Sergio Alfieri, dispiacere per le accuse ma il Vaticano resta cauto: “Non è il nostro ospedale”
di Iacopo ScaramuzziPiù che imbarazzo, in Vaticano si respira un’aria di sorpresa per il nesso che viene fatto tra il Papa e le indagini a carico di Sergio Alfieri. Il professore ha operato due volte — e con successo — Francesco, a luglio del 2021 per una resezione del colon e a giugno scorso per un intervento su antiche cicatrici della parete addominali. «Quando facciamo la terza?», gli domandò Bergoglio, scherzando, a riprova della confidenza. Nell’ultimo caso, oltretutto, la conferenza stampa che Alfieri tenne a intervento concluso permise di informare l’opinione pubblica tempestivamente e con una trasparenza non scontata, cosa che contribuì a una convalescenza tranquilla.
Cautela e silenzio
Il chirurgo si è conquistato la fiducia di Bergoglio in sala operatoria. Ma non è, sottolineano Oltretevere, “il dottore del Papa”: il policlinico Gemelli, che è un ospedale privato cattolico, non dipende dalla Santa Sede, a differenza ad esempio del Bambino Gesù, e le indagini in corso si svolgono in Italia, non …
Più che imbarazzo, in Vaticano si respira un’aria di sorpresa per il nesso che viene fatto tra il Papa e le indagini a carico di Sergio Alfieri. Il professore ha operato due volte — e con successo — Francesco, a luglio del 2021 per una resezione del colon e a giugno scorso per un intervento su antiche cicatrici della parete addominali. «Quando facciamo la terza?», gli domandò Bergoglio, scherzando, a riprova della confidenza. Nell’ultimo caso, oltretutto, la conferenza stampa che Alfieri tenne a intervento concluso permise di informare l’opinione pubblica tempestivamente e con una trasparenza non scontata, cosa che contribuì a una convalescenza tranquilla.
Cautela e silenzio
Il chirurgo si è conquistato la fiducia di Bergoglio in sala operatoria. Ma non è, sottolineano Oltretevere, “il dottore del Papa”: il policlinico Gemelli, che è un ospedale privato cattolico, non dipende dalla Santa Sede, a differenza ad esempio del Bambino Gesù, e le indagini in corso si svolgono in Italia, non in Vaticano.
Da qui la scelta di non commentare la vicenda né ufficialmente né ufficiosamente, tesa a sottolineare che — a parte essere stato suo paziente in due occasioni — , il Papa (che, peraltro, ai medici preferisce decisamente gli infermieri) non c’entra con tutta questa storia. E che “prima di formulare giudizi bisogna capire per bene cosa è accaduto”.
Da Wojtyla a Bergoglio
Ovviamente il legame con l’ospedale dell’Università Cattolica è forte: qui fu salvato Giovanni Paolo II dopo l’attentato di Mehmet Ali Agca nel 1981, qui è tornato numerose volte con l’avanzare dei malanni, e qui è stato ricoverato Francesco. Una vicenda opaca non può far piacere in Vaticano. Se la accuse si rivelassero fondate, per il pontefice argentino sarebbe senz’altro un “dispiacere”. Ma è altresì vero che Jorge Mario Bergoglio, che pur non manca di fustigare la corruzione e il malcostume, è sempre stato un garantista. Lascia che la giustizia faccia il suo corso nei tribunali, non si sognerebbe di pronunciare giudizi anzitempo, tanto più per un professionista di indiscusse capacità.
La triangolazione per il Fatebenefratelli
Oltretevere il professor Alfieri è persona nota e apprezzata. Il suo nome compare una sola volta nell’annuario pontificio, il “Who’s who” della Chiesa cattolica, in qualità di consigliere del consiglio di amministrazione della Fondazione per la sanità cattolica. L’organismo venne creato da Bergoglio nel 2021 per mettere le ali, in particolare, al rilancio dell’ospedale Fatabenefratelli sull’isola Tiberina: un’operazione triangolata dalla Santa Sede con la Fondazione Del Vecchio (e voluta dal patron di Luxottica poco prima della morte) e, appunto, con il Gemelli, che ci mette l’autorevolezza delle conoscenze tecniche e mediche.
“Non quattrini ma servizio”
Al buon nome dell’ospedale Francesco tiene. Lo dimostrò quando presiedette dal Gemelli, nel luglio 2021, la preghiera domenicale dell’Angelus. «In questi giorni di ricovero in ospedale — disse in quell’occasione — ho sperimentato ancora una volta quanto sia importante un buon servizio sanitario, accessibile a tutti, come c’è in Italia e in altri Paesi. Un servizio sanitario gratuito, che assicuri un buon servizio accessibile a tutti. Non bisogna perdere questo bene prezioso. Bisogna mantenerlo! E per questo occorre impegnarsi tutti, perché serve a tutti e chiede il contributo di tutti. Anche nella Chiesa — disse Francesco — succede a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la vocazione, nella Chiesa, non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito». Parola di paziente, e parola di Papa.