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Educazione civica a scuola, i 14enni portano l’Italia davanti a Francia e Spagna. Otto su 10 credono nella democrazia, ma bocciano i politici e non si fidano del governo

La fotografia scattata dall’indagine “International civic and citizenship education study” su 22 Paesi alla quale ha partecipato l’Italia con Invalsi. Nelle competenze civiche e di cittadinanza i ragazzi di terza media hanno un punteggio superiore alla media internazionale
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Credono nella democrazia a 14 anni, anche se ben un quinto di loro pensa che non sia più la migliore forma di governo. Sono sensibili su pari opportunità, migranti e, soprattutto, tutela dell’ambiente più dei coetanei di altri Paesi europei tra cui la Svezia di Greta Thunberg. Ma la politica, meglio, i politici li tengono a distanza, sono sfiduciati rispetto al sistema e a chi lo rappresenta. A scuola, però, se la cavano bene in educazione civica, introdotta come materia obbligatoria a settembre 2020 con voto in pagella: gli studenti italiani in quanto a conoscenza civica ottengono un punteggio superiore alla media internazionale (523 contro 508) davanti a Francia e Spagna, dietro a Norvegia, Croazia, Estonia, Polonia e Svezia.

Le conoscenze ma anche le opinioni

È la fotografia scattata dall’indagine “International civic and citizenship education study”, a cui ha partecipato l’Italia con Invalsi. Il rapporto 2022 analizza in 22 Paesi le competenze civiche e di cittadinanza dei ragazz…

Credono nella democrazia a 14 anni, anche se ben un quinto di loro pensa che non sia più la migliore forma di governo. Sono sensibili su pari opportunità, migranti e, soprattutto, tutela dell’ambiente più dei coetanei di altri Paesi europei tra cui la Svezia di Greta Thunberg. Ma la politica, meglio, i politici li tengono a distanza, sono sfiduciati rispetto al sistema e a chi lo rappresenta. A scuola, però, se la cavano bene in educazione civica, introdotta come materia obbligatoria a settembre 2020 con voto in pagella: gli studenti italiani in quanto a conoscenza civica ottengono un punteggio superiore alla media internazionale (523 contro 508) davanti a Francia e Spagna, dietro a Norvegia, Croazia, Estonia, Polonia e Svezia.

Le conoscenze ma anche le opinioni

È la fotografia scattata dall’indagine “International civic and citizenship education study”, a cui ha partecipato l’Italia con Invalsi. Il rapporto 2022 analizza in 22 Paesi le competenze civiche e di cittadinanza dei ragazzi di terza media, ovvero all’ottavo anno di istruzione. In Italia la ricerca ha coinvolto 226 presidi, 2.100 insegnanti 4.300 studenti.
Lo studio internazionale, che segue l’ultimo uscito nel 2016, non solo analizza le conoscenze acquisite su istituzioni, sistemi economici e società civile, individuando quattro livelli (da A, il più elevato, a D), ma restituisce anche le opinioni dei giovani sul sistema politico in virtù di “una recessione democratica” preoccupante su scala globale. Rispetto alla precedente indagine, l’Italia mantiene nel 2022 un punteggio superiore alla media internazionale, risultato confortante - almeno non siamo peggiorati – ma che interroga sull’efficacia dell’introduzione dell’educazione civica come materia, con 30 ore curriculari. Avrebbe dovuto portare a un miglioramento delle competenze civiche che, stando a questa indagine, invece non si è visto.

Il 60% riconosce il ruolo delle leggi

Le conoscenze, dunque. In media a livello internazionale, circa il 60% degli studenti ha ottenuto punteggi che li collocano almeno al livello B della scala di conoscenza civica: dimostrano di avere familiarità con il concetto di democrazia rappresentativa, riconoscono il ruolo delle leggi e dei cittadini come elettori, comprendono l’influenza che la cittadinanza attiva può avere nel mondo. In Italia questa percentuale sale al 70%. Chi invece non raggiunge il livello minimo – non riconosce per esempio il valore di essere un elettore informato o che lo sviluppo sostenibile è rilevante per il mondo né riesce a definire il ruolo principale di una Costituzione - è del 3% in media a livello internazionale. Solo l’1% degli studenti italiani non raggiunge il livello D.

Il divario Nord-Sud

Come ormai Ocse-Pisa certifica sulla matematica e l’italiano, anche in questo caso il divario Nord-Sud si fa sentire. I risultati per macroarea geografica non evidenziano grandi variazioni nel livello B: si va, infatti, da un minimo del 33% del Centro a un massimo del 38% del Sud Isole. Al contrario, tra gli studenti con il massimo grado di conoscenza civica le variazioni sono più consistenti e vanno dal 21% del Sud Isole al 43% del Nord Est. Le percentuali di studenti che si collocano al livello più basso variano dal 4% del Nord Est al 9% del Sud Isole, mentre quelle degli studenti che non raggiungono questo livello sono tutte intorno all’1% tranne che nel Centro dove salgono quasi al 2%. Dimostrano una conoscenza civica superiore le ragazze (27 punti in più dei maschi) e gli studenti con status socioeconomico e background culturale di provenienza più elevato.

L’impegno civico dei 14enni

In Italia la percentuale di studenti interessati alle questioni politiche e sociali è superiore a quella media internazionale (39% contro il 30%). In media, a livello internazionale, la fonte più comune di informazione riguardo alle questioni politiche e sociali tra gli studenti della secondaria di primo grado resta la televisione. Seguono l’uso di Internet (29%) e la lettura di giornali, compresi quelli online (21%). Nel periodo tra il 2016 e il 2022, si è osservata una forte diminuzione nell’uso della televisione come fonte di informazione, che è scesa dal 66 al 49% in media nei Paesi che hanno partecipato ad entrambi le rilevazioni. Così in Italia (-6 punti percentuali rispetto al 2016), mentre l’uso di Internet per informarsi su temi politici e sociali è aumentato tra i giovani italiani di 8 punti percentuali.

La politica? Si discute coi genitori

A livello internazionale, un terzo degli studenti partecipanti ha dichiarato di discutere di frequente, almeno settimanalmente, con i propri genitori su questioni politiche e sociali. In Italia la percentuale sale al 47%. Gli studenti italiani dichiarano di essere più propensi a partecipare alle elezioni in futuro rispetto alla media internazionale, seppure con un calo nel punteggio rispetto ai cicli precedenti. Con gli amici si parla meno che con i genitori, ma comunque in misura maggiore rispetto al 2016. Sui social, invece, i giovani si limitano a mettere like. Meno frequentemente condividono, commentano o postano i propri contenuti su questioni politiche o sociali.



I 14enni e la democrazia

In media, a livello internazionale, il 74% degli studenti si sono detti d’accordo sul fatto che la democrazia “è ancora la migliore forma di governo per il proprio Paese”. Tale percentuale risulta più alta in Italia (83%).
Agli studenti è stato chiesto di indicare quanto si fidassero di alcuni gruppi e istituzioni, quali, ad esempio, il governo nazionale, il parlamento, i media tradizionali, i tribunali. In Italia, rispetto al precedente ciclo, si evidenzia un calo nella fiducia di oltre 10 punti percentuali rispetto ai media tradizionali (-15%) e al parlamento (-13%). E la scala dei ragazzi italiani è cosi, in ordine decrescente: tribunali 64% (66% internazionale), media (61%),governo (53%), Parlamento (52%).

Il sistema politico? Funziona solo per il 44%

Poco più della metà degli studenti (55%) è d’accordo sul fatto che “il sistema politico del proprio Paese funziona bene”, tale percentuale scende al 44% in Italia. Il 55% degli studenti si è detto d’accordo sul fatto che “i membri del Parlamento generalmente rappresentano bene gli interessi dei cittadini nel loro Paese” (52% Italia), il 44% si sono detti d’accordo sul fatto che “i parlamentari rappresentano bene gli interessi dei giovani” (36% Italia) e il 45% che “trattano in modo equo tutte le persone nella società” (43% Italia). Insomma la sfiducia nei propri rappresentanti politici è evidente.

La pensano così i ragazzi di terza media: i rappresentanti politici non si preoccupano abbastanza dei desideri della gente” (62% degli studenti a livello internazionale e 70% Italia) e di solito dimenticano le esigenze dei cittadini che hanno votato per loro” (71% media internazionale e 77% Italia). Ancora: i leader politici hanno troppo potere rispetto alle altre persone (70% a livello internazionale e 71% Italia).

La partecipazione: “Sull’ambiente pronti alle proteste”

A scuola, sia a livello internazionale che nazionale, gli studenti tendono di più a votare i propri rappresentanti di classe piuttosto che a candidarsi per farsi eleggere. Il volontariato è più diffuso che a livello internazionale che nazionale (media Iccs 37% contro 28%) , mentre in Italia prevale la partecipazione a gruppi/organizzazioni di ispirazione religiosa (Iccs: 33%, Italia 43%).

I giovani però chiedono più partecipazione: in Italia, le aspettative degli studenti di partecipare a future attività civiche a scuola sono più elevate della media Iccs, soprattutto per le ragazze e per chi è interessato alle questioni politiche o sociali. I 14enni italiani vorrebbero eleggere i rappresentanti di classe e di istituto, aderire a gruppi di studenti impegnati in campagne di sensibilizzazione; candidarsi come rappresentante di classe e di istituto; partecipare a discussioni in assemblee o raduni studentesche. Gli adolescenti italiani sono anche pronti ad impegnarsi in prima persona per l'ambiente, rifiutando l'acquisto di prodotti dannosi per l'ambiente; partecipando alle proteste; incoraggiando altre persone a impegnarsi.

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