✕

Benvenute al Sud. Sara Mantuano e Alessia Carbone, le pioniere dell’Erasmus italiano

Cloister of sant'agostino. bergamo. Italy. (Photo by: Bluered/REDA&CO/Universal Images Group via Getty Images) 
Sono le prime due studentesse a vincere il bando del programma sperimentale varato dal ministero dell’Università. Da Bergamo andranno nell’ateneo di Reggio Calabria per almeno 4 mesi: “La mobilità al contrario ci arricchirà”
2 minuti di lettura

«Ma che ci vai a fare a Reggio Calabria?». E certo non avrà il fascino misto a terrore dell’Erasmus e basta, senza aggettivi — quel viaggio di formazione e studio per eccellenza che da 36 anni porta i ragazzi in giro per l’Europa — ma l’Erasmus italiano, nazionale e un po’ patriottico, è qui e le prime due universitarie sono pronte a partire. Si chiamano Sara Mantuano e Alessia Carbone, due donne, due studentesse, a loro modo due pioniere.

Hanno storie, progetti, ragioni differenti, ma almeno due denominatori comuni: entrambe studiano Scienze della formazione nell’ateneo di Bergamo ed entrambe stanno facendo le valigie per frequentare le lezioni e dare esami il secondo semestre nell’ateneo di Reggio Calabria. Come nuotare controcorrente visto che il 28,6% dei giovani meridionali migra solitamente al Centro-Nord per studiare. Invece no: Mantuano e Carbone hanno deciso che quel viaggio verso la punta dello Stivale poteva essere un’opportunità. E così si sono iscritte di corsa al bando,…

«Ma che ci vai a fare a Reggio Calabria?». E certo non avrà il fascino misto a terrore dell’Erasmus e basta, senza aggettivi — quel viaggio di formazione e studio per eccellenza che da 36 anni porta i ragazzi in giro per l’Europa — ma l’Erasmus italiano, nazionale e un po’ patriottico, è qui e le prime due universitarie sono pronte a partire. Si chiamano Sara Mantuano e Alessia Carbone, due donne, due studentesse, a loro modo due pioniere.

Hanno storie, progetti, ragioni differenti, ma almeno due denominatori comuni: entrambe studiano Scienze della formazione nell’ateneo di Bergamo ed entrambe stanno facendo le valigie per frequentare le lezioni e dare esami il secondo semestre nell’ateneo di Reggio Calabria. Come nuotare controcorrente visto che il 28,6% dei giovani meridionali migra solitamente al Centro-Nord per studiare. Invece no: Mantuano e Carbone hanno deciso che quel viaggio verso la punta dello Stivale poteva essere un’opportunità. E così si sono iscritte di corsa al bando, il primo, del nuovo programma di mobilità studentesca su cui la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha investito 10 milioni di euro in due anni. Il progetto, che per ora parte in via sperimentale, in forma spot lungo un’unica direttrice — Bergamo-Reggio Calabria e viceversa — e per due sole facoltà — Scienze della formazione e Ingegneria — consente agli universitari di trascorrere un periodo di studi in un altro ateneo italiano.

I primi posti messi a bando da Bergamo erano appena 5 e non è che si siano mosse le grandi masse, «anzi purtroppo c’è stato un po’ di disinteresse», confessa Alessia Carbone. Troppo presto per un bilancio, «intanto è un primo passo. E per me si tratta di un ritorno a casa», racconta la studentessa, 22, emigrata 15 anni fa dalla Calabria alla provincia di Brescia. «In fondo la mia terra non l’ho mai del tutto abbandonata. E il mio sogno è di tornare a vivere e lavorare dove sono nata. Magari resterà solo un desiderio, ma quest’Erasmus italiano è una possibilità unica, dovevo provarci», spiega ancora. «Voglio farmi conoscere e conoscere la Calabria dal punto di vista scolastico e accademico, sono andata via troppo piccola e non ho mai potuto farlo — aggiunge Carbone —. Ora sto al quarto anno e un tirocinio in una scuola dell’infanzia del mio paese d’origine è un’occasione troppo ghiotta: proverò a unire il focus sulle Stem con il contesto territoriale dell’Aspromonte».

La valigia è quasi pronta, «partirò a febbraio per almeno quattro mesi». Senza paura di un percorso al contrario: «Alcune colleghe mi hanno chiesto: “Ma che ci vai a fare a Reggio?”. Non c’è solo il legame con la mia terra, ma anche la voglia di superare il luogo comune che dice che solo al Nord si può trovare un livello scolastico alto — conclude Carbone —. L’incontro per me sarà proficuo e al tempo stesso in Calabria voglio portare il mio bagaglio di esperienze. Spero solo di trovare la stessa apertura e disponibilità che ho incontrato al Nord».

È stato invece il coraggio, la voglia di buttarsi, di prendere un treno che se non ci sali poi magari non passa più, la spinta per Sara Mantuano, che a 42 anni si è rimessa in gioco, ha una bimba di 10 mesi, un lavoro come insegnante di sostegno alla scuola primaria e una futura laurea in Scienze della formazione.

«Mi sono iscritta al bando perché sono convinta che un’esperienza di studio in un’altra regione possa arricchire, e di molto, il mio percorso formativo, prepararmi alle sfide dell’insegnamento contemporaneo, offrirmi metodologie didattiche innovative, fornirmi un paragone utile tra scuole di contesti così lontani, lasciarmi la possibilità di condividere le mie esperienze e darmi anche un carattere distintivo: sarò la prima di questo progetto pilota», racconta Mantuano.

A Reggio Calabria starà anche lei per quattro mesi almeno, con bimba al seguito, grazie alla borsa di studio dell’università e a un alloggio in convenzione che si sta cercando di trovare per ospitare le prime due studentesse dell’Erasmus italiano. «L’idea di creare questa mobilità al contrario la trovo preziosa. La maggior parte degli insegnanti assai validi che ho avuto nel mio percorso venivano proprio dal Sud Italia, una terra di risorse e di crescita», afferma Mantuano. Che all’Erasmus europeo non ha mai pensato: «Mi spaventava l’idea di fare esami in un’altra lingua. Però sulla mobilità nazionale non ho avuto dubbi. Ci vuole un po’ di spirito di avventura anche per noi insegnanti. Ora non vedo l’ora di partire».

Leggi i commenti