Cronaca

Becciu: “Voglio gridare al mondo la mia innocenza, spero che il Papa mi creda”

Becciu: “Voglio gridare al mondo la mia innocenza, spero che il Papa mi creda”
(reuters)

La replica del cardinale condannato per lo scandalo finanziario a cinque anni e sei mesi di reclusione, in primo grado e con interdizione perpetua dai pubblici uffici. E sui soldi per liberare la suora rapita: “Francesco era d’accordo”

2 minuti di lettura

"Voglio gridare al mondo che sono innocente, che non ho commesso i reati di cui vengo accusato". Così il cardinale Angelo Becciu in onda il 18 sera su Rai1 alla trasmissione 'Cinque minuti' di Bruno Vespa. L’ex porporato è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici dal Tribunale del Vaticano nel processo di primo grado per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo di Londra. Alla domanda se papa Bergoglio creda alla sua innocenza, Becciu ha risposto: "Io credo e spero di sì e, comunque, mi darò da fare per dimostrare la mia innocenza: nelle istanze giuridiche e in tutte le maniere voglio gridare al mondo la mia innocenza".

Investimenti vaticani

Comprare palazzi è nella tradizione della Santa Sede, ha detto il porporato sardo: "Lei chiame speculative - ha detto Becciu rivolto a Vespa che ha fatto una domanda su quelle operazioni immobiliari - ma questo era nella tradizione della Santa Sede. Già dal 1929 la Santa Sede, dopo i Patti Lateranensi, ha iniziato a investire sui palazzi, Londra, Parigi, Roma, è una tradizione che la Santa Sede ha avuto". L’ex Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato ha precisato che responsabile dei dossier era il capo dell'ufficio amministrazione, monsignor Alberto Perlasca, non lui: "Non sono io che ho scelto. Io, da Sostituto, sa quanti uffici dovevo seguire? Diciassette uffici. Io non avevo tempo di seguire passo per passo le questioni economico-finanziarie. C'è un ufficio, l'ufficio amministrativo, che si occupava delle questioni amministrative e anche degli investimenti. Quindi da noi si dice: si prepara un appunto, cioè un dossier. Il capo ufficio, che è il vero responsabile della amministrazione, a quei tempi era monsignor Perlasca, mi presentava i vari dossier. Tra questi il dossier sulla opportunità di investire in un palazzo". Nell’operazione del palazzo di Londra erano previsti "quattro momenti: investimento, poi uscita dal fondo, perché era un investimento a tempo, acquisto dell'immobile e poi la gestione dell'immobile e vendita dell'immobile. Io ero presente solo al momento dell'investimento. Le altre operazioni io non c'ero più". E alla domanda se fosse stato non "prudente" investire i soldi in questo modo, Becciu ha replicato: "Erano i miei tecnici che mi dicevano che era possibile farlo, che ne veniva fuori un grande vantaggio per la Santa Sede, non mi presentavano grossi rischi, inoltre la persona era garantita dalla stessa banca".

La vicenda Marogna

Il cardinale Becciu ha detto che il Papa era d'accordo sullo stanziamento di 570mila euro per liberare una suora che era stata rapita in Mali, soldi che sono stati versati a Cecilia Marogna, che poi lei ha speso per beni personali di lusso. "Questo non lo sapevo assolutamente e se avessi saputo non l'avrei permesso. Questi soldi dovevano essere destinati solo all'operazione di liberazione della suora", ha detto Becciu. "Con il Papa eravamo d'accordo di finanziare questa operazione. Quindi quei soldi dovevano servire solo per questo. Se qualcosa è andato storto lo deve scoprire chi lo deve scoprire", ha aggiunto il card. Becciu.

Fondi in Sardegna

Infine i soldi per la sua diocesi in Sardegna, Ozieri, terzo e ultimo dei capi di accusa per i quali è stato condannato: "I 100mila euro sono ancora lì nel conto della Caritas”, ha detto Becciu. “Io ho inviato prima 25mila, su richiesta del vescovo di allora, monsignor Sanguinetti, al fondo Caritas, e poi 100mila nel 2018 al fondo Caritas. E' il vescovo che decide dove utilizzarli. Finora quei 100mila non sono ancora stati utilizzati". Il vescovo di Ozieri, mons. Corrado Melis, oggi ha espresso in una nota tutta la sua "amarezza" per la condanna inflitta al cardinale Angelo Becciu. In una lettera aperta alla sua diocesi scrive: "Sento con immensa sofferenza di non essere solo a provare amarezza e disorientamento dopo la sentenza comminata al caro don Angelino. Percepisco la vostra fatica, i vostri interrogativi e il groviglio di sentimenti che abitano il vostro cuore. Vi posso confessare che non sono molto distanti dai miei. Mi ritrovo ad essere padre ma senza un tozzo di pane da portare a casa. Mi chiedo cosa è stato, cosa siamo e cosa saremo. Convivono in queste ore la consapevolezza di sentirmi amato dalla Chiesa e il frastuono di tante domande sguaiate che cercano pace. Se non altro per avere una risposta da dare o un cammino da affrontare assieme". Il vescovo sottolinea: "Sono veramente in difficoltà e con estrema umiltà mi metto a nudo confessandovi: non capisco!".

I commenti dei lettori