Centri migranti in Albania, 900 milioni in 5 anni: ecco quanto l’Italia è pronta a pagare per la delocalizzazione
di Alessandra ZinitiÈ una cifra monstre, oltre 900 milioni di euro, quella che il governo Meloni ha impegnato per i prossimi cinque anni per la folle idea di mandare in Albania qualche decina di migliaia di migranti soccorsi da navi militari italiane in acque internazionali, ben lontano dalle nostre coste. Il giallo dei reali oneri finanziari del disegno di legge di ratifica del protocollo Italia-Albania, approvato due settimane fa dal Consiglio dei ministri senza indicare alcuna cifra precisa del fondo dedicato ai costi istituito presso il ministero dell’Interno, è stato svelato lunedì pomeriggio quando il presidente della Repubblica Mattarella ha autorizzato la presentazione del disegno di legge alle Camere. Ovviamente dopo la bollinatura al ministero dell’economia.
Quali saranno i costi effettivi è impossibile dirlo. Ma ecco le le cifre che svelano quanto il governo Meloni è pronto a pagare per l’ipotetico effetto deterrente di un accordo che, qualora dovesse trovare reale applicazione, non servirà d…
È una cifra monstre, oltre 900 milioni di euro, quella che il governo Meloni ha impegnato per i prossimi cinque anni per la folle idea di mandare in Albania qualche decina di migliaia di migranti soccorsi da navi militari italiane in acque internazionali, ben lontano dalle nostre coste. Il giallo dei reali oneri finanziari del disegno di legge di ratifica del protocollo Italia-Albania, approvato due settimane fa dal Consiglio dei ministri senza indicare alcuna cifra precisa del fondo dedicato ai costi istituito presso il ministero dell’Interno, è stato svelato lunedì pomeriggio quando il presidente della Repubblica Mattarella ha autorizzato la presentazione del disegno di legge alle Camere. Ovviamente dopo la bollinatura al ministero dell’economia.
Quali saranno i costi effettivi è impossibile dirlo. Ma ecco le le cifre che svelano quanto il governo Meloni è pronto a pagare per l’ipotetico effetto deterrente di un accordo che, qualora dovesse trovare reale applicazione, non servirà di certo ad alleggerire l’Italia dagli oneri dell’accoglienza nè ad aumentare di chissà quanto i rimpatri che, nonostante l’aumento del 10 % nel 2023, restano inchiodati sotto la soglia dei 5.000 all’anno.
Un fiume di denaro
Le cifre, dunque: 89 milioni di euro nel 2024 e 480 milioni per i successivo quattro anni. A cui devono aggiungersi altri 40 milioni per la realizzazione delle strutture ( l’hotspot a Shengjin e il centro per i rimpatri a Gjader nell’interno), 8, 5 milioni per le strumentazioni tecnologiche e altri 30 milioni di oneri vari. E i 16,5 milioni da versare subito all’Albania. E poi tutte le spese per le assunzioni previste nei ruoli della magistratura e di funzionari del ministero di Grazia e giustizia e Interni, medici e personale sanitario ( che sommate costeranno quasi 45 milioni) e altri 260 milioni per le indennità di servizio di tutto il personale delle forze dell’ordine che sarà impegnato in un vorticoso va e vieni tra Italia e Albania.
Insomma, un gran balletto di cifre, ben di più dei 2-300 milioni di euro a cui avevano fatto cenno i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Antonio Tajani.
Le opposizioni: esposto alla Corte dei Conti
Il deputato di + Europa Riccardo Magi chiede l’intervento della Corte dei Conti. «Un suicidio economico per l’Italia, una brutalità verso i migranti e un precedente pericolosissimo nella gestione dell’accoglienza, che per la prima volta viene delocalizzata in un paese extra-europeo in luoghi di detenzione dove lo stato di diritto e i diritti umani sono sospesi e garantiti non si sa bene da chi. Stiamo già lavorando a un esposto alla Corte dei conti per fermare questo obbrobrio umanitario, giuridico ed economico». «Uno schiaffo del governo ai tanti italiani che vivono quotidianamente in condizioni di difficoltà economica o alla necessità di fondi per irrobustire la sanità pubblica. Sarebbe inoltre interessante capire quali tasche finiranno per arricchire», attacca Pierfrancesco Majorino, responsabile immigrazione del Pd. Anche l’ex viceministro all’Interno dem Matteo Mauri giudica «mostruosi i costi di questa operazione di pura propaganda della Meloni. Tutto questo a spese dei cittadini solo per provare a nascondere il fallimento del Governo nella gestione dei fenomeni migratori».
La premier va dritto per la sua strada, incrocia le dita sperando che la Corte costituzionale non bocci l’accordo con Edi Rama, al momento bloccato dal ricorso delle opposizioni. Ma il ministro degli Esteri Tajani, a chi gli chiede con quali altri Paesi sono in cantiere accordi del genere, taglia corto: «Per adesso non sono previste altre opzioni».
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