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Molestie sessuali negli ospedali: arrivano i corsi di autodifesa contro gli abusi in corsia

Studio scientifico negli ospedali italiani: il 2,4% delle infermiere e dottoresse ha subito abusi sessuali nell’ultimo anno. Vittime anche l’1,3% dei colleghi uomini
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Molestie sessuali, ma anche insulti razzisti, urla e aggressioni fisiche. Le subisce un medico o infermiere su 4 almeno una volta all’anno. Ne sono autori i colleghi, ma spesso anche i pazienti. E negli ospedali italiani le donne non sono le uniche vittime di approcci sessuali indesiderati.

«Un caso su tre riguarda anche gli uomini», conferma Giuseppe La Torre, epidemiologo, direttore della Medicina del lavoro all’università La Sapienza di Roma e al Policlinico Umberto I, dove tra le materie insegnate è arrivata l’autodifesa.

La Torre e i suoi colleghi in vari ospedali fra cui Udine e Palermo, Chieti e il Niguarda di Milano, hanno contato le violenze subite dal personale sanitario. Oltre tremila fra medici, infermieri e tecnici ospedalieri hanno riferito in forma anonima degli abusi subiti. I risultati sono sull’International journal of environmental research and public health.

Il problema più sentito è quello di urla e aggressioni di pazienti o parenti (subite dal 16,4% delle donne e…

Molestie sessuali, ma anche insulti razzisti, urla e aggressioni fisiche. Le subisce un medico o infermiere su 4 almeno una volta all’anno. Ne sono autori i colleghi, ma spesso anche i pazienti. E negli ospedali italiani le donne non sono le uniche vittime di approcci sessuali indesiderati.

«Un caso su tre riguarda anche gli uomini», conferma Giuseppe La Torre, epidemiologo, direttore della Medicina del lavoro all’università La Sapienza di Roma e al Policlinico Umberto I, dove tra le materie insegnate è arrivata l’autodifesa.

La Torre e i suoi colleghi in vari ospedali fra cui Udine e Palermo, Chieti e il Niguarda di Milano, hanno contato le violenze subite dal personale sanitario. Oltre tremila fra medici, infermieri e tecnici ospedalieri hanno riferito in forma anonima degli abusi subiti. I risultati sono sull’International journal of environmental research and public health.

Il problema più sentito è quello di urla e aggressioni di pazienti o parenti (subite dal 16,4% delle donne e il 12,3% degli uomini), seguito dagli insulti razzisti (3,4% degli uomini e 2% delle donne). Il 2,4% delle donne che lavorano in sanità subisce in aggiunta un’avance sessuale pesante nel corso di un anno. I dati sono simili fra le regioni e riguardano in ugual misura infermiere e dottoresse.

Anche l’1,3% degli uomini è vittima di molestie sessuali in corsia. «Un medico — racconta La Torre — ha subito richieste esplicite da un giovane paziente durante la visita. Un’infermiera chiamata con un pretesto da un uomo ricoverato durante un turno di notte si è dovuta opporre alle sue avance insistenti».

Il problema è diventato così serio da costringere molti ospedali a prendere provvedimenti. «Chiunque ne sia vittima è invitato a rivolgersi alla Medicina del lavoro per un colloquio. Nessuno però se la sente di fare denuncia, perché finire davanti a un giudice viene percepito come troppo impegnativo».

La difesa contro gli abusi è diventata materia di studio per gli studenti. «Organizziamo corsi per il personale per riconoscere e gestire la rabbia di pazienti o parenti. E fra gli insegnamenti abbiamo anche inserito l’autodifesa». Che si tratti di molestie sessuali o di pazienti infuriati, anche le arti marziali sono utili negli ospedali italiani.

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