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La scomparsa dei maestri di sci: “Prima con i guadagni potevi comprare casa. Oggi è il ripiego degli universitari”

Alberto Kostner

 
La testimonianza di Alberto Kostner, sindaco di Moena, in Val di Fassa, e da 40 anni istruttore e direttore della scuola locale
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Un po’ più poveri («Si guadagna bene, ma i tempi d’oro sono finiti»), con un turnover frequente («Oggi i maestri studiano, quando si laureano vanno via») e con un’immagine sempre più da insegnante, lontana dall’icona del “rude” (e affascinante) uomo di montagna. Alberto Kostner, 65 anni, non solo è sindaco di Moena, in Val di Fassa, ma da 40 anni istruttore e direttore della scuola locale.

Kostner, è un lavoro che attira?

«Gli appassionati non mancano, è una professione che ancora raccoglie entusiasmo. La verità è che oggi, rispetto a una volta, c’è tanto turnover. Quarant’anni fa i maestri di sci erano soprattutto artigiani che facevano la stagione sulle piste, oggi i nuovi profili sono di studenti universitari. Conclusi gli studi, trovano lavoro e se ne vanno. Diverso il discorso per i maestri che sono anche guide alpine o accompagnatori di montagna o di mountain bike: questi riescono a superare l’ostacolo della stagionalità».

Parliamo di soldi.

«Nel 1981, quando ho iniziato, guadag…

Un po’ più poveri («Si guadagna bene, ma i tempi d’oro sono finiti»), con un turnover frequente («Oggi i maestri studiano, quando si laureano vanno via») e con un’immagine sempre più da insegnante, lontana dall’icona del “rude” (e affascinante) uomo di montagna. Alberto Kostner, 65 anni, non solo è sindaco di Moena, in Val di Fassa, ma da 40 anni istruttore e direttore della scuola locale.

Kostner, è un lavoro che attira?

«Gli appassionati non mancano, è una professione che ancora raccoglie entusiasmo. La verità è che oggi, rispetto a una volta, c’è tanto turnover. Quarant’anni fa i maestri di sci erano soprattutto artigiani che facevano la stagione sulle piste, oggi i nuovi profili sono di studenti universitari. Conclusi gli studi, trovano lavoro e se ne vanno. Diverso il discorso per i maestri che sono anche guide alpine o accompagnatori di montagna o di mountain bike: questi riescono a superare l’ostacolo della stagionalità».

Parliamo di soldi.

«Nel 1981, quando ho iniziato, guadagnavo 8 milioni di lire lordi a stagione. Ed ero l’ultimo arrivato. A quei tempi, con qualche stagione da maestro di sci ci si comprava casa. Naturalmente gli incassi dipendono dalle località dove si lavora, ma oggi arriviamo sui 3.000-3.500 euro lordi. Tolte le tasse e le spese (attrezzature e skipass), ne restano 2.000-2.500: non è un brutto stipendio, ma non è paragonabile a quello di 40 anni fa. Sono poi esplosi i costi di gestione».

Cosa intende?

«Una volta si apriva l’ufficio a inizio dicembre e si chiudeva a Pasqua. Oggi la scuola è operativa 365 giorni all’anno, ci sono dipendenti fissi con costi che un tempo non c’erano».

È cambiata anche la clientela?

«Qualche anno fa si divideva equamente tra adulti e bambini. Oggi l’85% dei clienti è rappresentato da bambini, viene quindi richiesta una certa predisposizione, che ai più giovani non manca».

Ci sono, poi, molti stranieri.

«Una volta “gli stranieri” erano i tedeschi, oggi arrivano da tutto il mondo. E anche in questo caso avere studenti universitari che conoscono le lingue, l’inglese in particolare, è un grande vantaggio».

La professione oggi è più facile o più difficile?

«I materiali e le piste consentono ai neofiti un apprendimento più veloce. Diciamo che la figura del maestro di sci è cambiata rispetto alla visione “rude” di un tempo: oggi il maestro di sci è una figura dalla quale si apprende, ma non ci si affida, ad esempio come si farebbe con una guida alpina».

L’accesso alla professione?

«Serve una base di esperienza agonistica, altrimenti è difficile avere le competenze tecniche per diventare maestri».

C’è però la concorrenza estera, dove spesso i percorsi per diventare maestri di sci sono molto più soft.

«Non c’è l’ho con i maestri stranieri, anche nella nostra scuola ce ne sono un paio. È vero però che in alcuni paesi stranieri con dieci giorni di corso ti danno quello che da noi richiede 90 giorni. Non so con quali risultati...».

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