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Il Papa con l’anima verde ma i medici gli vietano il vertice sul clima

Fino all’ultimo Francesco ha sperato di volare a Dubai: lo hanno fermato. Stasera su Sky il documentario di Gedi sul pontefice e i rischi per la Terra
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Il Papa green avrebbe voluto giocare l’ultima carta. Ma i medici l’hanno ripetutamente sconsigliato. E alla fine convinto: Francesco, «pur essendo migliorato il quadro clinico generale», non andrà a Cop28 per motivi di salute. Una delusione per i tanti che confidavano nel carisma del Pontefice, perché indirizzasse la Conferenza sul clima di Dubai verso decisioni di reale contrasto al riscaldamento globale. Ma anche per lo stesso Papa. Dopo una storica enciclica, la Laudato sì del 2015, dopo decine di interventi a difesa della Terra e del clima, raccontati anche dal documentario Earth4all e il mondo di Francesco (in onda su Sky oggi alle 21 e dalle 9 di domani online su repubblica.it e su Green&Blue, il content hub ambientale del Gruppo Gedi), infine, dopo l’esortazione apostolica Laudate Deum dello scorso ottobre, Francesco ha sperato fino all’ultimo di poter volare a Dubai: sarebbe stato il primo Pontefice a partecipare a una Cop.

Il Papa green avrebbe voluto giocare l’ultima carta. Ma i medici l’hanno ripetutamente sconsigliato. E alla fine convinto: Francesco, «pur essendo migliorato il quadro clinico generale», non andrà a Cop28 per motivi di salute. Una delusione per i tanti che confidavano nel carisma del Pontefice, perché indirizzasse la Conferenza sul clima di Dubai verso decisioni di reale contrasto al riscaldamento globale. Ma anche per lo stesso Papa. Dopo una storica enciclica, la Laudato sì del 2015, dopo decine di interventi a difesa della Terra e del clima, raccontati anche dal documentario Earth4all e il mondo di Francesco (in onda su Sky oggi alle 21 e dalle 9 di domani online su repubblica.it e su Green&Blue, il content hub ambientale del Gruppo Gedi), infine, dopo l’esortazione apostolica Laudate Deum dello scorso ottobre, Francesco ha sperato fino all’ultimo di poter volare a Dubai: sarebbe stato il primo Pontefice a partecipare a una Cop.

L’obiettivo di Francesco era chiaro: dare ancora una volta l’allarme per il riscaldamento globale causato dalle attività umane, che sta “sgretolando il mondo”, sempre più vicino a un “punto di rottura”, come si legge nella Laudate Deum. Ma se quel documento era diretto alla Chiesa, ai suoi vescovi, ai suoi sacerdoti, ai suoi fedeli, la presenza fisica a Cop28 e il discorso che Francesco avrebbe pronunciato erano un messaggio per le opinioni pubbliche mondiali, senza distinzione di credo. E soprattutto per i capi di Stato e di governo. In platea altre due poltrone vuote, quelle del presidente americano Biden e del leader cinese Xi Jinping. Ai leader mondiali il Papa, come era emerso nell’Angelus di domenica scorsa, avrebbe chiesto la massima attenzione e impegno per affrontare la crisi climatica che «mette a rischio la vita sulla Terra, specialmente le future generazioni».

«Su queste tematiche Francesco ha impresso una svolta decisiva, non solo all’interno della Chiesa», commenta Carlin Petrini, fondatore di Slow Food e protagonista di uno scambio epistolare con il Papa sull’ecologia integrale. «Pochi mesi dopo la pubblicazione della Laudato sì vennero siglati Accordi di Parigi sul clima, che innescarono molte speranze perché impegnavano le nazioni a non superare la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento. Ma da allora non ci sono stati veri progressi. Per questo il Pontefice continua a tornare sull’argomento: la recente Laudate Deum è un grido di allarme. Vuole dire: rendiamoci conto che così salta tutto. Ora aveva deciso di portare alle estreme conseguenze la sua denuncia, andando fisicamente a Cop28».

Al contrario dei conflitti armati, come quelli in Ucraina o a Gaza, il messaggio papale sul clima non ha un destinatario preciso. Non esiste una governance internazionale che decida le strategie contro il riscaldamento globale: fatta eccezione per la Ue, ogni Paese ha le sue politiche. Mentre l’effetto serra non conosce confini e riguarda tutti, indipendentemente dalle coordinate geografiche o dalla fede religiosa.

Nonostante la rinuncia dell’ultima ora, almeno un risultato, l’annunciata missione di Francesco negli Emirati, l’ha già ottenuto: un confronto interreligioso sui cambiamenti climatici. Andrà in scena a Cop28 il 4 dicembre e avrà per protagonisti Saeed AL Neyadi, direttore del Consiglio islamico degli Emirati Arabi Uniti, David Shlomo Rosen, Rabbino capo della Abrahamic Family House di Abu Dhabi e Paolo Martinelli, Vicario apostolico per l’Arabia meridionale.

A Dubai, nella cerimonia inaugurale orfana di Papa Francesco, ci sarà un altro sovrano “inascoltato”. Carlo III, convinto ambientalista, rappresenterà alla Cop28 una nazione che con il premier Sunak ha rinnegato molte delle scelte green fatte nel recente passato. C’è chi obietta che per un re e un papa, senza responsabilità dirette di governo, è più facile essere idealisti. Chi governa davvero deve essere pragmatico. «Ma l’approccio di chi teme bagni di sangue economici, dovuti alla rivoluzione verde va ribaltato», dice Petrini. «Il bagno di sangue lo rischia chi rimane fermo, lasciandosi travolgere dal cambiamento. Dobbiamo invece praticare un cambio di paradigma che crei economie virtuose. Come ci invita a fare il Papa».

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