L’omicidio di Giulia Cecchettin: “Devi stare con me, non con le amiche”. Lo stalking di Filippo, il dossier ai pm
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoElena e Gino Cecchettin
(ansa)VERONA – La rimproverava: «Passi più tempo a casa con i tuoi che con me». Anche dopo la fine del rapporto continuava ad assillarla: «Devi stare con me, non con le tue amiche». Chat, audio, dichiarazioni: il pool di legali che segue la famiglia di Giulia Cecchettin sta formando un dossier con le testimonianze di chi le era vicino per dimostrare che era «esasperata» da Filippo Turetta e vittima di «stalking psicologico». L’intenzione è quella di consegnare una memoria ai pm che indagano sul femminicidio per dimostrare quanto il 22enne fosse «possessivo» e «geloso», tanto da indurre la studentessa ad avere ansia e paura che potesse succederle qualcosa.
"Preoccupazione incessante”
«Aveva una preoccupazione incessante, non riusciva a voltare pagina. Stiamo raccogliendo più materiale possibile: testimonianze di parenti e amici, sfoghi, singoli episodi», dice Edoardo Genovese, criminologo di Penelope, l’associazione che segue la famiglia di Giulia con gli avvocati Nicodemo Gentile e Stefano …
VERONA – La rimproverava: «Passi più tempo a casa con i tuoi che con me». Anche dopo la fine del rapporto continuava ad assillarla: «Devi stare con me, non con le tue amiche». Chat, audio, dichiarazioni: il pool di legali che segue la famiglia di Giulia Cecchettin sta formando un dossier con le testimonianze di chi le era vicino per dimostrare che era «esasperata» da Filippo Turetta e vittima di «stalking psicologico». L’intenzione è quella di consegnare una memoria ai pm che indagano sul femminicidio per dimostrare quanto il 22enne fosse «possessivo» e «geloso», tanto da indurre la studentessa ad avere ansia e paura che potesse succederle qualcosa.
"Preoccupazione incessante”
«Aveva una preoccupazione incessante, non riusciva a voltare pagina. Stiamo raccogliendo più materiale possibile: testimonianze di parenti e amici, sfoghi, singoli episodi», dice Edoardo Genovese, criminologo di Penelope, l’associazione che segue la famiglia di Giulia con gli avvocati Nicodemo Gentile e Stefano Tigani. «Stiamo svolgendo indagini difensive e consegneremo il materiale alla procura. Non ci fermeremo». Il criminologo parla di «sindrome delle molestie assillanti» e sul ritrovamento del cellulare della ragazza nella Grande Punto di Turetta — notizia che trova conferme in ambienti investigativi — aggiunge: «Anche dal telefono ci aspettiamo risposte perché può dire tantissimo, è una scatola nera». I legali della famiglia cercheranno di capire anche se ci sono stati appostamenti o pedinamenti.
I messaggi di Giulia Cecchettin agli amici
Già i messaggi vocali di Giulia Cecchettin agli amici, 39 giorni prima della morte, evidenziavano la sua preoccupazione: la studentessa lamentava un «ricatto» psicologico da parte di Filippo, che spesso alludeva al suicidio dopo la loro rottura. Voleva «sparire dalla sua vita». Diceva: «Potrei cominciare a non rispondergli ma ho paura che darebbe di matto». Elena, sua sorella, nei giorni scorsi ha confermato, attraverso il racconto delle amiche, che già di recente Giulia aveva «avuto paura» per un episodio di gelosia durante il quale Turetta si era mostrato aggressivo, un fatto che era stato poi minimizzato da lei stessa. E sono già emersi svariati racconti di come lo studente fosse eccessivamente «possessivo», geloso, assillante nelle chiamate anche quando l’allora fidanzata andava a un semplice concerto con la sorella e non rispondeva al cellulare.
Il movente dello stalking
L’intenzione dei legali della famiglia Cecchettin è ottenere un aggravamento delle accuse a carico del 22enne puntando anche sullo stalking. Se dal punto di vista giudiziario questa strada non sembra immediata, gli elementi raccolti potrebbero comunque costituire un movente. Oggi il capo d’imputazione parla di omicidio volontario aggravato dalla relazione cessata e sequestro di persona. Ma potrà cambiare. La procura di Pordenone — coinvolta nell’inchiesta perché nel suo territorio è stato trovato il corpo della ragazza — trasmetterà ai pm veneziani gli atti del fascicolo già aperto per occultamento di cadavere, visto che Giulia Cecchettin è stata nascosta e coperta in una zona impervia dopo essere stata aggredita due volte prima nel parcheggio vicino casa, a Vigonovo, e poi a Fossò, dov’è stata buttata a terra. Come emerso dalle carte, Filippo Turetta le avrebbe impedito di urlare usando del nastro adesivo. Sono poi in corso le indagini per valutare l’aggravante della premeditazione mentre l’autopsia di domani potrebbe far emergere nuovi e più gravi elementi, qualora si arrivasse a contestare l’aggravante della crudeltà. Sempre la famiglia ha parlato anche di motivi abietti. Spetterà intanto al papà di Giulia Cecchettin, Gino, indicare una data per i funerali di sua figlia, che si terranno la prossima settimana nella Basilica di Santa Giustina a Padova.
La richiesta di perizia psichiatrica
A Verona, l’avvocato Giovanni Caruso — affiancato dalla collega Monica Cornaviera — ha incontrato per la quarta volta in cinque giorni Turetta, dopo le dichiarazioni spontanee di martedì attraverso le quali il 22enne ha confessato il femminicidio e si è detto «affranto, ha aggiunto che sta cercando di "ricostruire” quello che è “scattato” in lui la sera dell’11 novembre. Parole ben calibrate, appuntante su un foglietto stretto fra le mani, che inevitabilmente fanno pensare a una richiesta di perizia psichiatrica da parte dei suoi difensori. Improbabile che in questa fase un’istanza del genere possa arrivare sul tavolo della giudice Benedetta Vitolo (e che possa essere accolta), anche perché agli atti non risultano diagnosi pregresse di problemi mentali, né evidenze specifiche dalle prime valutazioni in carcere. Gli avvocati potrebbero invece concentrarsi su una propria consulenza di parte, per poi usare questa carta nel corso del procedimento.