Omelie lunghe e noiose, in un libro l’appello: “Basta inutili torture ai fedeli: citate fatti di cronaca, i testi di Gino Paoli e Hemingway”
di Orazio La Rocca“Noiose, lunghe, prive di 'anima', più che prediche, inutili torture, eccessivamente ostiche per chi le ascolta...”. Non è un buon momento per lo stato di salute delle omelie declamate dagli altari dai preti nelle Messe domenicali, nelle feste comandate a partire delle celebrazioni natalizie e pasquali. A decretarlo – nero su bianco – non è un osservatore qualsiasi, e tantomeno un anticlericale, ma padre Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, stretto collaboratore di papa Francesco, del quale è responsabile della “Tabella” quotidiana, vale a dire l'organizzazione del lavoro dentro e fuori il Vaticano (udienze, incontri ufficiali, visite alle parrocchie, viaggi...).
Religioso della congregazione dei Rogazionisti – istituto di diritto pontificio dedito alla formazione dei giovani, specialmente i più bisognosi, all'aiuto ai poveri e alla diffusione della Fede con la propagazione della Parola di Gesù attraverso le pagine del Vangelo – padre Sapienza lancia un…
“Noiose, lunghe, prive di 'anima', più che prediche, inutili torture, eccessivamente ostiche per chi le ascolta...”. Non è un buon momento per lo stato di salute delle omelie declamate dagli altari dai preti nelle Messe domenicali, nelle feste comandate a partire delle celebrazioni natalizie e pasquali. A decretarlo – nero su bianco – non è un osservatore qualsiasi, e tantomeno un anticlericale, ma padre Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, stretto collaboratore di papa Francesco, del quale è responsabile della “Tabella” quotidiana, vale a dire l'organizzazione del lavoro dentro e fuori il Vaticano (udienze, incontri ufficiali, visite alle parrocchie, viaggi...).
Religioso della congregazione dei Rogazionisti – istituto di diritto pontificio dedito alla formazione dei giovani, specialmente i più bisognosi, all'aiuto ai poveri e alla diffusione della Fede con la propagazione della Parola di Gesù attraverso le pagine del Vangelo – padre Sapienza lancia un severo richiamo al modo con cui la stragrande maggioranza dei celebranti pronunziano le omelie per illustrare i passi evangelici. Lo fa nel suo ultimo libro, in questi giorni in distribuzione, dal titolo “La Parola nel cuore”, sottotitolo “Riflessioni sui Vangeli festivi” (Editrice Rogate).
Fatti di cronaca, scrittori e cantanti
Pagine, in verità, che non si limitano solo a criticare e a bocciare i parroci predicatori, con stroncature piuttosto nette, specialmente nella parte iniziale del volume. L'autore ai richiami fa seguire, infatti, una lunga serie di consigli e suggerimenti per rendere “più vive, interessanti e coinvolgenti” le spiegazioni delle pagine evangeliche dai pulpiti e dagli altari. Spingendosi persino a invitare i predicatori a prendere spunto, con più attenzione, dalle vicende di cronaca quotidiana (femminicidi, morti di migranti nel Mediterraneo, problemi del lavoro, critiche ecclesiali...). Senza tralasciare suggestioni, pensieri e parole legate a scrittori, poeti e cantanti, facendo nomi di autori non proprio ecclesiali come lo scrittore Ernest Hemingway, il cantautore Gino Paoli, accanto a intellettuali cattolici conosciuti al grande pubblico come padre Ernesto Balducci (poeta e scrittore), il teologo tedesco Rahner, grande protagonista del Concilio Vaticano II.
Fedeli annoiati e distratti
“Sempre più spesso – scrive, tra l'altro, padre Sapienza nell'introduzione a La Parola nel cuore - si leggono su giornali, riviste e blog, lettere di fedeli che si lamentano delle prediche noiose, che diventano una inutile tortura..”. In realtà, ammette il religioso, se si guardano i volti dei fedeli durante le Messe domenicali trasmesse in tv nel momento dell'omelia “gli sguardi se non sono spenti, certamente non dimostrano attenzione e partecipazione”. E questo succede perché, a parere del Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, “non sempre, purtroppo, i celebranti comprendono la responsabilità, l'importanza, la bellezza, la delicatezza dell'omelia. La fretta, la mancanza di preparazione, l'improvvisazione, l'assenza di meditazione e della ruminazione della Parola di Dio, contribuiscono a rendere la predica come la spada di Carlo Magno, lunga e piatta! Mentre, invece, l'omelia – avverte padre Sapienza – deve nascere nel cuore del sacerdote e deve arrivare nel cuore dei fedeli”.
Le tracce da seguire ...
E come strada da seguire, il religioso cita una frase di Dietrich Bonhoeffer, celebre pastore protestante, apprezzatissimo anche dai cattolici: “Nessuno può commentare la Bibbia dal pulpito – le parole di Bonhoeffer – senza praticarla sul tavolo del lavoro e della preghiera”. Da qui l'indicazione di Sapienza ai sacerdoti a tenere “prediche calde, non astruse o arzigogolate, in modo che colpiscono chi ascolta. Prediche preparate nella preghiera e con spirito apostolico”.
… tra Gino Paoli e Hemingway
Nel libro, il religioso presenta una vera e propria traccia di prediche come esempio da seguire, possibilmente, nel calendario liturgico. E le sorprese non mancano. Quasi tutte le omelie di Sapienza non superano la pagina e mezza, ma in tante prendono spunto dai grandi fatti di cronaca, anche i più efferati, e dai grandi personaggi della letteratura e dello spettacolo. Ad esempio, una celebre frase di Hemingway, “I vecchi non diventano saggi. Diventano attenti”, è citata come la chiave di lettura dell'omelia della prima Domenica di Avvento quando il Vangelo invita ad assere “attenti” alla venuta del Signore. La predica per la festività del Natale nel libro prende lo spunto da una rima della poetessa romana Giovanna Sicari, “Il bambino è felice, perché solo lui vede la luce che verrà”, in riferimento alla nascita, gioiosa, felice ed emozionante, di Gesù Bambino. Una canzone di Gino Paoli, “Noi”, offre lo spunto per spiegare la pagina biblica della creazione divina dell'uomo e della donna “perché dice Dio non è bene che l'uomo sia solo”. Parole evangeliche che l'autore de “La Parola nel cuore” vede spuntare in qualche modo anche nelle rime da Gino Paoli quando canta “Noi, sono le tue mani che cercano le mie. Noi: è essere insieme anche quando sono solo. Oggi, domani e ancora quando dirò, Noi, parlerò sempre di te”. Non disdegnare nemmeno di citare battute che possono far sorridere i fedeli.
Non disdegnare le battute
E come esempio per l'omelia della festa di Cristo Re, alla chiusura dell'anno liturgico, padre Sapienza ricorda la risposta che il cardinale Ercole Consalvi, segretario di Stato pontificio, fece a Napoleone quando era arrivato a dire che “io distruggerò la Chiesa”, “Maestà – la risposta del porporato – in quasi duemila anni non ci siamo ancora riusciti noi preti...”.