Parco del Giglio, abbattuti 35 mufloni. Gli animalisti: “Massacro inspiegabile”. L’Ente: “Si fa così in tutto il mondo”
di Corrado ZuninoUn muflone ucciso all'Isola del Giglio
ROMA – Eradicati dall’isola. Al Giglio non c’è più un muflone vivo. Gli ultimi tre, rincorsi dai cacciatori selettivi all’interno della tenuta privata della famiglia Baldacci, sul Promontorio del Franco, sono stati impacchettati nella plastica nera e sistemati sopra un pick up. Andranno seppelliti, insieme agli altri trentadue tirati giù dal 30 novembre 2021 a questa mattina, ora di pranzo.
Gli animalisti (antispecisti) sono inferociti. La Rete dei santuari degli animali liberi e l’organizzazione di volontariato Vita da cani parlano di “violenza e ignoranza”. L’Ente nazionale per la protezione degli animali scrive, ancora, di “un massacro senza precedenti”. Non è servita l’interrogazione del portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per fermare un progetto che ha, appunto, due anni di vita ed è stato realizzato sotto l’egida e il corposo finanziamento (1,6 milioni di euro) dell’Unione europea.
"Capre selvatiche eradicate come i ratti”
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ROMA – Eradicati dall’isola. Al Giglio non c’è più un muflone vivo. Gli ultimi tre, rincorsi dai cacciatori selettivi all’interno della tenuta privata della famiglia Baldacci, sul Promontorio del Franco, sono stati impacchettati nella plastica nera e sistemati sopra un pick up. Andranno seppelliti, insieme agli altri trentadue tirati giù dal 30 novembre 2021 a questa mattina, ora di pranzo.
Gli animalisti (antispecisti) sono inferociti. La Rete dei santuari degli animali liberi e l’organizzazione di volontariato Vita da cani parlano di “violenza e ignoranza”. L’Ente nazionale per la protezione degli animali scrive, ancora, di “un massacro senza precedenti”. Non è servita l’interrogazione del portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per fermare un progetto che ha, appunto, due anni di vita ed è stato realizzato sotto l’egida e il corposo finanziamento (1,6 milioni di euro) dell’Unione europea.
"Capre selvatiche eradicate come i ratti”
Al compimento di “Life let’s go Giglio”, il presidente dell’Ente Parco dell’Arcipelago toscano, Giampiero Sammuri, esprime soddisfazione. "Non dovrebbero essere più presenti esemplari di muflone sull'isola", assicura attraverso una nota dell’Ente, ma "per averne l'assoluta certezza il monitoraggio dovrà proseguire con sopralluoghi periodici per tutto il 2024, la stessa procedura che utilizziamo per certificare l'eradicazione del ratto dall'Isola di Montecristo". Mufloni come ratti, si legge. Per dare l’insieme: trentacinque mufloni o capre selvatiche od Ovis gmelini musimon sono stati uccisi negli ultimi ventiquattro mesi al Giglio. Cinquantadue sono stati trasferiti in strutture del Grossetano e di Città di Castello, in Umbria. Quindi, sterilizzati.
Gli animali abbattuti e trasportati nei sacchi di plastica
Il Progetto Life – l’eradicazione di un esemplare considerato alieno all’isola e alla sua biodiversità - ha due anni di vita. Inizialmente prevedeva l’abbattimento totale degli ottantasette mufloni del Giglio, poi un accordo con Wwf e Lav (Lega antivivisezione) ha gestito il parziale spostamento. Un blocco di viticoltori isolani aveva denunciato: “Questi animali fanno danni, rovinano le colture”. Ma negli ultimi vent’anni i risarcimenti richiesti sono stati tre e pari a 400 euro in tutto, risibili.
Alla base del progetto, sostiene in verità l’Ente Parco, c’è sempre stato il concetto di distruzione della biodiversità. Ora Sammurri, presidente “a titolo gratuito” nominato dal ministro Corrado Clini nel 2012 e confermato dal successore Gianluca Galletti nel 2017, dice a Repubblica: “Un decreto ministeriale del 2015 spiega che le specie alloctone vanno eradicate visto che sono la prima causa della distruzione della fauna e della flora naturale. La direttiva della Cop di Montreal ha specificato che le specie aliene vanno tolte in particolare dalle isole. L’Istituto di protezione dell’ambiente, l’Ispra, non solo ci ha dato parere favorevole, ma ci ha sollecitato l’intervento. E’ vero che i danni agricoli praticamente non esistono, ma i mufloni stavano facendo sparire, brucando, vegetazione autoctona, e poi alcune farfalle, alcuni tipi di ragni. In Sardegna le capre selvatiche sono protette perché portate su quel territorio dai fenici 4.000 anni fa, ma nel Parco delle Galapagos, in Ecuador, hanno deciso di ucciderne 79.000: nutrendosi dello stesso cibo, stavano facendo sparire le iguane. Nel nostro Parco dello Stelvio è stato autorizzato l’abbattimento di 180 cervi. Ecco, ogni anno nelle riserve italiane vengono uccisi dai 15.000 ai 20.000 ungulati. Non è caccia, si chiama controllo”.
"Sabotati nel nostro lavoro”
Il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano è polemico con “I guardiani dei mufloni” (così autodefiniti): "Devo sottolineare”, dice, “come le operazioni di cattura siano state rese più difficili e meno efficaci da numerose azioni di disturbo. Gli operatori sono stati pedinati e filmati mentre lavoravano e numerose sono state le azioni di sabotaggio, danneggiamento e, addirittura, furto delle attrezzature utilizzate per le catture. C'è stata una spasmodica volontà di fotografare e filmare gli animali catturati, anche quando erano all'interno di casse di trasporto caricate su mezzi per il trasferimento, creando loro un inutile stress. Per questo il Parco è stato costretto a chiedere la collaborazione dei carabinieri che hanno provveduto a mettere a disposizione mezzi militari e scortare il trasferimento". Chiude Sammuri: “Vorrei ringraziare chi ha un sincero pensiero animalista. È grazie al loro positivo contributo che cinquantadue mufloni non sono stati abbattuti, ma catturati e trasferiti, la maggior parte in strutture da loro gestite. Sono poca cosa rispetto ai quattrocento che ogni anno possono essere ammazzati in Toscana nelle regolari battute di caccia".
Elicotteri e cacciatori scortati sull’isola
Nelle ultime settimane l’Isola del Giglio è stata attraversata dai mezzi dei carabinieri forestali e della polizia provinciale, chiamati a facilitare le operazioni dei cacciatori inviati dalla Regione Toscana in un ambiente via via più ostile. Si è levato anche un elicottero, in questi giorni. La Tenuta del Franco, residenza degli animali dal 1951, era diventata un bunker non violabile, viste le caratteristiche di proprietà privata. Questa mattina il padrone di casa, il cui nonno aveva importato i mufloni al Giglio a sua volta per cacciarli, ha aperto i cancelli alle forze dell’ordine.
I mufloni dell’Arcipelago toscano, sì, approdarono qui settant’anni fa, portati dalla Sardegna dove la caccia e l’antropizzazione li stavano facendo estinguere. La loro diffusione sul territorio del Giglio ha fatto prendere in considerazione, questo nel primo decennio del Duemila, un loro allontanamento: “Stanno sconvolgendo l’equilibrio naturale dell’isola”. Va anche detto che gli animali considerati alieni non hanno mai superato il numero di cento.
Alcuni studi avevano ipotizzato la presenza del muflone in quest’area dall’antichità e, in particolare, secondo una ricerca genetica italo-francese pubblicata sulla rivista Diversity, la capra selvatica del Giglio sarebbe una sottospecie a se stante, quindi da proteggere. Di fronte a un abbattimento di massa, si assisterebbe “alla perdita di un patrimonio genetico unico e, quindi, un gravissimo danno alla biodiversità del nostro Paese”.
Enpa: “Accordi di trasferimento violati”
L’abbattimento dell’ungulato nell’isola era iniziato nel novembre 2021 e, dopo le proteste iniziali da parte degli animalisti e di un numero di abitanti che per mesi aveva tentato di proteggerli, si era approdati a un protocollo d’intesa tra Wwf (associazione ambientalista), Lav (associazione animalista) e l’Ente Parco dell’Arcipelago toscano: gli abbattimenti venivano ufficialmente sospesi prevedendo il trasferimento dei mufloni fuori dall’isola. “L’accordo è stato aggirato già dal 2022, quando le uccisioni erano riprese sulla base di una deroga alla caccia emanata dalla Regione Toscana nel silenzio assoluto dell'Ente Parco”, sostiene adesso l’Enpa.
Sara D’Angelo, portavoce della Rete dei santuari degli animali liberi, dice: "Non c’erano le basi scientifiche per avviare l’operazione di abbattimento. Diciannove mufloni sono morti durante il trasporto. Questa deriva autoritaria, dove il dialogo democratico è sostituito dall’azione violenta e irrimediabile, sembra ormai essere il modus operandi di chi sta al governo degli enti locali: succede in Trentino con gli orsi, è successo a Sairano, in provincia di Pavia, con lo sterminio dei maiali del rifugio Cuori Liberi e ora anche all’Isola del Giglio”.
Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, sostiene la posizione dell’Ente Parco: “L’abbattimento delle specie non autoctone, dobbiamo ricordarlo, è la posizione dell’Ispra, che dovremmo tutti considerare il vangelo dell’ambiente. L’Istituto, per dire, ha chiesto l’eradicazione del castoro dall’Italia e noi dobbiamo attenerci”.
L’Enpa ha avviato un procedimento “per danno ambientale” contro “i soggetti coinvolti nel massacro dei mufloni”. Altri gruppi animalisti chiedono le dimissioni del presidente Sammuri anche “per lo spreco di denaro pubblico”. La Rete dei santuari vuole coinvolgere nella denuncia anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.