In Italia una donna su tre vittima di violenze ma l’80% non fa denuncia e lo dice solo agli amici
di Antonio NotoUn'immagine del corteo contro la violenza sulle donne del 25 novembre a Roma
(ansa)Il 31% delle donne in Italia ha subito atti violenti, nel 42% dei casi tanto gravi da temere per la propria vita, e quasi l’80% delle vittime non ha denunciato il proprio aggressore. Anche una sola donna vittima di violenza è troppo. Pertanto commentare i risultati dell’indagine, effettuata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sulla violenza all’interno delle relazioni affettive, è molto difficile.
Chi subisce non denuncia e la violenza colpisce donne di tutte le fasce di età. Si cerca conforto in famiglia (37% del totale delle vittime) ma la maggioranza ne parla con la propria cerchia di amici (il 60% di coloro che dichiarano di aver subito violenze). Ma solo il 21% ha denunciato. Non è un dato da prendere con leggerezza, perché dimostra come i casi che assurgono agli onori della cronaca siano solo la punta di un iceberg di proporzioni ben più vaste. Rompere il silenzio è il primo passo per dimostrar…
Il 31% delle donne in Italia ha subito atti violenti, nel 42% dei casi tanto gravi da temere per la propria vita, e quasi l’80% delle vittime non ha denunciato il proprio aggressore. Anche una sola donna vittima di violenza è troppo. Pertanto commentare i risultati dell’indagine, effettuata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sulla violenza all’interno delle relazioni affettive, è molto difficile.
Chi subisce non denuncia e la violenza colpisce donne di tutte le fasce di età. Si cerca conforto in famiglia (37% del totale delle vittime) ma la maggioranza ne parla con la propria cerchia di amici (il 60% di coloro che dichiarano di aver subito violenze). Ma solo il 21% ha denunciato. Non è un dato da prendere con leggerezza, perché dimostra come i casi che assurgono agli onori della cronaca siano solo la punta di un iceberg di proporzioni ben più vaste. Rompere il silenzio è il primo passo per dimostrare che la violenza non è mai accettabile.
È incoraggiante invece un altro risultato che emerge dal sondaggio e che fa sperare che questa volta qualcosa stia per cambiare: il 73% delle intervistate ha dichiarato che denuncerebbe il proprio partner se si macchiasse di atti violenti nei suoi confronti. Probabilmente anche in relazione all’eco degli ultimi casi di femminicidio, nonché alla particolare mobilitazione che si è sviluppata, sembra essere in atto un processo di cambiamento culturale epocale. Certo bisogna anche considerare il rischio che, quando la violenza sulle donne sarà derubricata nella normale cronaca nera, si potrebbe perdere quel livello di sensibilizzazione collettiva che oggi è fortemente avvertita dalla popolazione di tutti i generi.
Un altro dato preoccupante che scaturisce dal sondaggio è che le relazioni tossiche non sono così rare: quasi il 26% delle donne ne ha vissuta una, al contempo il 22% ha ricevuto una reazione violenta dal proprio partner a seguito di un rifiuto ed il 23% ha temuto di lasciare una persona che non amava per paura di essere poi vittima di violenza o di ricatti.
Una donna su quattro, quindi, ha vissuto o vive un rapporto che si caratterizza in qualcosa di morboso, in forme più o meno velate di possesso. Non solo. Le donne dichiarano di subire o di aver subito anche altri comportamenti che riguardano più la sfera della violenza psicologica che fisica: l’umiliazione in pubblico (34%), le imposizioni di vario genere (30%), il controllo costante (28%), l’isolamento affettivo (23%) fino alla privazione dei propri beni economici (19%).
Proprio la violenza economica, tra l’altro, è uno dei temi sui quali sta crescendo una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica. Ma c’è da aggiungere anche un altro dato allarmante: il 22% di donne ha dichiarato di aver subito violenze fisiche ed il 20% di tipo sessuale. Se dalle percentuali si passa ai numeri ci si accorge di più quanto questa sia un’emergenza sociale visto che coinvolge circa 7 milioni di italiane.
Altro elemento che caratterizza il dibattito attuale è se possa essere utile intervenire nel processo di formazione dei giovani con corsi a scuola di educazione sentimentale, sessuale e di affettività. Su questa ipotesi le donne non hanno dubbi, anzi ritengono che debbano essere obbligatori per tutti gli studenti. In particolare l’87% è favorevole all’introduzione dei corsi nelle scuole medie, il 90% nelle superiori. Poco meno, il 68% li avvierebbe già dalle elementari.
Se dalla sfera privata ci si sposta ad analizzare la questione di genere sul lavoro, lo scenario addirittura peggiora. Più del 40% delle intervistate è stata discriminata in ufficio. Forse anche per questo le donne italiane concordano nel ritenere la nostra società ancora patriarcale: la pensa così il 58% e non è da sottovalutare che questa percentuale tra le giovani aumenta fino a raggiungere il picco del 76%.
Il punto di vista femminile sta cambiando e la trasformazione parte proprio dalle ragazze: forse è anche per questo che ha colpito, più ancora degli altri, l’omicidio di Giulia Cecchettin. Ma dopo tanti numeri è bene ricordarne un ultimo, forse il più importante, il numero antiviolenza 1522.