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Quattrocento richieste di aiuto al giorno, la riscossa delle donne dopo la morte di Giulia

Roma, Cerimonia di illuminazione della facciata di Palazzo Chigi in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

 

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Da Torino a Palermo crescono le denunce e le segnalazioni al 1522. Ragazze, madri, al Sud tante over 60
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Il giorno del picco è stato l’11 novembre, nelle ore successive al tragico ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin. Ma cinque settimane dopo, l’onda lunga della presa di coscienza, del coraggio e della responsabilità sembra non essersi esaurita. Quattordicimila chiamate al 1522, il numero dell’emergenza per le donne vittime di violenza e un trend in aumento (ma naturalmente ancora senza numeri consolidati) di denunce alle forze dell’ordine di atti persecutori, stalking, violenze domestiche, minacce in ambito familiare.

Chiamano madri in ansia per le figlie, ragazze giovanissime (soprattutto al nord) che chiedono aiuto per sè o per le amiche ma anche tante donne over 60, queste invece dal sud Italia. Quattordicimila chiamate in cinque settimane, a fronte di poco più di 32.000 in tutto il 2022, una media di 400 al giorno, più del doppio di quelle che arrivavano prima. Insomma, il femminicidio di Giulia Cecchettin sembra davvero aver segnato uno spartiacque. Almeno nella consapevole…

Il giorno del picco è stato l’11 novembre, nelle ore successive al tragico ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin. Ma cinque settimane dopo, l’onda lunga della presa di coscienza, del coraggio e della responsabilità sembra non essersi esaurita. Quattordicimila chiamate al 1522, il numero dell’emergenza per le donne vittime di violenza e un trend in aumento (ma naturalmente ancora senza numeri consolidati) di denunce alle forze dell’ordine di atti persecutori, stalking, violenze domestiche, minacce in ambito familiare.

Chiamano madri in ansia per le figlie, ragazze giovanissime (soprattutto al nord) che chiedono aiuto per sè o per le amiche ma anche tante donne over 60, queste invece dal sud Italia. Quattordicimila chiamate in cinque settimane, a fronte di poco più di 32.000 in tutto il 2022, una media di 400 al giorno, più del doppio di quelle che arrivavano prima. Insomma, il femminicidio di Giulia Cecchettin sembra davvero aver segnato uno spartiacque. Almeno nella consapevolezza: ma è ancora presto per verificare se al moltiplicarsi di richieste di aiuto e di informazioni seguiranno altrettante formalizzazioni di denunce.

La Sicilia ha il record nazionale delle violazioni alle prescrizioni del codice rosso, a cominciare dall’obbligo di restare a distanza della vittima. Picchiate, maltrattate, perseguitate e umiliate da mariti, figli, compagni di vita, fidanzati ed ex. Un caso ogni due giorni, ben 31 arresti negli ultimi due mesi: otto casi a Palermo, altrettanti a Catania, cinque ad Agrigento. Il totale delle denunce dall’inizio dell’anno tra maltrattamenti e stalking ha superato quota 1.550. Di queste solo il 15 per cento arriva all’arresto, la metà sfocia in un divieto di avvicinamento alla vittima, il resto rimangono denunce a piede libero.

Dieci casi di codice rosso al giorno a Roma. Tante sono quotidianamente le donne che si rivolgono alle forze dell’ordine per denunciare casi di violenza, maltrattamenti, lesioni, atti persecutori e molestie da parte di uomini, stando agli ultimi dati forniti dal procuratore Francesco Lo Voi. Molte di loro sono minorenni: nel 2023 sono state 76 le giovanissime ascoltate in audizione protetta, con l’ausilio di psicologi ed esperti. In 3392 casi, dopo la denuncia della vittima, è stato attivato il codice rosso con misure a protezione delle donne.

Finalmente si comincia a denunciare di più o anche solo a chiedere aiuto ai centri antiviolenza anche al sud, dove il fenomeno riguarda anche donne avanti con gli anni che dopo aver accettato con rassegnazione una vita di violenze e soprusi in famiglia cominciano ad alzare la testa. A Bari sette denunce al giorno per reati da codice rosso, dato più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. Il pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis è al lavoro sette giorni su sette «perché quello dei femminicidi e della violenza di genere è il fenomeno criminale del momento. Certamente in aumento - dice il procuratore - anche se di pare passo aumenta la consapevolezza delle vittime e la capacità di denunciare». Non tutte, però, hanno la forza di seguire fino in fondo il percorso: «Qualcuna ritira la denuncia prima che inizi il processo, a volte addirittura il giorno dopo averla presentata - aggiunge Angelillis -. Il tentativo di fermare i responsabili delle violenze è una corsa contro il tempo, con misure cautelari chieste a poche ore dalle denunce e in una giornata disposte dai gip. Nel mese di novembre la Procura di Bari ne ha chieste e ottenuto 75 su circa 210 denunce: significa che in un caso su tre ci sono provvedimenti immediati.

A Napoli invece il trend delle denunce è costante: sono 288 quelle presentate tra l’11 ottobre e l’11 novembre, data del femminicidio di Giulia Cecchettin, e 290 quelle tra il 12 novembre e il 12 dicembre ma che la vicenda di Giulia abbia fatto breccia lo dimostra un episodio: a fine novembre una donna di 50 anni del quartiere Bagnoli ha denunciato le minacce del fratello accompagnate dalla frase: «Ti faccio fare la fine di quella del Nord, tanto a te non ti trovano».

L’“effetto Giulia”, come lo chiamano gli operatori dei centri antiviolenza, si è sentito in maniera rilevante anche al nord. Ottanta denunce in un mese, quasi tre al giorno, a Torino, ma la novità più rilevante è l’aumento delle segnalazioni di fatti che stanno accadendo ad altre. Molte dalle scuole. Un esempio ad Ivrea: «La mia compagna di classe ha detto che suo padre picchia la mamma». Cala l’età, dal caso Cecchettin: tante ragazzine segnalano atteggiamenti rischiosi. E i pm dicono: «Ci servono più risorse».

Boom di telefonate anche a Genova. Al centro antiviolenza di via Mascherona solo questo mese sono state 60 e quasi la metà sono di ragazzine dai 16 ai 20 anni venute a informarsi rispetto a campanelli d’allarme dei fidanzati (gelosia, controllo, telefonate). Al centro antiviolenza dell’Università di Bologna, ben 22 denunce nell’ultimo mese e mezzo, 8 nei tre giorni vicini al femminicidio di Giulia Cecchettin. La Toscana registra un aumento consistente: + 35 % di chiamate e denunce raddoppiare. In aumento, dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, più donazioni al centro Artemisia. «Avvertiamo l’inizio di una consapevolezza diversa», spiega la presidente Elena Baragli. Segna il passo invece Milano: la Procura ha aumentato il pool dedicato, da 11 a 18 pm, ma non si rileva un aumento di denunce.

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