Clima, i ‘regali’ del permafrost che si scioglie: dai dinosauri ai virus del pleistocene, dalle bombe ai rifiuti radioattivi
di Elena DusiLarve ritrovate in un ghiacciaio alpino in una foto del MUSE di Trento
Bombe e cannoni, dinosauri e virus del pleistocene, mercurio e rifiuti radioattivi. Il permafrost, che permanente non è più, si restringe con il riscaldamento del clima. E come un tappeto diventato troppo corto, torna a esporre la polvere che era rimasta nascosta sotto.
I reperti della prima guerra mondiale
Nel 2023, l’anno più caldo da quando esistono le misurazioni, il caldo ci ha “regalato” centinaia di reperti della prima guerra mondiale, riemersi da ghiacciai alpini che non esistono più. Tra filo spinato, fucili e proiettili, non sono mancati gli ordigni inesplosi. Il secondo reggimento genio guastatori di Trento e la Marina ne hanno disinnescati 27mila dall’estate del 2022: tutti di medio o grosso calibro.
Nel 2019 un’esplosione aveva ferito due alpinisti spagnoli e due mesi fa uno studio del Muse di Trento aveva calcolato quanti metalli pesanti questi reperti rilasciano tra l’altro nell’ambiente, portati a valle dai torrenti provenienti dai ghiacciai.
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Bombe e cannoni, dinosauri e virus del pleistocene, mercurio e rifiuti radioattivi. Il permafrost, che permanente non è più, si restringe con il riscaldamento del clima. E come un tappeto diventato troppo corto, torna a esporre la polvere che era rimasta nascosta sotto.
I reperti della prima guerra mondiale
Nel 2023, l’anno più caldo da quando esistono le misurazioni, il caldo ci ha “regalato” centinaia di reperti della prima guerra mondiale, riemersi da ghiacciai alpini che non esistono più. Tra filo spinato, fucili e proiettili, non sono mancati gli ordigni inesplosi. Il secondo reggimento genio guastatori di Trento e la Marina ne hanno disinnescati 27mila dall’estate del 2022: tutti di medio o grosso calibro.
Nel 2019 un’esplosione aveva ferito due alpinisti spagnoli e due mesi fa uno studio del Muse di Trento aveva calcolato quanti metalli pesanti questi reperti rilasciano tra l’altro nell’ambiente, portati a valle dai torrenti provenienti dai ghiacciai.
Bomba ritrovata sulle Alpi in una foto del MUSE di Trento
I dinosauri e la marmotta di 6mila anni
Nell’estate del 2022 il Monte Rosa aveva restituito anche una marmotta di 6mila anni, l’Alto Adige uno stambecco coevo. Molto più antichi invece i reperti riemersi in Alaska, dove il permafrost sparito ha restituito centinaia di metri quadri di impronte di dinosauri: migliaia in tutto, appartenenti alle specie più varie. Il sito, che ha almeno 66 milioni di anni, si trova nel parco nazionale di Denali ed è diventato il più ricco degli Stati Uniti.
I virus
A volte la vita che riemerge dal ghiaccio non ha nemmeno finito di pulsare. Le scoperte forse più inquietanti figlie dello scioglimento del permafrost riguardano due organismi risvegliatisi con il caldo.
Uno è un virus – non l’unico – rimasto ibernato nel ghiaccio da 48.500 anni. E’ solo il più antico di una trentina di microrganismi trovati dai ricercatori francesi del Cnrs sul fondo di un lago in Kamchatka, nella pelliccia di un mammut o nell’intestino di un lupo siberiano. Messo a contatto con delle amebe in laboratorio, si è riscosso dal suo letargo e le ha infettate (ma non riuscirebbe a farlo con l’uomo).
Anche un piccolo verme nematode è riapparso quest’anno sempre dalla Siberia orientale. Nelle provette dell’università di Colonia è riuscito a riprodursi dopo 46mila anni di sonno. Nel 2016 delle spore di antrace riattivate dal caldo avevano causato una strage tra le renne siberiane. In passato dai ghiacci sono riemersi corpi umani che ancora albergavano virus della spagnola o del debellato vaiolo.
Anche se è difficile che i paleovirus – battezzati anche “virus zombie” possano contaminarci in ambienti così estremi, la medicina sta iniziando a prenderli sul serio.
L’artico sempre più caldo
Tra una decina d’anni, d’altra parte, le estati artiche potrebbero essere ormai prive di ghiaccio. L’artico si sta riscaldando a un ritmo fino a 4 volte superiore al resto del pianeta.
Già oggi il permafrost – che copre un quinto dell’emisfero nord – mostra segni di cedimento. Le infrastrutture che vi sono state costruite durante la Guerra Fredda, quando il ghiaccio permanente era duro come il cemento, oggi stanno facendo affondare villaggi, fabbriche e oleodotti.
Le aree contaminate
Uno studio di quest’anno su Nature Communications ha calcolato in 20mila i siti nei pressi dell’artico che potrebbero rilasciare rifiuti militari, minerari o chimici risalenti alla guerra fredda: carburanti, mercurio, piombo, arsenico. Oltre 5mila aree sono già contaminate. Per le altre bisogna aspettare che il tappeto si ritiri ancora.