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L’assemblea di Non una di meno, il day after delle donne: “Dopo quella piazza non potete più ignorarci”

L'assemblea di Non Una di Meno all'interno di Lucha y Siesta

 

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La sfida alla politica dopo il successo del corteo: “Chi ci ignora dovrà rendere conto a quella piazza piena”
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Roma — E adesso cosa succede? Cosa germoglierà dall’immensa piazza contro la violenza di genere, dall’indignazione e dal dolore di mezzo milione di persone che il 25 novembre hanno detto basta, basta donne uccise “in quanto donne” da mariti, amanti, fidanzati, fratelli, padri? Il giorno dopo è sempre il più difficile, lo sanno bene le attiviste di “Non una di meno” che ieri, come fanno ogni anno il 26 novembre dopo la manifestazione, si sono riunite a centinaia nel cortile di “Lucha y Siesta”, il centro antiviolenza romano che la giunta meloniana di Francesco Rocca vuole sfrattare. Come se fosse possibile, mentre ogni giorno viene uccisa una donna, eliminare anche un solo presidio e rifugio dove alle vittime di maltrattamenti e abusi viene salvata la vita.

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

“Non una di meno” è un movimento e tale vuole restare. Eppure per rendere concreta la forza della piazza, perché l’emozione si trasformi in azione, qualcosa deve cambiare. «Noi…

Roma — E adesso cosa succede? Cosa germoglierà dall’immensa piazza contro la violenza di genere, dall’indignazione e dal dolore di mezzo milione di persone che il 25 novembre hanno detto basta, basta donne uccise “in quanto donne” da mariti, amanti, fidanzati, fratelli, padri? Il giorno dopo è sempre il più difficile, lo sanno bene le attiviste di “Non una di meno” che ieri, come fanno ogni anno il 26 novembre dopo la manifestazione, si sono riunite a centinaia nel cortile di “Lucha y Siesta”, il centro antiviolenza romano che la giunta meloniana di Francesco Rocca vuole sfrattare. Come se fosse possibile, mentre ogni giorno viene uccisa una donna, eliminare anche un solo presidio e rifugio dove alle vittime di maltrattamenti e abusi viene salvata la vita.

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

“Non una di meno” è un movimento e tale vuole restare. Eppure per rendere concreta la forza della piazza, perché l’emozione si trasformi in azione, qualcosa deve cambiare. «Noi pensiamo che proprio il dato della partecipazione sia il fatto politico che pone la violenza di genere come tema (politico) centrale, al di là della mera testimonianza e delle dichiarazioni di principio».

In sostanza: l’immenso corteo di Roma, fatto di donne, uomini, bambini e bambine, di certo anche sull’onda dell’assassinio di Giulia Cecchettin, è stato di per sé un atto politico, che dovrebbe portare la lotta alla violenza di genere ai primi posti delle agende parlamentari e della società civile. Già. Ma appassito il dolore per Giulia, questo accadrà? Maria Brighi, di “Non una di meno”, sottolinea che dietro il successo di questo 25 novembre «ci sono anni e anni di lavoro, noi siamo una realtà capillare in tutta Italia, siamo nelle scuole, negli ospedali, nei consultori, nelle università».

OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Adesso però è l’ora di chiedere, di pretendere, di ottenere. «Stiamo lavorando al nostro piano antiviolenza, siamo con i centri che difendono il sapere femminista nella gestione delle donne vittime di abusi contro l’ingresso dei movimenti Pro Vita, abbiamo fatto riaprire consultori e tornare in quei luoghi le assemblee delle donne». E poi: «Le nostre “cattive maestre” si battono ogni giorno perché nelle scuole si faccia una vera educazione all’affettività e non il ridicolo programma di Valditara».

Soprattutto, questo il messaggio dell’assemblea di ieri, forti del “dato politico” della piazza, chiedono ai sindacati di appoggiare lo sciopero generale dell’8 marzo. «Violenza è tutto — dice Maria Brighi — a cominciare dalla violenza economica di cui le donne sono vittime». «Siamo di fronte a una mobilitazione eccezionale ed è un patrimonio da non disperdere», concorda Elisa Ercoli, presidente dell’associazione “Differenza donna”. «Dopo la piazza del 25 novembre cambia la contrattazione, chiunque dirà di no a ciò che chiediamo per difendere le donne, dovrà rendere conto a quelle migliaia e migliaia di persone». C’è un prima e un dopo questo 25 novembre 2023. «La morte di Giulia ci ha dato una scossa, oggi tutti pensano: “Mi riguarda”. Si è rotto un tabù. E questo vale anche per la politica, per chi decide. Da sempre il femminismo ha poi trovato nelle istituzioni chi ha portato avanti le nostre istanze, in un dialogo tra dentro e fuori. Abbiamo bisogno di case rifugio, di pool specializzati nei tribunali, tra le forze dell’ordine. Il grido della piazza è chiaro: la politica non può più voltare la testa dall’altra parte».

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