I funerali di Giulia Cecchettin, il giorno del lutto: “La violenza riguarda tutti, è la lezione che ci lascia”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoI preparativi per il funerale di Giulia Cecchettin con l'installazione di una sua gigantografia nella basilica di Santa Giustina, a Padova
Vigonovo (Venezia) — Sono le otto di sera e Gino Cecchettin è nel suo ufficio a chiedersi se riuscirà a leggere le parole fissate sullo schermo. Il computer acceso, la foto della moglie Monica sulla scrivania, un ritratto di Giulia sorridente sul tavolo, i nastri rossi appesi sul balcone. Dalla finestra si vede il cancello di casa: una ragazza poggia un fiore sotto la pioggia e se ne va. Un’altra giornata è passata lasciando nuove ferite che non si possono descrivere.
E oggi per i funerali diecimila persone saranno davanti alla basilica di Santa Giustina, a Padova, e tante altre nella parrocchia di San Martino, a Saonara, e chissà quante davanti alla tv o collegate al ce…
Vigonovo (Venezia) — Sono le otto di sera e Gino Cecchettin è nel suo ufficio a chiedersi se riuscirà a leggere le parole fissate sullo schermo. Il computer acceso, la foto della moglie Monica sulla scrivania, un ritratto di Giulia sorridente sul tavolo, i nastri rossi appesi sul balcone. Dalla finestra si vede il cancello di casa: una ragazza poggia un fiore sotto la pioggia e se ne va. Un’altra giornata è passata lasciando nuove ferite che non si possono descrivere.
E oggi per i funerali diecimila persone saranno davanti alla basilica di Santa Giustina, a Padova, e tante altre nella parrocchia di San Martino, a Saonara, e chissà quante davanti alla tv o collegate al cellulare. Ascolteranno, ascolteremo il discorso di papà Gino, «spero di farcela, mi aiuterà lei», dice indicando Monica, che non c’è più. Ha sempre detto che la tragedia di sua figlia non deve essere avvenuta «invano». Che parole si possono trovare, ora, che messaggio vuole che passi? «Per me si apre un nuovo capitolo. Voglio ricordare Giulia e iniziare un percorso di riflessione. Voglio che ci sia concretamente un cambio di rotta sul tema della violenza contro le donne. Perché non è un problema degli altri, bisogna superare questo schema. È un problema di tutti. Forse qualcosa si sta muovendo: ho ricevuto telefonate di persone che ho indirizzato alle associazioni che si occupano di aiutare le vittime di violenza. Chissà se Giulia ha contribuito a tutto questo, spero che la sua storia abbia da insegnare».
A che prezzo, sembra pensare, mentre risponde al cellulare che non smette di squillare e si avvia verso casa per preparare la cena. Oggi i funerali saranno alle 11. Davanti alla basilica hanno messo due maxi schermi perché dentro possono entrare solo 1.150 persone. Fuori, il poster di Giulia sull’altalena. Il suo feretro alle 14 sarà scortato fino a Saonara, il paese dove andava a scuola, dov’era cresciuta la mamma, dove tutti conoscono questa famiglia e ora appendono nastri rossi: sul cancello della parrocchia, sulla vetrina del negozio, sul portone di casa del vicino.
Forse la sintesi di tutto è nelle parole della sindaca Michela Lazzaro: «Per me è stato un colpo al cuore, come se fosse stata uccisa mia figlia». Il collega di Vigonovo, Luca Martello, dice che oggi «deve esserci tanta gente, dobbiamo dare conforto». Da Torreglia, il paese di Filippo Turetta, il primo cittadino Marco Rigato assicura che ai funerali ci sarà, «per testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia, per rendere omaggio a Giulia, una nostra figlia, come lo è Filippo. I suoi genitori sono fragili, smarriti, non hanno una risposta». Nulla, in questi paesi, sarà più come prima. E lontano da qui, cosa resterà? Sulle inferriate di una scuola di Padova uno striscione ricorda: “L’amore vero non umilia, non picchia, non uccide. La scuola deve cambiare affinché Giulia sia l’ultima».
La cronaca dice già che ultima non lo è stata. Nel carcere di Montorio, a Verona, Turetta trascorre le sue ore nel reparto di infermeria. Le regole gli permettono di vedere la televisione negli spazi comuni. In questi giorni, al suo passaggio, gli altri detenuti hanno abbassato il volume. Chissà se stamattina sarà così.