Vannacci, tafferugli a Piacenza per la presentazione del suo libro: identificate sette persone
di Massimo ArcangeliGrazie alle telecamere e alle scene riprese da alcuni cellulari, la Digos, che ha già trasmesso alla Procura l’esito delle sue indagini, ha identificato finora 7 dei presunti violenti responsabili dei tafferugli scoppiati il 20 dicembre scorso a Piacenza, in risposta alla protesta montata per via dell’arrivo in città di Roberto Vannacci.
I fatti
Il generale è lì per presentare il suo best seller in un evento al cinema teatro President (via Manfredi 30), previsto per le ore 21.00, organizzato dal comitato locale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI). Diverse decine di persone, mobilitate dai collettivi ControTendenza e R-Esisto, che si sono date appuntamento nei pressi del President per contestarlo in un sit-in autorizzato, intonando slogan contro di lui, vengono aggredite da un gruppo di dumibili fan di Vannacci. A rimetterci è un quarantenne, ferito al volto. Viene chiamato il 118, arriva un’ambulanza e lo porta in ospedale. «Stavo andando al President con altri che si stava…
Grazie alle telecamere e alle scene riprese da alcuni cellulari, la Digos, che ha già trasmesso alla Procura l’esito delle sue indagini, ha identificato finora 7 dei presunti violenti responsabili dei tafferugli scoppiati il 20 dicembre scorso a Piacenza, in risposta alla protesta montata per via dell’arrivo in città di Roberto Vannacci.
I fatti
Il generale è lì per presentare il suo best seller in un evento al cinema teatro President (via Manfredi 30), previsto per le ore 21.00, organizzato dal comitato locale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI). Diverse decine di persone, mobilitate dai collettivi ControTendenza e R-Esisto, che si sono date appuntamento nei pressi del President per contestarlo in un sit-in autorizzato, intonando slogan contro di lui, vengono aggredite da un gruppo di dumibili fan di Vannacci. A rimetterci è un quarantenne, ferito al volto. Viene chiamato il 118, arriva un’ambulanza e lo porta in ospedale. «Stavo andando al President con altri che si stavano dirigendo, come me, verso il luogo del presidio anti-Vannacci», ci ha detto. «A un certo punto ho visto due persone vestite in bomber nero che attraversavano la strada. Gridavano: “Sono arrivati gli antifascisti. Sono arrivate le zecche rosse”. Il primo, con la testa rasata, si è tolto la cintura e mi ha dato una cinghiata in faccia. Il secondo mi ha subito dopo tirato un pugno all’occhio destro (e poi altri due pugni più leggeri). Ne è scaturita una colluttazione, ma sono riuscito a spingerlo via».
Gli scontri
I due sono poi scappati, ma intanto erano arrivati altri fascisti lì in attesa da qualche parte, forse nell’area parcheggio della Chiesa della Santissima Trinità, vicina al President (con cui il parcheggio confina), dove si trovava anche l’aggredito. «L’arrivo di altri manifestanti e delle forze di polizia che si sono frapposti tra noi e loro ha scongiurato il peggio. Io avevo intanto ripreso a camminare verso il luogo del presidio, ed è allora che ho visto alcuni dei manifestanti mettersi in mezzo, disporsi a protezione di diversi ragazzi che erano con noi, giovani di quindici o sedici anni, perché non fossero raggiunti dai violenti. Quando le cose si sono calmate siamo poi abbiamo andati dall’altra parte della strada, dove dovevamo presidiare, e dopo cinque minuti è arrivata l’ambulanza, chiamata da qualcuno (forse dagli agenti della Digos). Sono stato così portato al Pronto Soccorso e medicato».
L’intervento delle forze dell’ordine
Le conseguenze dell’aggressione, durata un paio di minuti, e avvenuta intorno alle 20.30, avrebbero potuto essere ben più gravi se non fossero intervenute le forze dell’ordine. L’aggredito, che nega ci sia stata una qualunque provocazione da parte dei manifestanti («La manifestazione era pacifica. Gli aggressori hanno attraversato la strada e mi hanno attaccato. Io avevo una giacca normale, di colore dorato, e una kefiah, l’unica cosa che possa collegarsi a un immaginario antifascista, ma oggi la kefiah la portano in tanti. Non avevo né cartelli né bandiere»), ha sporto denuncia. Sette giorni di prognosi: un punto di sutura per la cinghiata e un occhio nero. Quando ha capito che non si sarebbe proceduto d’ufficio è andato a denunciare contro ignoti: «Fra i violenti ho riconosciuto alcuni personaggi ben noti (arrivati dopo)», precisa, «ma non sono fra quelli che mi hanno aggredito. I due non li avevo mai visti prima. Il colpo che ho ricevuto all’occhio presentava anche delle piccole aree “spelate”, come dei piccoli tagli. Chi mi ha colpito indossava forse dei guanti da bodyguard o aveva in mano un moschettone».
Dopo i disordini gli agenti hanno fatto spostare i contestatori dirimpetto al President, sul lato opposto del cinema teatro, formando un cordone per impedire altri scontri. I manifestanti, mentre stava iniziando la presentazione, hanno denunciato le aggressioni subite e dopo circa un’ora si sono allontanati in corteo, scortati dalle forze dell’ordine.
Le testimonianze
In un commento del 21 dicembre a un post su Facebook della sera prima di Sara Soresi, consigliera del Comune di Piacenza in quota Fratelli d’Italia, un’insegnante e scrittrice, Marta Rutigliano, ha segnalato la presenza, fra i manifestanti, di alcuni sedicenni di una sua terza superiore «che hanno schivato a malapena le cinghiate sferrate dai sostenitori di Vannacci. Il gruppo dei contestatori era completamente disarmato. Ho raccolto stamattina dagli studenti il racconto degli eventi di ieri sera».
A confermare la presenza di diversi giovanissimi, protetti – con gli anziani – da ragazzi più grandi, è Roberta Colazzo, una giovane di Salerno trasferita da poco a Piacenza, dove collabora con una scuola primaria. In una lettera inviata ieri a un quotidiano locale (ilPiacenza) ha parlato di un gruppo di persone che «facendo volteggiare cinghie e catene ci hanno colpito alla cieca con l’intento di farci male. Ho avuto paura, ho urlato e sono scappata cercando l’aiuto delle forze dell’ordine che erano già in zona per l’evento, poi mi sono sentita una codarda e sono tornata indietro per dare una mano» .