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Vaticano, sabato la sentenza del processo Sloane Avenue. Il Papa elogia la riforma delle finanze del cardinale Pell

Un'udienza del processo Sloane Avenue

 (ansa)
Dopo 85 udienze giunge a conclusione il procedimento avviato a luglio del 2021 che vede il cardinale Angelo Becciu sul banco degli imputati. Le critiche unanimi delle difese all’impianto accusatorio e la prospettiva di una “riqualificazione” dei capi di imputazione
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Mentre in Vaticano si avvia a conclusione il processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra – sabato il presidente Giuseppe Pignatone ha annunciato che pronuncerà la sentenza – papa Francesco elogia il defunto cardinale George Pell, che sostenne la necessità di togliere alla Segreteria di Stato i fondi che gestiva autonomamente. Il processo vaticano, iniziato a luglio del 2021, è incentrato sull’investimento della Segreteria di Stato nell’immobile di Sloane avenue 60.

“Compianto fratello”

In una lettera dello scorso 24 novembre, pubblicata ora sul sito della Segreteria per l’Economia, il Papa elogia tra l'altro il “compianto fratello, cardinale George Pell”, primo prefetto del dicastero, sottolineando lo zelo, la convinzione, la determinazione e la visione “di un uomo che, prima degli altri, ha compreso quale fosse il percorso da realizzare”. Il porporato australiano, morto a fine dell’anno scorso, impostò la riforma delle finanze vaticane, battendosi, tra l’alt…

Mentre in Vaticano si avvia a conclusione il processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra – sabato il presidente Giuseppe Pignatone ha annunciato che pronuncerà la sentenza – papa Francesco elogia il defunto cardinale George Pell, che sostenne la necessità di togliere alla Segreteria di Stato i fondi che gestiva autonomamente. Il processo vaticano, iniziato a luglio del 2021, è incentrato sull’investimento della Segreteria di Stato nell’immobile di Sloane avenue 60.

“Compianto fratello”

In una lettera dello scorso 24 novembre, pubblicata ora sul sito della Segreteria per l’Economia, il Papa elogia tra l'altro il “compianto fratello, cardinale George Pell”, primo prefetto del dicastero, sottolineando lo zelo, la convinzione, la determinazione e la visione “di un uomo che, prima degli altri, ha compreso quale fosse il percorso da realizzare”. Il porporato australiano, morto a fine dell’anno scorso, impostò la riforma delle finanze vaticane, battendosi, tra l’altro, per la centralizzazione delle risorse, ed entrando apertamente in polemica con il cardinale Angelo Becciu.

“La riforma è appena iniziata”

“Tanti sono stati gli apprezzamenti ricevuti sul lavoro svolto per dotare la Santa Sede degli strumenti volti ad assicurare che il suo patrimonio sia finalizzato alla missione, prevenendo i rischi di ricadere negli errori del passato che tutti conosciamo”, scrive il Papa, felicitandosi dei “tanti progressi compiuti” ma sottolineando che “quanto è stato fatto non deve farci pensare che il cammino delle riforme economiche sia concluso. Al contrario, è appena iniziato”.

Codice appalti e investimenti

Nella lettera alla Segreteria per l’Economia, ora guidata dal laico Maximino Caballero, Francesco elogia anche il secondo prefetto del “ministero delle finanze” della Santa Sede, il gesuita spagnolo Juan Antonio Guerrero “il quale, con uno stile fondato sul dialogo, la concretezza e la semplicità, ha fornito un contributo decisivo per il raggiungimento di molti degli obiettivi che la Santa Sede si è posta in ambito economico e finanziario”. Bergoglio ricorda, in particolare, il codice appalti, e la necessità che per i fornitori valgano i principi di “eticità, capacità e professionalità”, e il fatto che “gli investimenti non devono avere né l’obiettivo della speculazione e neanche quello dell’accumulo”.

85 udienze

Con la replica delle difese, alla 85esima e ultima udienza, oggi si è concluso il dibattimento del processo vaticano sull’acquisto del palazzo di Londra con i fondi della Segreteria di Stato deciso quando Sostituto agli affari generali era il cardinale Angelo Becciu, il più noto dei dieci imputati. Il porporato, che ha spesso assistito alle udienze, era presente anche oggi in aula.

Le critiche al procuratore

Gli avvocati hanno tutti criticato l’impianto accusatorio del “promotore di giustizia” (il procuratore dell’ordinamento vaticano) Alessandro Diddi, che ieri ha pronunciato la sua ultima replica. L’avvocato Fabio Viglione, difensore del cardinale Becciu che ha più volte affermato che il porporato è vittima di un “teorema” ed è stato “mostrificato” dalla pubblica accusa, è tornato a criticare la “pochezza delle avversarie argomentazioni” ed ha denunciato il fatto che non ci sono “nel mondo tanti ad aver subito la campagna denigratoria planetaria subita dal cardinale”. Viglione ha respinto, nel merito, i vari addebiti al cardinale, tornando a protestare la sua innocenza.

Fondi non vincolati

Tra gli altri, l’avvocato Angela Valente, che difende il direttore generale dell’authority finanziaria Tommaso Di Ruzza, ha sottolineato che il prestito che la Segreteria di Stato prospettò all’Istituto per le Opere di Religione (Ior) per rilevare l’immobile “era fattibile, sostenibile, e presentava margini di vantaggio economico”, e dunque non avrebbe avuto senso sconsigliarlo. L’avvocato Luigi Panella, difensore del finanziere Enrico Crasso, ha contestato che il suo assistito sia “parte di una ipotetica truffa”, ed ha sottolineato che sui fondi della Segreteria di Stato “non vi era alcun vincolo di destinazione”. L’avvocato Giandomenico Caiazza ha respinto totalmente gli addebiti nei confronti del suo assistito, il finanziere Raffaele Mincione, definendo “lunare” l’argomentazione dell’accusa, e domandando “come sia possibile che un soggetto che gestisce un fondo regolato da legge lussemburghese e direttive europee, super controllato, che opera nel rispetto delle clausole contrattuali liberamente sottoscritte dalla controparte, venga accusato di condotta illecita”.

"Riqualificare i capi di accusa”

Nel corso delle loro repliche, ieri, sia gli avvocati di parte civile della Segreteria di Stato, Paola Severino e Elisa Scaroina, che il rappresentante dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) Giovanni Maria Flick, hanno evocato la “riqualificazione” dei capi di accusa.

Scandali, tribunali e giornali

Il Papa, da parte sua, ieri ha affermato, nel corso di un’udienza concessa all’ufficio del Revisore generale, che “ferma restando l’esigenza di un’assoluta trasparenza in ogni azione, gli scandali servono più a riempire le pagine dei giornali che a correggere in profondità i comportamenti”. Bergoglio ha pertanto invitato la “corte dei conti” vaticana ad “aiutare i responsabili dell’amministrazione dei beni della Santa Sede a creare presidi che possano evitare, ‘a monte’, che l’insidia stessa della corruzione si concretizzi”.

“Saper dire no”

Nella lettera alla Segreteria per l’Economia, Bergoglio ha scritto che “la corretta gestione del patrimonio e del suo impiego è una testimonianza resa a tutti di come si possa fare tanto con poco”. Francesco sottolinea, tra l’altro, che bisogna “dire no quando quello che vi viene rappresentato o che trovate nei controlli tradisce la missione, quando l’interesse individuale di alcuni prevarica su quello collettivo, quando le regole sono violate o artificiosamente aggirate per perseguire finalità estranee a quelle della Santa Sede e della Chiesa, e le scelte hanno nulla o poco a che vedere con la missione o le fanno un danno”.

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