Liliana Resinovich, morta a Trieste nel 2021: il corpo sarà riesumato per una nuova autopsia
di Gianpaolo SartiLiliana Resinovich
TRIESTE – Era uno degli elementi più attesi dell'intera indagine. E ora l'inchiesta "bis" sulla misteriosa morte della sessantatreenne triestina Liliana Resinovich sembra muoversi proprio in questa direzione: la riesumazione del cadavere.
Lo rivela questa mattina il quotidiano di Trieste, Il Piccolo. Della notizia ne ha anche parlato ieri sera nel corso della trasmissione "Quarto Grado" l'ex generale dei Ris Luciano Garofano. La riesumazione è funzionale per procedere a una nuova autopsia sulla salma di Liliana Resinovich.
La donna era scomparsa dalla sua abitazione il 14 dicembre del 2021 e il corpo era stato trovato il successivo 5 gennaio nella boscaglia dell'ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. Resinovich era infilata in due sacchi neri dell'immondizia. La testa era avvolta da due sacchetti di nylon. Sono trascorsi dunque quasi due anni da quel dramma, ancora senza risposte. Una vicenda rimasta sempre sospesa tra l'ipotesi dell'omicidio e quella del suicidio.
L'inchiesta è stata riaperta su decisione del gip Luigi Dainotti che non aveva accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Il gip aveva quindi disposto nuovi accertamenti investigativi e la Procura aveva conferito una nuova consulenza medico legale all’antropologa forense Cristina Cattaneo. La specialista è quindi incarica ad eseguire la super perizia sul cadavere. Da quanto risulta sottoporrà il corpo a un nuovo esame autoptico.
La Procura di Trieste, scrive Il Piccolo, per ora «non ha evidenza» di una richiesta della Cattaneo per la riesumazione del cadavere. Non è escluso però, precisa il quotidiano, che la decisione sia emersa per il momento solo nell’ambito dei consulenti e che a breve verrà informata ufficialmente la Procura.
L'intenzione è rintracciare nuovi elementi per capire se la donna aveva subìto violenze e se quindi era stata uccisa. Nel corso di questi due anni di indagine era emersa anche la possibilità che il cadavere potesse essere stato nascosto in un luogo freddo, prima del presunto abbandono nella boscaglia. Il corpo della donna, infatti, non riportava evidenti segni di decomposizione al momento del ritrovamento nonostante fossero trascorse circa tre settimane dalla sua scomparsa. Durante le indagini non erano stato rintracciato nessun elemento (segnalazioni, immagini di telecamere) che potesse far pensare che Liliana, in quelle tre settimane, si fosse spostata da sola o nascosta da qualche parte.