Fake news, discriminazione e guerra, l’allarme del Papa per l’intelligenza artificiale: “Serve una regolamentazione internazionale”
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco
Disinformazione, fake news, discriminazione, ingiustizie sociali, guerra e rischio per la democrazia: papa Francesco suona l’allarme per le possibili derive dell’intelligenza artificiale sottolineandone l’implicazione etica e domandando una regolamentazione internazionale che tenga conto “della voce di tutte le parti interessate, compresi i poveri, gli emarginati e altri che spesso rimangono inascoltati nei processi decisionali globali”.
"Non accrescere le ingiustizie”
“La mia preghiera all’inizio del nuovo anno è che il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo, ma contribuisca a porre fine a guerre e conflitti, e ad alleviare molte forme di sofferenza che affliggono la famiglia umana”, scrive Jorge Mario Bergoglio nel nell’annuale messaggio per la Giornata mondiale della pace, che viene celebrata dalla Chiesa il primo gennaio, presentato oggi in Vaticano, ed è dedicato al tema “intelligenza artific…
Disinformazione, fake news, discriminazione, ingiustizie sociali, guerra e rischio per la democrazia: papa Francesco suona l’allarme per le possibili derive dell’intelligenza artificiale sottolineandone l’implicazione etica e domandando una regolamentazione internazionale che tenga conto “della voce di tutte le parti interessate, compresi i poveri, gli emarginati e altri che spesso rimangono inascoltati nei processi decisionali globali”.
"Non accrescere le ingiustizie”
“La mia preghiera all’inizio del nuovo anno è che il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo, ma contribuisca a porre fine a guerre e conflitti, e ad alleviare molte forme di sofferenza che affliggono la famiglia umana”, scrive Jorge Mario Bergoglio nel nell’annuale messaggio per la Giornata mondiale della pace, che viene celebrata dalla Chiesa il primo gennaio, presentato oggi in Vaticano, ed è dedicato al tema “intelligenza artificiale e pace”.
Disinformazione e capacità di “allucinare”
Svariati i possibili nodi critici che il Papa rileva entrando nel concreto. “L’abilità di alcuni dispositivi nel produrre testi sintatticamente e semanticamente coerenti, ad esempio, non è garanzia di affidabilità”, scrive Bergoglio. “Si dice che possano “allucinare”, cioè generare affermazioni che a prima vista sembrano plausibili, ma che in realtà sono infondate o tradiscono pregiudizi. Questo pone un serio problema quando l’intelligenza artificiale viene impiegata in campagne di disinformazione che diffondono notizie false e portano a una crescente sfiducia nei confronti dei mezzi di comunicazione”. Francesco è stato, nei mesi scorsi, tra i personaggi mondiali dei quali sono circolate più immagine create dall’intelligenza artificiale.
L’interferenza nei processi elettorali
“La riservatezza, il possesso dei dati e la proprietà intellettuale sono altri ambiti in cui le tecnologie in questione comportano gravi rischi, a cui si aggiungono ulteriori conseguenze negative legate a un loro uso improprio, come la discriminazione, l’interferenza nei processi elettorali, il prendere piede di una società che sorveglia e controlla le persone, l’esclusione digitale e l’inasprimento di un individualismo sempre più scollegato dalla collettività”, afferma ancora Francesco: “Tutti questi fattori rischiano di alimentare i conflitti e di ostacolare la pace”.
I rischi per l’asilo politico e l’assistenza sociale
In futuro, nota Francesco, “l’affidabilità di chi richiede un mutuo, l’idoneità di un individuo ad un lavoro, la possibilità di recidiva di un condannato o il diritto a ricevere asilo politico o assistenza sociale potrebbero essere determinati da sistemi di intelligenza artificiale. La mancanza di diversificati livelli di mediazione che questi sistemi introducono è particolarmente esposta a forme di pregiudizio e discriminazione: gli errori sistemici possono facilmente moltiplicarsi, producendo non solo ingiustizie in singoli casi ma anche, per effetto domino, vere e proprie forme di disuguaglianza sociale”.
Pregiudizi da non replicare
Ancora, “quando gli algoritmi estrapolano informazioni, corrono sempre il rischio di distorcerle, replicando le ingiustizie e i pregiudizi degli ambienti in cui esse hanno origine”. E “nel contesto ideologico di un paradigma tecnocratico, animato da una prometeica presunzione di autosufficienza, le disuguaglianze potrebbero crescere a dismisura, e la conoscenza e la ricchezza accumularsi nelle mani di pochi, con gravi rischi per le società democratiche e la coesistenza pacifica”.
Graduatorie tra cittadini?
Inoltre, “l’affidamento a processi automatici che categorizzano gli individui, ad esempio attraverso l’uso pervasivo della vigilanza o l’adozione di sistemi di credito sociale, potrebbe avere ripercussioni profonde anche sul tessuto civile, stabilendo improprie graduatorie tra i cittadini. E questi processi artificiali di classificazione potrebbero portare anche a conflitti di potere, non riguardando solo destinatari virtuali, ma persone in carne ed ossa”.
Compassione, misericordia e perdono
“Non si deve permettere agli algoritmi di determinare il modo in cui intendiamo i diritti umani, di mettere da parte i valori essenziali della compassione, della misericordia e del perdono o di eliminare la possibilità che un individuo cambi e si lasci alle spalle il passato”, scrive il Papa. “Il rispetto della dignità dei lavoratori e l’importanza dell’occupazione per il benessere economico delle persone, delle famiglie e delle società, la sicurezza degli impieghi e l’equità dei salari dovrebbero costituire un’alta priorità per la Comunità internazionale, mentre queste forme di tecnologia penetrano sempre più profondamente nei luoghi di lavoro”.
Il nodo delle armi e della guerra
Il mondo, scrive Bergoglio allargando lo sguardo alla complessiva questione dello sviluppo tecnologico, “non ha proprio bisogno che le nuove tecnologie contribuiscano all’iniquo sviluppo del mercato e del commercio delle armi, promuovendo la follia della guerra. Così facendo, non solo l’intelligenza, ma il cuore stesso dell’uomo, correrà il rischio di diventare sempre più “artificiale””.
Organismi che tutelano i diritti
“Occorre rafforzare o, se necessario, istituire organismi incaricati di esaminare le questioni etiche emergenti e di tutelare i diritti di quanti utilizzano forme di intelligenza artificiale o ne sono influenzati, scrive il Papa, auspicando “la Comunità delle nazioni a lavorare unita al fine di adottare un trattato internazionale vincolante, che regoli lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale nelle sue molteplici forme. L’obiettivo della regolamentazione, naturalmente, non dovrebbe essere solo la prevenzione delle cattive pratiche, ma anche l’incoraggiamento delle buone pratiche, stimolando approcci nuovi e creativi e facilitando iniziative personali e collettive”. Per Francesco, in particolare, “nei dibattiti sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, si dovrebbe tenere conto della voce di tutte le parti interessate, compresi i poveri, gli emarginati e altri che spesso rimangono inascoltati nei processi decisionali globali”.