Covid, raddoppiano i contagi. Quasi 900 vittime in un mese. Vaccinazioni ai minimi. Il Ministero cerca di rimediare con gli open day
di Elena DusiIn 21 giorni i casi di Covid sono quasi raddoppiati. Secondo il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe siamo passati da 27mila casi nella settimana 2-8 novembre a 52.175 in quella 23-29 novembre, l’ultima per la quale sono disponibili i dati.
L’incidenza è salita da 46 casi ogni 100mila abitanti a 89 casi. Nella fase più calda della pandemia il valore di 50 era la soglia oltre la quale scattavano i colori per le Regioni, e quindi le misure di contenimento.
Il Ministero della Salute ha convocato una cabina di regia con le Regioni demandando a queste ultime l’organizzazione di open day vaccinali. La copertura infatti fino a oggi è rimasta a livelli minimi. "Le Regioni – è il testo uscito dal Ministero - hanno assunto l'impegno a potenziare tutte le azioni necessarie per implementare la vaccinazione di prossimità, anche attraverso Open Day vaccinali”.
Si tratterebbe – se l’idea fosse approvata - di giornate in cui è possibile presentarsi presso dei centri vaccinali prestabiliti…
In 21 giorni i casi di Covid sono quasi raddoppiati. Secondo il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe siamo passati da 27mila casi nella settimana 2-8 novembre a 52.175 in quella 23-29 novembre, l’ultima per la quale sono disponibili i dati.
L’incidenza è salita da 46 casi ogni 100mila abitanti a 89 casi. Nella fase più calda della pandemia il valore di 50 era la soglia oltre la quale scattavano i colori per le Regioni, e quindi le misure di contenimento.
Il Ministero della Salute ha convocato una cabina di regia con le Regioni demandando a queste ultime l’organizzazione di open day vaccinali. La copertura infatti fino a oggi è rimasta a livelli minimi. "Le Regioni – è il testo uscito dal Ministero - hanno assunto l'impegno a potenziare tutte le azioni necessarie per implementare la vaccinazione di prossimità, anche attraverso Open Day vaccinali”.
Si tratterebbe – se l’idea fosse approvata - di giornate in cui è possibile presentarsi presso dei centri vaccinali prestabiliti e ricevere l’anti-Covid senza procedure burocratiche o appuntamenti complicati.
I dubbi sui numeri reali
Ora che i tamponi vengono usati molto meno (almeno quelli ufficiali delle farmacie), si può immaginare che la circolazione del virus sia molto più diffusa di quel che riportano i dati ufficiali. Lo si intuisce in modo indiretto dal tasso di positività dei tamponi (il rapporto fra i tamponi che risultano positivi e il totale di quelli effettuati), che è piuttosto alto: 18,8% (nella prima settimana di novembre era 13,6%).
Le varianti in circolazione fanno sempre parte della famiglia Omicron e non appaiono più gravi rispetto al passato.
“Rispetto all’effettiva circolazione virale – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – il numero dei contagi è largamente sottostimato perché il sistema di monitoraggio, dopo l’abrogazione dell’obbligo di isolamento per i soggetti positivi, poggia in larga misura su base volontaria. Con l’utilizzo diffuso dei test antigenici fai-da-te, poi, la positività viene comunicata ai servizi epidemiologici solo occasionalmente”.
L’aumento dei decessi
L’aumento della circolazione del virus può sfuggire ai tamponi, ma purtroppo non ai decessi, che sono raddoppiati nelle ultime quattro settimane. Sono stati 148 nella settimana tra 26 ottobre e 1° novembre e sono saliti a 291 in quella tra 23 e 29 novembre. In tutto in un mese sono morte, per Covid, 881 persone, calcola Gimbe.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, si tratta quasi esclusivamente persone al di sopra degli 80 anni.
Anche i ricoveri di pazienti con il virus sono aumentati. Tra il 2 e il 29 novembre si è passati da 3.632 a 5.741: più 58,1%. Le terapie intensive sono salite da 99 a 170 (più 71,7%. Il tasso di occupazione dei posti letto nei reparti medici ha raggiunto il 9,2% e in terapia intensiva l’1,9%.
“L'andamento della prevalenza dei ricoverati positivi rimane una buona stima dell'andamento della circolazione del virus” secondo Cesare Cislaghi, ex presidente della Società Italiana di Epidemiologia.
“Se il calcolo della prevalenza dei positivi è corretta, significa che tra i positivi la percentuale di ricoverati è del 2,7%. Un anno fa, il 22 novembre 2022, i positivi erano 481.661 di cui ricoverati 7.848, cioè l'1,6%. Se la malattia Covid è diventata meno grave, dovrebbero esserci meno ricoverati e quindi potremmo sospettare che la frequenza dei positivi non ricoverati sia almeno il doppio di quella oggi ufficiale”.
Il fallimento della campagna vaccinale
La risalita del Covid e il numero importante di vittime sono legati al numero bassissimo di vaccinazioni. "L’assoluto fallimento della campagna vaccinale contro il Covid non è senza conseguenze” dice Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento.
“Aumentano dei ricoveri che in molti casi potevano essere evitati con una rapida vaccinazione dei soggetti più fragili. Mancata comunicazione e cattiva organizzazione hanno persino impedito di vaccinarsi a chi ne aveva intenzione”.
Molte delle persone finite in ospedale non avevano ricevuto il vaccino. Lo conferma la Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, che ieri ha rilevato un aumento dei ricoverati con il Covid del 25% nell’ultima settimana. “L'età media dei pazienti resta elevata: 76 anni" spiega il presidente Giovanni Migliore.
“Questo evidenzia come il Covid in questa fase sia pericoloso soprattutto per anziani affetti da altre patologie. Di contro la campagna vaccinale registra ancora un’adesione molto bassa: poco più di un milione di persone".
"Si rischiano 15mila morti”
Particolarmente accorato è l’appello dei medici della Foce (Federazione oncologi, cardiologi ed ematologi) che hanno in cura le persone più fragili della nostra società. "Solo il 7% degli ultrasettantenni è stato vaccinato contro il Covid – denuncia il presidente della Foce Francesco Cognetti - e tra i malati fragili le percentuali sono ancora più basse. Questa settimana la mortalità per Covid è ulteriormente aumentata del 24% rispetto alla settimana precedente con una proiezione su base annua di più di 15 mila morti”.
Anche l’oncologo romano punta il dito contro una campagna vaccinale particolarmente poco incisiva. "Nonostante vi siano ben 7 milioni e mezzo di dosi già disponibili da circa due mesi e molte altre in arrivo, in tutto il Paese le vaccinazioni sono state solo circa un milione, con le Regioni del Sud e il Lazio che fanno registrare numeri molto bassi. Le cause di questi risultati fallimentari sono la completa assenza di qualsiasi programmazione ed organizzazione e la completa assenza di una campagna informativa”.
La colpa, secondo Cognetti, è anche “della diffusione, purtroppo anche da parte di alcune autorità sanitarie del paese, di messaggi confusi e spesso contraddittori sulle dimensioni del contagio e sulla sua letalità, con l'effetto di ulteriormente demotivare e scoraggiare una popolazione già parzialmente restia".