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Filippo Turetta, domani l'interrogatorio del pm. Il padre: “Non so cosa gli sia preso, forse gli è saltato un embolo”. Ecco perché è slittato l'incontro con i genitori

La madre e il padre di Filippo Turetta

 
Dalla preparazione psicologica alla strategia difensiva, il groviglio di motivi per cui è stato rimandato il colloquio in carcere. Nicola Turetta: “Non è un mostro: ha ucciso il suo angelo praticamente, cioè quella che lui le preparava i biscotti, quella che lui amava”
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VERONA – Un groviglio di motivi ha fatto sì che saltasse il primo incontro in carcere tra Filippo Turetta, accusato del femminicidio di Giulia Cecchettin, e i suoi genitori, che ha chiesto di vedere sin dal primo momento in cui è entrato nell’istituto penitenziario di Montorio, a Verona. Ed è probabile che ci vorranno ancora dei giorni prima che questo colloquio avvenga.

I motivi spaziano dall’alto impatto emotivo di questa fase, che richiede un supporto psicologico per il detenuto e verosimilmente anche per i parenti, a ragioni che potrebbero anche essere di strategia difensiva in vista dell’interrogatorio che il 22enne dovrà tenere davanti al pm titolare dell’inchiesta, da quanto si apprende da fonti qualificate previsto già per domani, venerdì 1 dicembre.

Turetta ‘detenuto fragile’

Da sabato 25 novembre Turetta si trova nel reparto di infermeria del carcere di Verona, con un compagno di cella ma isolato dagli altri detenuti. Tecnicamente è in regime di “grande sorveglianza” perché …

VERONA – Un groviglio di motivi ha fatto sì che saltasse il primo incontro in carcere tra Filippo Turetta, accusato del femminicidio di Giulia Cecchettin, e i suoi genitori, che ha chiesto di vedere sin dal primo momento in cui è entrato nell’istituto penitenziario di Montorio, a Verona. Ed è probabile che ci vorranno ancora dei giorni prima che questo colloquio avvenga.

I motivi spaziano dall’alto impatto emotivo di questa fase, che richiede un supporto psicologico per il detenuto e verosimilmente anche per i parenti, a ragioni che potrebbero anche essere di strategia difensiva in vista dell’interrogatorio che il 22enne dovrà tenere davanti al pm titolare dell’inchiesta, da quanto si apprende da fonti qualificate previsto già per domani, venerdì 1 dicembre.

Turetta ‘detenuto fragile’

Da sabato 25 novembre Turetta si trova nel reparto di infermeria del carcere di Verona, con un compagno di cella ma isolato dagli altri detenuti. Tecnicamente è in regime di “grande sorveglianza” perché può fare male a se stesso o rischiare aggressioni da altri vista la gravità del reato che ha commesso e le reazioni pericolose dovute alle “leggi” dietro le sbarre. È definito un detenuto “fragile”, a rischio. Durante l’interrogatorio di garanzia con la gip ha rilasciato soltanto dichiarazioni spontanee, ammettendo di aver ucciso “la mia ex fidanzata”. Ha detto che sta cercando di “ricostruire” cosa gli è “scattato” la sera dell’11 novembre, quando in due fasi ha aggredito Giulia prima di abbandonarla nella notte fra le rocce. Per il resto, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Giovedì l’interrogatorio del pm

Doman, giovedì, anche il pm Andrea Petroni, titolare dell’inchiesta, andrà a interrogarlo. Sarà un momento cruciale, e non certo facile, visto che dovrà rispondere alle domande e ricostruire passo dopo passo i momenti che hanno portato al femminicidio. È quindi possibile che al 22enne si sia voluto evitare anche lo shock emotivo dell’incontro con i genitori, che non vede dall’11 novembre: quel giorno, con un messaggio poco dopo le 20, scrisse alla madre che avrebbe cenato fuori. Era infatti con Giulia, in un fast food.

Al di là dell’interrogatorio, c’è poi la necessità di “preparare” psicologicamente Turetta all’incontro con Nicola e Elisabetta Martini, il papà e la mamma. Questo momento avverrà in maniera “protetta”, viene spiegato, quindi in un momento diverso dai colloqui normali.

Il punto di vista dei genitori

Infine bisogna considerare il punto di vista dei genitori. Lo psichiatra forense Vittorio Melega spiega: “Fino a un certo punto questi genitori si sono rapportati con un figlio ritenuto normale. Una settimana dopo salta fuori che ha ucciso. Anche per loro è un dramma terribile, vivono la stessa situazione di chi affronta un disastro, si ritrovano in un altro mondo ma devono entrarci per forza. Avranno bisogno di resettare tutta la rappresentazione che hanno di lui, di rimettere a posto tutto. Chi andranno a trovare? Il loro figlio di prima o il cosiddetto ‘mostro’, com’è stato rappresentato dai media? E si chiederanno: come ci comportiamo? Lo abbracciamo come prima? Penso abbiano bisogno di un supporto anche loro perché si trovano davanti a un cambio di immagine, di scena, non è più il figlio che hanno allevato”.

L’autopsia

Secondo Melega, sarebbe necessaria una figura che faccia da “mediazione” durante l’incontro. Lo psichiatra infine precisa: “Quando parlo di ‘mostri’, mi riferisco ai mostri che ognuno di noi si porta dentro e che a volte esplode. Ognuno di noi potenzialmente lo è, è la natura umana”. Domani, 1 dicembre, è prevista l’autopsia su corpo di Giulia. La famiglia Cecchettin ha nominato come proprio consulente il professore triestino Stefano D'Errico, direttore di Medicina legale dell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina. D'Errico, tra le altre cose, si è occupato di recente del caso della morte di Liliana Resinovich. Oggi, poi, la Procura di Venezia conferirà l'incarico al proprio consulente che eseguirà gli esami autoptici: si tratta di Guido Viel del dipartimento di Anatomia Patologica dell'Università di Padova. Anche la difesa di Turetta indicherà un proprio esperto per seguire gli accertamenti autoptici.

Il padre: “Gli è saltato un embolo”

Intanto il padre ha partecipato alla trasmissione Chi l’ha visto? dove ha spiegato come, secondo lui, il figlio non fosse possessivo e geloso come sostengono la famiglia e gli amici di Giulia Cecchettin: “Io i messaggi non li ho visti. So che Giulia andava fuori con lui tranquillamente, fino a quel sabato so che non le ha toccato neanche un capello. Quindi lei era tranquilla quando usciva, lei non aveva questi timori”. Gli deve essere partito un “embolo”, ha poi spiegato: “Ho pensato questo, fino all’ultimo”, che gli fosse partito un embolo. “Perché ho sentito Gino e sua figlia Elena dire che lui non voleva che Giulia” si laureasse “prima di lui. E quindi io penso che lui volesse sequestrarla, rapirla, per non darle la soddisfazione.E dopo lasciarla. Purtroppo le cose sono sempre peggiorate. Forse voleva farle paura, nel senso di costringerla: ‘Sali in macchina con me, vieni via’. Quindi aveva un coltello magari che lei potesse… ma queste sono tutte cose… che invece poi la cosa è precipitata e lui gli è saltato un embolo. Penso che lei l’abbia uccisa lì. Non so io adesso, nel senso che questa tragedia sia finita in questo frangente. L’unica spiegazione potrebbe… perché non è una cosa razionale, cioè una persona che ami, che le fai i biscotti, prepari tutto, che la porti a casa… Un bene così non può sfociare in una tragedia del genere. Ci vorrebbe Freud perché mi dia delle spiegazioni”.

“Non è un mostro: lui l’amava”

"Adesso io non posso fare nomi ma vedere uno psicologo che lo definisce mostro”, ha continuato Nicola Turetta. “Io magari capisco, ma mio figlio che a 18 anni vedersi il fratello definito… cioè, è dura. Ci sono questi aspetti di questa tragedia che vanno visti in una chiave un po’ diversa, cioè non è uno che ha ucciso a mano armata, non so… qualsiasi altro omicidio. Ha ucciso il suo angelo praticamente, cioè quella che lui le preparava i biscotti, quella che lui amava. Non so poi se appunto… rientravano nella sfera dei femminicidi, tutto quello che volete, però io li capisco a 40 anni, 50 anni, ma un ragazzo che comunque è un bambino, ha 21 anni, e io non so, sono fragili loro. Tutte queste cose sì, la famiglia sì, però mio papà e mia mamma non mi venivano dietro così, anche io avevo le mie crisi, ma ‘sti ragazzi mi sembra che appena gli togli qualcosa crollano oppure fanno questi atti così violenti. Qui entriamo nel ramo della psicologia che io non lo so, bisognerebbe capire loro come aiutarli a uscire quando hanno queste cose”.

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