «il vuoto che sento io». Un messaggio che Elena, sorella di Giulia Cecchettin, ha voluto ieri affidare a Instagram, nel giorno della grande mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne. Nel giorno in cui anche Torreglia, il paese di Filippo Turetta, è sceso in strada per Giulia.

Il dolore e la rabbia, il silenzio e il rumore che riempiono le piazze e i social. Dove Elena, che in questi giorni ha trovato la forza per trasformare il lutto in battaglia, ieri ha voluto dedicare un messaggio alla sorella. E lanciare un «appello a reagire». «Questa casa, che fino a poco più di un anno fa era troppo piccola, ora sembra così vuota, così grande e spenta. Così il vuoto che mi porto dentro per la tua assenza. Così il vuoto di quando ti cerco per raccontarti di quello che mi succede, dimenticandomi che non ci sei più. Così grande, così incolmabile il vuoto che la tua assenza lascia dentro di me. Così grande la rabbia come il dolore nel realizzare che la tua assenza, la tua morte», scrive Elena su Instagram, «sono state causate da un individuo con un nome e un cognome. Un individuo che si è sentito autorizzato a portati via da me. Un individuo che non è stato educato al consenso, al rispetto e alla libertà di scelta. Affinché nessuno debba più sentire il vuoto che sento io, il dolore lancinante che nel buio della mia camera sento incessantemente, dobbiamo reagire. Ci deve essere un cambiamento, una rivoluzione culturale, che insegni il rispetto, l’educazione, l’affettività. Che insegni ad accettare i no, che insegni che le donne non sono proprietà di nessuno».

È un messaggio che segue di 24 ore quello che il padre, Gino Cecchettin, aveva rivolto venerdì agli studenti della Facoltà di ingegneria di Padova, partecipando all’inaugurazione di una panchina rossa in memoria della figlia Giulia: «Da questo tragico evento deve nascere qualcosa, dateci una mano a capire cosa si può fare e cosa è mancato a tutti i livelli».

Sono gli stessi interrogativi che hanno attraversato la fiaccolata organizzata ieri sera a Torreglia, sui Colli Euganei, il paese di poco più di seimila abitanti dove è cresciuto Filippo Turetta, l’ex fidanzato di Giulia. Un corteo silenzioso al quale hanno partecipato alcune centinaia di persone, decine di sindaci delle province di Venezia e Padova, parti di «una comunità che si interroga, si fa molte domande» per usare le parole del sindaco Marco Rigato.

Non c’erano il papà e la sorella di Giulia. E non c’erano i genitori di Filippo, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini. Non se la sono sentita di esserci fisicamente, nel giorno in cui loro figlio è tornato in Italia, portato in carcere. Ma hanno comunque fatto sapere, parlando con il sindaco Rigato, di essere lì con il pensiero, di essere tra quelle candele come erano stati, di persona, alla fiaccolata di Vigonovo, cercando di stare in disparte.

Ieri, a Torreglia, c’erano il dolore per Giulia e la sua famiglia; la pietà per i genitori di Filippo, che tutti conoscono. «Siamo in tanti», ha detto il sindaco di Vigonovo Luca Martello, «ma se tutto si ferma qui non serve a nulla: dobbiamo tornare a casa consapevoli che dobbiamo cambiare, serve un impegno nuovo».

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