Caso Alfieri, i chirurghi: “Capita di essere in più sale operatorie nello stesso giorno. Ma se era a un congresso dall’altra parte d’Italia ha sbagliato”
di Michele BocciLa vita professionale del chirurgo, e talvolta non solo quella, si svolge per la gran parte del tempo all’interno della sala operatoria. E può capitare che un professionista partecipi anche a quattro o addirittura cinque interventi in un solo giorno. Quando si osserva la vicenda di Sergio Alfieri non si può non tenere conto di come si svolge il lavoro suo e di altre centinaia di primari in tutta Italia. “Se invece di essere in sala si trovava a un congresso dall’altra parte d’Italia non ci sono dubbi, ha sbagliato”, racconta un suo collega. Altrimenti ha fatto quello che fanno in tanti, che entrano in più sale operatorie nello stesso giorno.
In più sale nello stesso giorno
La cardiochirurgia di Careggi è una di quelle che lavorano di più in Italia. Dopo il Covid fa circa 1.400 interventi all’anno. Il primario, Pierluigi Stefàno arriva a 4-500. “Abbiamo tre sale che funzionano contemporaneamente, mi può capitare di partecipare a due interventi al mattino e uno al pomeriggio”, spiega. “…
La vita professionale del chirurgo, e talvolta non solo quella, si svolge per la gran parte del tempo all’interno della sala operatoria. E può capitare che un professionista partecipi anche a quattro o addirittura cinque interventi in un solo giorno. Quando si osserva la vicenda di Sergio Alfieri non si può non tenere conto di come si svolge il lavoro suo e di altre centinaia di primari in tutta Italia. “Se invece di essere in sala si trovava a un congresso dall’altra parte d’Italia non ci sono dubbi, ha sbagliato”, racconta un suo collega. Altrimenti ha fatto quello che fanno in tanti, che entrano in più sale operatorie nello stesso giorno.
In più sale nello stesso giorno
La cardiochirurgia di Careggi è una di quelle che lavorano di più in Italia. Dopo il Covid fa circa 1.400 interventi all’anno. Il primario, Pierluigi Stefàno arriva a 4-500. “Abbiamo tre sale che funzionano contemporaneamente, mi può capitare di partecipare a due interventi al mattino e uno al pomeriggio”, spiega. “Un intervento di sostituzione di una valvola può durare da 3 a 6 ore. Quando partecipo, io sto in sala più o meno un’ora e mezzo, nella parte centrale della procedura”. Dopo, può capitare che si sposti in un altro tavolo operatorio. “Non faccio tutta la chirurgia dall’inizio alla fine. Altrimenti non potrei fare il primario, che significa anche gestire il reparto, organizzarlo, far crescere i collaboratori. E poi avrei il tempo di fare soltanto un intervento al giorno”. Stefàno concentra le visite nel pomeriggio, “e in quel caso operano i miei collaboratori”. Poi se c’è un’emergenza o un problema in sala, il primario è sempre disponibile a entrare e dare una mano.
Tutto tracciato
Fanno circa 1.200 interventi l’anno alla chirurgia del policlinico di Milano diretta dal professor Luigi Boni. “Ci occupiamo di molti tipi di intervento, dalle colecisti ai tumori al colon e non facciamo urgenze”, spiega il primario. L’équipe di sala è composta da due medici strutturati, quindi specialisti assunti dall’ospedale, da uno o due specializzandi, da uno strumentista e dall’anestesista. Sono questi professionisti a venir citati nel registro operatorio (gli anestesisti possono essere due se durante l’intervento c’è un cambio del turno). “Io farò circa 400 interventi all’anno. Capita di essere chiamato da una sala. A quel punto vado e se opero vengo inserito nel registro ma può capitare che mi limiti a dare suggerimenti e quel punto si scrive una formula del tipo: ‘Sentito il professor Boni si decide di procedere in questo modo’”. Tutto viene sempre tracciato, quindi.
“Intervengo se c’è un problema”
La chirurgia del pancreas è un’attività chirurgica super specialistica e l’ospedale di Verona è il centro italiano che fa di gran lunga il maggior numero di interventi per tumore, circa 370 nel 2022 e cioè il doppio dei due centri che si classificano secondi per volumi di attività (l’Humanitas di Milano e Pisa). Qui l’organizzazione è un po’ diversa rispetto a quella delle altre chirurgie ma per certi aspetti, come la potenziale presenza del primario in più sale, ci sono similitudini. “Io ho con me 10 chirurghi tutti autonomi – spiega il primario, Roberto Salvia - Un intervento può durare dalle cinque alle dieci ore e io spesso ho una funzione di “backup”. Sono nel mio studio e se c’è un momento di difficoltà, un passaggio complicato, può capitare che mi chiamino e io resti dentro mezz’ora come cinque ore. E ovviamente può succedere che participi a due interventi in un giorno”. Salvia spiega come capiti che i pazienti si sincerino che in sala ci sia lui. “Di solito gli dico: mi auguro che non ci sia bisogno che venga anche io in sala, perché vorrebbe dire che c’è un problema”.