Quando un anno fa la Guardasigilli Marta Cartabia ha licenziato il decreto sulla presunzione d’innocenza, lei, Raffaele Cantone come procuratore di Perugia lo ha recepito subito con una circolare. Ora che impressione le fa il blackout provocato dall’emendamento di Enrico Costa sulle ordinanze di custodia non più pubblicabili?
“La norma non mi piace, ma non credo che l’allarme sia giustificato. Perché di fatto si tornerà alla situazione precedente al 2017, quando le ordinanze non potevano essere riportate integralmente”.
E qui sta il problema per una stampa che ha il diritto di informare su indagini giunte al momento dell’arresto.
“E infatti io non sono d’accordo con la riforma. Credo che la norma del 2017 (quella del ministro Orlando, ndr.) fosse stata un grande passo avanti all’insegna della trasparenza, soprattutto perché consentiva al giornalista un’informazione molto più chiara e precisa”.
Giusto quello che dà fastidio a chi, come Costa, vuole il buio più totale sulle indagini.
“N…
Quando un anno fa la Guardasigilli Marta Cartabia ha licenziato il decreto sulla presunzione d’innocenza, lei, Raffaele Cantone come procuratore di Perugia lo ha recepito subito con una circolare. Ora che impressione le fa il blackout provocato dall’emendamento di Enrico Costa sulle ordinanze di custodia non più pubblicabili?
“La norma non mi piace, ma non credo che l’allarme sia giustificato. Perché di fatto si tornerà alla situazione precedente al 2017, quando le ordinanze non potevano essere riportate integralmente”.
E qui sta il problema per una stampa che ha il diritto di informare su indagini giunte al momento dell’arresto.
“E infatti io non sono d’accordo con la riforma. Credo che la norma del 2017 (quella del ministro Orlando, ndr.) fosse stata un grande passo avanti all’insegna della trasparenza, soprattutto perché consentiva al giornalista un’informazione molto più chiara e precisa”.
Giusto quello che dà fastidio a chi, come Costa, vuole il buio più totale sulle indagini.
“Non so quale sia l’obiettivo di Costa. Non sono d’accordo che la norma produca il “buio” sulle indagini, però credo che sia un rilevante arretramento culturale né necessario né opportuno”.
Ci spiega perché?
“Con le norme sulla presunzione d’innocenza e sulle intercettazioni non si erano più verificati i problemi segnalati in passato. Tant’è che lo stesso Garante della privacy ha ammesso che negli ultimi anni la pubblicazione degli ascolti contenuti nelle ordinanze è stata corretta”.
Vede? La stretta è inopportuna.
“Perché il rischio è che si ripristinino certi circuiti sotterranei attraverso i quali sono sicuro che comunque circoleranno le ordinanze cautelari facendo venir meno tutti gli sforzi di trasparenza fatti in questo periodo per consentire ai giornalisti di aver un accesso diretto e formale ai provvedimenti giudiziari”.
Con la presunzione d’innocenza c’è già stata la stretta sulle conferenze stampa e l’obbligo di silenzio per i singoli pm. Ora sparisce pure la possibilità di avere in modo trasparente le ragioni di un arresto.
“Ribadisco che si rischia di tornare allo spaccio abusivo delle ordinanze anche perché se per i magistrati è previsto un illecito disciplinare nel caso in cui dovessero fornire documenti ai giornalisti, per altri soggetti del procedimento non c’è alcuna sanzione qualora dovessero dare le copie sottobanco”.
Beh, non è certo un mistero che tra le fonti ci siano gli avvocati, anche se poi loro sono i primi a chiedere la stretta contro i giornali.
“Non ritengo opportuno entrare in polemiche anche perché il legislatore ha scelto di non prevedere sanzioni a carico degli avvocati e di tutti gli altri soggetti che dovessero dare ai giornalisti provvedimenti cautelari”.
Intercettazioni dei terzi non trascritte, come vuole Nordio, per evitare che siano pubblicate, ordinanze segrete, giudici imbavagliati da un disciplinare sempre più rigido. Fa bene la Fnsi a temere il buio sulla cronaca giudiziaria?
“Mi auguro che questa lettura sia esagerata. Vedo interventi normativi non convincenti, ma spero che poi nell’attuazione pratica resti salvaguardato il fondamentale diritto dei cittadini a essere informati sulle vicende giudiziarie, diritto che, è bene ricordarlo, è tutelato dall’articolo 21 della Costituzione”.
Silenziare i giudici non è un modo per isolarli e indebolirli?
“Non credo sia stato un errore prevedere che i giudici non possano parlare dei processi. Mi preoccupa invece un’eventuale stretta più ampia sul diritto dei magistrati di partecipare al dibattito pubblico sui temi giudiziari e di interesse generale”.
Guardi che siamo già a questo punto, basti pensare non solo agli attacchi ai giudici che non applicano tout court la legge ma la interpretano, e a quelli che intervengono nei loro congressi.
“Pensare che ci sia un giudice che applica la legge senza interpretarla non tiene conto dell’ormai complessità delle norme esistenti. Il giudice “bocca della legge” appartiene a un'era superata da decenni. Quanto alla libertà del dibattito credo si tratti di un’acquisizione del nostro sistema democratico che garantisce, anche attraverso questa possibilità, l’autonomia delle toghe medesime”.