"Ossessivo con mia figlia, ho paura per lei”. E il giudice separa la 16enne dal fidanzato.
di Alessandra Ziniti«Mia figlia ha una relazione malata, è oppressa dalla gelosia patologica del suo ragazzo. Lui è aggressivo e possessivo, l’ha costretta ad isolarsi dagli amici, la controlla ovunque, pretende di aver mandati video e foto che dimostrino dov’è, spesso la obbliga a saltare la scuola, è entrato persino nel registro elettronico. Mia figlia è totalmente plagiata da lui,lei non lo capisce, ma io ho paura. Vi scongiuro, aiutatemi”.
E’ una madre disperata, separata dal marito e con tre figli, quella che si presenta negli uffici del commissariato di Marsala nelle stesse ore in cui, dall’altro capo dell’Italia, Giulia Cecchettin scompare. Contro la volontà di sua figlia, appena sedicenne, con coraggio e determinazione, denuncia il ragazzo, chiede persino che portino via la ragazza in una comunità protetta. E, questa volta, proprio nei giorni in cui il Paese tutto è sconvolto dal tragico epilogo della vicenda di Giulia Cecchettin e Filippo Turetta, prende corpo una risposta giudiziaria con u…
«Mia figlia ha una relazione malata, è oppressa dalla gelosia patologica del suo ragazzo. Lui è aggressivo e possessivo, l’ha costretta ad isolarsi dagli amici, la controlla ovunque, pretende di aver mandati video e foto che dimostrino dov’è, spesso la obbliga a saltare la scuola, è entrato persino nel registro elettronico. Mia figlia è totalmente plagiata da lui,lei non lo capisce, ma io ho paura. Vi scongiuro, aiutatemi”.
E’ una madre disperata, separata dal marito e con tre figli, quella che si presenta negli uffici del commissariato di Marsala nelle stesse ore in cui, dall’altro capo dell’Italia, Giulia Cecchettin scompare. Contro la volontà di sua figlia, appena sedicenne, con coraggio e determinazione, denuncia il ragazzo, chiede persino che portino via la ragazza in una comunità protetta. E, questa volta, proprio nei giorni in cui il Paese tutto è sconvolto dal tragico epilogo della vicenda di Giulia Cecchettin e Filippo Turetta, prende corpo una risposta giudiziaria con un epilogo probabilmente destinato a far discutere: braccialetto elettronico per lui, divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dalla fidanzata, divieto assoluto di contattarla con qualsiasi mezzo, telefono, mail, social. E braccialetto elettronico, anche per lei, ovviamente solo per avere contezza di un eventuale avvicinamento di lui. Dunque, relazione di fatto troncata per decisione dei giudici.
Il procuratore: “ Il dovere di intervenire”
«Una situazione molto delicata ma davanti al grande senso di responsabilità di questa madre, venuta a denunciare contro la volontà di sua figlia, ci siamo assunti la grande responsabilità di entrare a gamba tesa nella vita privata di questi ragazzi. Una madre che denuncia, la figlia che nega. Ci siamo interrogati con i colleghi se e come intervenire, ma i riscontri trovati a scuola e nel cellulare della ragazza erano consistenti. Non sappiamo come sarebbe finita questa storia se non lo avessimo fatto – dice il procuratore di Marsala Fernando Asaro – Ma da padre, da cittadino, da magistrato, toccato profondamente come tutti dalla tragedia di Giulia Cecchettin, ritengo che sia ineludibile cogliere qualsiasi segnale e intervenire prima che sia troppo tardi”.
La storia di Diana e Giovanni
Diana e Giovanni ( li chiameremo così per tutelare le loro vere identità), 16 anni lei, studentessa di un istituto tecnico, 21 lui, addetto alle vendite in un supermercato. Stanno insieme da poco meno di un anno. «Noi andiamo d’accordissimo e ci amiamo. Sì, ogni tanto c’è qualche battibecco ma non è come dice mia madre, ognuno ha i suoi spazi e la sua libertà», risponde serafica la ragazza il 20 novembre ascoltata in commissariato alla presenza di una psicologa dopo la denuncia della madre. Ma basta la testimonianza della preside della sua scuola e soprattutto un’occhiata al cellulare della ragazza per capire come stanno le cose.
La verità nelle chat dei due ragazzi
Nella rubrica Giovanni è archiviato come “mio marito” e a lui ogni giorno vengono inviate decine di foto e video per dimostrare dov’è e cosa fa. Anche durante le ore di lezione, all’interno dell’aula nonostante nell’istituto gli alunni abbiano l’obbligo di depositare i telefoni in un cassetto all’ingresso. «Ma Diana non lo fa ed è stata per questo ripresa più volte e i compagni ci dicono che continuamente gira foto e video in classe e li manda al fidanzato», conferma la preside che racconta come la ragazza si assenti spesso o entri a seconda ora. «Diana percorre il tragitto tra casa e scuola in videochiamata perché lui deve essere sicuro che non parli con nessuno, spesso la costringe ad entrare a seconda ora in modo che non abbia la possibilità di fermarsi con compagni fuori dai cancelli, le fa saltare le lezioni e il suo rendimento scolastico ne risente».
Diana, vietati abiti attillati nè uscite con gli amici
E la madre in questi mesi ha visto cambiare la figlia in modo impressionante: «Ha interrotto tutte le sue amicizie. Per volere di Giovanni ha cambiato anche il modo di vestire: niente abiti attillati o scollati, solo maglie larghe e felpe per coprire le forme. Lui non vuole neanche che esca con me: ‘Può fare benissimo shopping online’, mi ha risposto una volta alle mie rimostranze. Neanche dal cardiologo le ha consentito di andare, perché era un uomo. Ma soprattutto Diana è diventata chiusa e non parla con nessuno, lui la fa spesso piangere e la insulta violentemente perché in passato ha avuto un altro ragazzo o perché non gli ubbidisce”.
La violenza verbale di Giovanni
Non sembra che Giovanni abbia mai alzato un dito contro Diana ma nelle chat tra i due di cui la madre è riuscita a venire in possesso dopo un acceso litigio con la figlia c’è un vasto repertorio di insulti e persino di frasi da induzione al suicidio: “Ammazzati, buttati dal balcone, ma di testa”. E Diana? Nulla. Lei continua a dire di voler stare con Giovanni, nega tutto, persino l’evidenza, il suo rapporto con la madre è diventato conflittuale. “Quello che faccio lo faccio di mia spontanea volontà. Io ho bisogno di lui”.
Il pm: “Stalking in forma subdola”
Stalking, in una delle forme “ tanto subdole e striscianti da non essere riconosciute nemmeno dalla persona offesa – scrive il sostituto procuratore Roberto Piscitello nella richiesta di misura cautelare al gip – che però è una minorenne. E proprio a causa della sua minore età non è in grado di percepire il pericolo che corre nel rapporto sentimentale instaurato. Ma proprio la norma di legge che incrimina gli atti persecutori mette in evidenza come sia doveroso procedere anche in assenza di querela e contro la volontà della persona offesa”. E così, il 2 dicembre, appena tre settimane dopo la denuncia della madre, Diana e Giuseppe si sono visti notificare la decisione del giudice mentre stavano insieme fuori da scuola. Separati dal giudice.
“In un momento particolarmente significativo come questo – dice il procuratore Asaro – non posso che ribadire l’appello ad una responsabilità collettiva a cogliere qualsiasi segnale di rischio anche abbattendo le barriere difensive nei confronti di una persona cara di cui magari sarebbe impensabile un’azione violenta. Meglio non saperlo come sarebbero potute finire, altrimenti, storie come questa”.