Cronaca

Nasce tra le polemiche la nuova laurea per osteopati. Potranno prevenire, ma non curare malattie

Nasce tra le polemiche la nuova laurea per osteopati. Potranno prevenire, ma non curare malattie

L’Oms classifica questa disciplina come alternativa e complementare. Le evidenze sulla sua efficacia sono incerte. Medici e fisioterapisti si chiedono chi controllerà il confine tra prevenzione e cura

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Appena nata, la nuova laurea in osteopatia è già accompagnata dalle polemiche. La pratica, che consiste nella manipolazione di muscoli, ossa e articolazioni, è infatti classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come medicina “tradizionale-complementare-alternativa”.

Il 5 dicembre il Ministero della Ricerca e dell’Università e quello della Salute hanno pubblicato un decreto che istituisce una laurea per la formazione degli osteopati. Ai loro compiti, però, vengono dati limiti ben precisi.

Gli osteopati potranno trattare solo persone che stanno bene, svolgendo “attività di prevenzione e mantenimento della salute”. A loro potranno rivolgersi solo persone con “disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie nell’ambito dell’apparato muscolo scheletrico”.

Esultano gli osteopati

Le malattie vere e proprie, impone il decreto, dovranno essere sottoposte ai medici. Dovere dell’osteopata è anche “reindirizzare il paziente al medico inviante quando i sintomi persistono oltre i tempi previsti o peggiorano”.

Definita la laurea, ora ci vorrà del tempo per mettere a punto i corsi nei singoli atenei. Neanche la durata degli studi è specificata. L’osteopatia era già stata ufficializzata come “professione sanitaria” da una legge del 2018.

La norma prevedeva la creazione dei corsi di laurea entro sei mesi. C’è voluto un po’ più di tempo, ma oggi gli osteopati sono entusiasti: “È un traguardo storico per il Roi e per tutti i 12mila osteopati italiani” ha dichiarato Paola Sciomachen, presidente del Registro Osteopati d’Italia (Roi).

“La definizione di un corso di studi per diventare osteopata conferirà sicurezza attraverso il controllo dei requisiti pedagogici fino ad oggi affidati alla creatività auto-referenziale e contestabile dei più”, prosegue l’Associazione degli Osteopati Esclusivi (Adoe) con il suo presidente, Luigi Ciullo, ammettendo qualche problema in fatto di formazione.

Lo scetticismo e i timori per i controlli

"Di pseudoscienza senza base scientifica né efficacia” parla Salvo Di Grazia, medico e autore del sito Medbunker contro le bufale scientifiche. "D’ora in poi in Italia sarà una laurea. Ricordiamo gli autori di questo sfacelo: l'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il ministro Bernini, il ministro Orazio Schillaci”.

“L’argomento è spinoso e controverso”, conferma Alberto Momoli, presidente della Siot, Società Italiana Ortopedia e Traumatologia, e primario all’ospedale di Vicenza. “Un inquadramento legale della professione era necessario. La pratica è comunque diffusa e non si poteva lasciare la situazione com’era. Ci chiedevamo se non fosse il caso, come avviene in Austria o Germania, di considerare l’osteopatia come un’ulteriore specializzazione della fisioterapia”.

Proprio perché all’osteopatia sono stati posti paletti così rigidi, ci si preoccupa poi che i controlli siano efficaci. “Vigileremo con la massima attenzione su quella che sarà l’applicazione del decreto, limitata, per volontà del legislatore, al solo ambito della prevenzione e non a quello della riabilitazione”, fa sapere un combattivo Piero Ferrante, presidente della Federazione nazionale ordine fisioterapisti (Fnofi). “Saremo parte diligente nel monitoraggio, segnalando le eventuali attività non appropriate”.

In cosa consiste la pratica

L’osteopatia fu fondata alla fine dell’800 dal medico americano Andrew Taylor Still, che aveva perso per malattia tre dei suoi figli ed era diventato scettico nei confronti della medicina ufficiale della sua epoca.

Secondo la definizione dell’Oms: “Si basa sul contatto manuale per la diagnosi e il trattamento. Rispetta il rapporto tra corpo, mente e spirito. Punta alla tendenza intrinseca del corpo umano di auto-curarsi”.

I confini fra prevenzione e cura prescritti dal nuovo decreto, però, saranno oggettivamente difficili da monitorare. “Ad arrivare a prescrizioni e terapie ci vuole poco. I controlli dovranno essere autentici. Se mando a casa un paziente operato che ha bisogno di fisioterapia, come posso pensare che magari si rivolga a un osteopata?”, si interroga Momoli.

“Fra ortopedici, fisiatri e fisioterapisti abbiamo costruito con il tempo una buona collaborazione. Con l’osteopata dovremo ripartire per creare un rapporto nuovo”.

Gli studi scientifici sull’osteopatia non sono mai riusciti a dare un giudizio definitivo sulla sua efficacia. La rivista Bmj Open ha pubblicato nel 2022 una sintesi di vari articoli precedenti (coordinata comunque da un istituto privato, la Scuola superiore di osteopatia italiana), che riscontrava, usando una formula un po’ oscura, una “evidenza promettente” nell’alleviare i problemi dell’apparato muscolo-scheletrico. L’utilità appariva invece scarsa di fronte ai disturbi dei bambini, emicrania o sindrome dell’intestino irritabile.

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