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Paghe basse e corsie vuote, come nasce la protesta

Tra le richieste della categoria nuove assunzioni, detassazione di una parte dello stipendio, depenalizzazione dell’atto medico. “Noi dimenticati dopo le pacche sulle spalle dell’era Covid
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Sotto accusa il taglio delle pensioni: “Può arrivare a 2mila euro all’anno”

La riforma delle pensioni prefigurata nella manovra del governo colpisce molto duramente i medici e gli altri operatori sanitari. La media dei tagli, che dipendono dall’anno in cui il singolo professionista ha iniziato a versare i contributi, è stata calcolata in circa 2 mila euro all’anno ma alcuni camici bianchi arriverebbero a rimetterci addirittura il 25% della pensione.

Vari esponenti del governo, compresa la premier Giorgia Meloni, hanno annunciato che la misura sarà modificata ma al momento non è stato chiarito in che modo. Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha auspicato cambiamenti. I sindacati fanno sapere che comunque accetteranno “solo la totale cancellazione di quanto previsto in manovra. Non basta certo ridurre l’impatto della misura ad esempio applicandola solo a una parte dei dipendenti della sanità”. In realtà, alcune ipotesi che stanno circolando prevedono proprio una nuova discip…

Sotto accusa il taglio delle pensioni: “Può arrivare a 2mila euro all’anno”

La riforma delle pensioni prefigurata nella manovra del governo colpisce molto duramente i medici e gli altri operatori sanitari. La media dei tagli, che dipendono dall’anno in cui il singolo professionista ha iniziato a versare i contributi, è stata calcolata in circa 2 mila euro all’anno ma alcuni camici bianchi arriverebbero a rimetterci addirittura il 25% della pensione.

Vari esponenti del governo, compresa la premier Giorgia Meloni, hanno annunciato che la misura sarà modificata ma al momento non è stato chiarito in che modo. Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha auspicato cambiamenti. I sindacati fanno sapere che comunque accetteranno “solo la totale cancellazione di quanto previsto in manovra. Non basta certo ridurre l’impatto della misura ad esempio applicandola solo a una parte dei dipendenti della sanità”. In realtà, alcune ipotesi che stanno circolando prevedono proprio una nuova disciplina delle pensioni, quindi una parte dei tagli resterebbe. “Da una parte si sono vantati di aver rinnovato i contratti collettivi, e dall’altra ci tolgono i soldi in questo modo”, protestano i sindacati.

Mancano ventimila camici bianchi: “Emergenza non solo in pronto soccorso”

Quello degli organici è un tema molto sensibile. I sindacati dei medici denunciano la carenza di 20mila professionisti, mentre gli infermieri in meno rispetto al necessario sarebbero 65mila. Sulla crisi della seconda professione non ci sono dubbi, tanto che Schillaci ha proposto di assumere infermieri in India. Riguardo ai camici bianchi, i dati su quanti ne mancherebbero talvolta messi in discussione, perché considerati troppo alti. Una cosa però è pacifica: ci sono alcuni settori in drammatica difficoltà con gli organici. Si tratta prima di tutto della medicina di urgenza, con i pronto soccorso ma anche i servizi del 118 che hanno gravissimi problemi a portare avanti il lavoro (e talvolta si affidano a medici a gettone o ad agenzie e cooperative di lavoro interinale). Ma gli organici sono in difficoltà anche in altre discipline, come l’anestesia e la chirurgia. E se i medici di ruolo in questi settori sono pochi, è bassissimo anche il numero di coloro che scelgono di studiare per entrarci. E infatti le scuole di specializzazione assegnano solo una parte delle borse disponibili.

Lotta per l’aumento della paga base: “Iniquo premiarci per gli straordinari”

La questione degli stipendi bassi è stata affrontata più volte anche dal ministero alla Salute ma non è stata risolta. Si è previsto di pagare di più chi sta nei reparti dell’emergenza e nella manovra si è aumentato il compenso per gli straordinari. I sindacati ribattono che l’aumento lo vogliono sulla quota fissa dello stipendio e non su quella legata all’attività extra, faticosissima da fare per chi già è oberato da quella ordinaria.

I medici italiani, intanto, guadagnano meno dei colleghi belgi, danesi, tedeschi, ungheresi, irlandesi, inglesi. Superano solo i camici bianchi di Estonia, Grecia e Portogallo. Gli ospedalieri incassano 86 mila euro in media, i tedeschi arrivano quasi al doppio. Proprio la paga più bassa spinge molti, circa 5mila professionisti all’anno, a lasciare il sistema pubblico prima della pensione per andare a lavorare all’estero oppure nel privato. Il governo in manovra ha messo 2,4 miliardi di euro (dei tre destinati alla sanità) per il rinnovo dei contratti. Soldi che però non vanno solo agli ospedalieri ma anche agli specialisti e ai medici di famiglia.

Battaglia contro la colpa medica: “Causa troppe prescrizioni inutili”

I medici chiedono la depenalizzazione dell’atto medico. Tra i problemi dei professionisti, infatti, c’è il timore di sbagliare e di essere denunciati, andando così incontro a un procedimento penale. Il tutto crea stress al dottore ma alla fine si risolve molto raramente, cioè in circa il 3% dei casi, in una condanna. E quindi, è la proposta, bisognerebbe fare come in altri Paesi dove la colpa medica si risolve non con un processo ma con la valutazione del caso da parte di una commissione che decide quale risarcimento dare al paziente danneggiato dalla cosiddetta malasanità. Proprio in questo periodo, però, dalla Lega è arrivata una proposta in senso completamente opposto, che prevede infatti un inasprimento delle pene per i medici che sbagliano.

Tra l’altro il timore di essere denunciati, oltre a non far lavorare serenamente il medico lo spinge a produrre inappropriatezza, cioè attività sanitaria inutile. Per non sbagliare prescrive visite, esami e accertamenti di vario tipo che non servono e quindi sono costosi per il sistema sanitario pubblico.

Va eliminato l’imbuto specializzazioni: “Contratto subito ai neolaureati”

I sindacati dei medici chiedono di cambiare il sistema delle specializzazioni. Quest’anno, per la prima volta, le domande sono state meno (circa 500) delle borse disponibili ma secondo gli ospedalieri il problema si risolverà tra qualche tempo, quando si laureeranno i giovani medici entrati in questi anni, nei quali è aumentato il numero di posti a disposizione in Medicina. Il punto è che bisognerebbe “indirizzare” gli aspiranti specializzandi verso le discipline più in crisi, riducendo magari i posti in quelle dove invece non ci sono problemi.

Non solo, i sindacati chiedono che si facciano, dopo la laurea, dei contratti di formazione per inserire immediatamente nel sistema sanitario i giovani medici, che si specializzerebbero lavorando. Tra l’altro andrebbero usati anche tutti gli ospedali per questa attività di lavoro-formazione e non solo i policlinici universitari, dove oggi devono stare per svolgere la formazione gran parte degli specializzandi. Il loro aiuto però servirebbe anche in altre strutture, dove potrebbero anche imparare di più.

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