Il Nobel Parisi: “Giulia uccisa come Ipazia. Tutte e due vittime del patriarcato”
di Elena DusiUccisa perché scienziata, e perché donna. «La storia di Ipazia colpisce l’immaginazione collettiva. Il suo assassinio brutale è l’esempio di una mentalità patriarcale antica che sopravvive ancora oggi. Lo vediamo purtroppo dai tanti femminicidi».
Il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi è affezionato alla collega vissuta ad Alessandria d’Egitto tra IV e V secolo dopo Cristo. A Ipazia, che insegnava matematica e fu fatta a pezzi da una folla di cristiani, l’Accademia dei Lincei dedica fino a oggi un convegno a Roma. Parisi, che dei Lincei è vicepresidente, è felice di questa scelta.
Cosa pensa di Ipazia?
«È uno dei miei personaggi preferiti per vari motivi. Perché era una donna che non stava al suo posto: aveva una vita pubblica, insegnava e non temeva di prendere posizione. Poi perché la sua morte dimostra che anche la scienza può essere uccisa: non dobbiamo mai dare per scontato che il suo sviluppo sia inarrestabile. Infine perché ci racconta come i cristiani, una volta preso il po…
Uccisa perché scienziata, e perché donna. «La storia di Ipazia colpisce l’immaginazione collettiva. Il suo assassinio brutale è l’esempio di una mentalità patriarcale antica che sopravvive ancora oggi. Lo vediamo purtroppo dai tanti femminicidi».
Il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi è affezionato alla collega vissuta ad Alessandria d’Egitto tra IV e V secolo dopo Cristo. A Ipazia, che insegnava matematica e fu fatta a pezzi da una folla di cristiani, l’Accademia dei Lincei dedica fino a oggi un convegno a Roma. Parisi, che dei Lincei è vicepresidente, è felice di questa scelta.
Cosa pensa di Ipazia?
«È uno dei miei personaggi preferiti per vari motivi. Perché era una donna che non stava al suo posto: aveva una vita pubblica, insegnava e non temeva di prendere posizione. Poi perché la sua morte dimostra che anche la scienza può essere uccisa: non dobbiamo mai dare per scontato che il suo sviluppo sia inarrestabile. Infine perché ci racconta come i cristiani, una volta preso il potere, da perseguitati si siano velocemente trasformati in persecutori».
È andato al corteo di sabato contro la violenza sulle donne?
«Ci è andata mia figlia col suo bambino, che è rimasto molto colpito. Alla fine ha domandato: “Ma senza donne non ci sarebbero mamme. E senza mamme come farebbero a nascere i bambini?”».
Se Ipazia fosse stata un uomo, sarebbe stato ucciso?
«Un matematico non avrebbe mai fatto quella fine. Il modo in cui lei si esponeva era scandaloso. All’epoca non era concepibile che le donne insegnassero agli uomini».
Lei ha insegnato per una vita alla La Sapienza di Roma. Neanche oggi quell’ambiente brilla per lo spazio lasciato alle donne.
«Però le cose stanno cambiando. Le posizioni di vertice di oggi riflettono uno squilibrio che viene dal passato. Quando Rita Levi Montalcini andava ai convegni, negli anni ’50, si sentiva domandare di chi fosse la moglie. E rispondeva: sono la moglie di me stessa. Oggi guardando ai giovani, cioè ai docenti di domani, troviamo molte più scienziate rispetto a ieri. Il mio campo, la fisica teorica, è rimasto a lungo senza rappresentanza femminile. Poi, dagli anni ’90, le prime ragazze mi hanno chiesto la tesi. La situazione sta migliorando, e lo vedremo sempre più nei prossimi anni. Anche se un problema resta».
Il linciaggio di Ipazia
Quale?
«La carriera delle scienziate procede bene fino ai trent’anni circa. A quel punto si notano molti abbandoni. È il momento in cui bisogna stabilizzarsi, si torna dall’estero, si sceglie una sede definitiva. Lì, evidentemente, la carriera delle donne viene sacrificata a quella dei mariti o dei compagni. La mancanza di servizi pubblici come gli asili nido non aiuta. E la politica non dà il buon esempio. Mi hanno spiegato che le donne sono inserite nelle liste elettorali, ma in più collegi insieme. E una volta elette, lasciano il posto agli uomini. Oggi ci stupiamo di avere un primo ministro donna proprio perché è un’eccezione».
Ai Lincei ha detto che la morte di Ipazia è in parte anche la morte della scienza, in un’epoca alle porte dei secoli bui. Anche qui c’è un parallelo con l’oggi?
«Con Ipazia siamo nella fase di passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Il sapere antico e le biblioteche stanno per scomparire. Già i romani avevano ereditato le tecnologie dei greci senza più capire il pensiero che le aveva create. Ci sono, sì, similitudini con l’oggi. Anche noi a volte ci affidiamo alla tecnologia dimenticandoci della scienza che l’ha generata. Di questo passo, trascurando ad esempio l’insegnamento delle scienze a scuola, finiremmo su un sentiero pericoloso. L’esempio più eclatante è l’America di Trump che non sopporta gli scienziati, li considera un’élite pericolosa. Senza il sostegno della scienza, il progresso tecnologico può forse proseguire per un po’. Ma poi è destinato inesorabilmente a fermarsi».