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Covid, i ricoveri sono stabili ma corre l’influenza: raggiunto un milione di casi

Si vede anche la “Long flu”, che dura più settimane. I pronto soccorso sotto pressione a causa delle sindromi respiratorie
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Calano i casi di infezioni da Covid e scende leggermente anche l’occupazione dei posti letto di area medica. Il primo dato è certamente legato alla bassa tendenza a fare i test durante il periodo delle feste, il secondo può essere accolto con soddisfazione, sperando che sia il segno di una tendenza a scendere ancora. In questo momento in Italia circolano certamente di più l’influenza e le sindromi para influenzali, che nell’ultima settimana hanno contagiato un milione di persone. Con questi dati, la malattia stagionale batte ogni record di circolazione. Non ci sono mai stati tanti casi negli ultimi 15 anni (il lasso di tempo esaminato nei suoi bollettini settimanali dall’Istituto superiore di sanità). Fino ad ora le persone cilpite sono state 5,6 milioni.

Covid, occupazione dei letti ospedalieri stabile

Al 27 dicembre scorso erano 6.834 le persone ricoverate nei letti di area medica (l’occupazione è l’11% del totale). La settimana prima il dato era di 7.360 (11,8%). In terapia intens…

Calano i casi di infezioni da Covid e scende leggermente anche l’occupazione dei posti letto di area medica. Il primo dato è certamente legato alla bassa tendenza a fare i test durante il periodo delle feste, il secondo può essere accolto con soddisfazione, sperando che sia il segno di una tendenza a scendere ancora. In questo momento in Italia circolano certamente di più l’influenza e le sindromi para influenzali, che nell’ultima settimana hanno contagiato un milione di persone. Con questi dati, la malattia stagionale batte ogni record di circolazione. Non ci sono mai stati tanti casi negli ultimi 15 anni (il lasso di tempo esaminato nei suoi bollettini settimanali dall’Istituto superiore di sanità). Fino ad ora le persone cilpite sono state 5,6 milioni.

Covid, occupazione dei letti ospedalieri stabile

Al 27 dicembre scorso erano 6.834 le persone ricoverate nei letti di area medica (l’occupazione è l’11% del totale). La settimana prima il dato era di 7.360 (11,8%). In terapia intensiva invece ci sono 281 persone (il 3,2% del totale dei letti) contro le 276 della settimana prima (3,1%). I tassi di ospedalizzazione aumentano con l’età e toccano il massimo tra gli over 90.

Riguardo ai casi di nuove infezioni, sono stati 40.988 contro i 60.440 della scorsa settimana. Una riduzione molto importante, del 30% ma che appunto non dice molto sulla circolazione del virus perché nei giorni di festa vengono registrati pochi tamponi.

JN.1 la variante più diffusa

La cabina di regia del ministero alla Salute e dell’Istituto superiore di sanità fa sapere che “in base ai dati di sequenziamento disponibili nella piattaforma nazionale I-Co-Gen, al 25 dicembre 2023, la proporzione di sequenziamenti attribuibili alla variante d’interesse JN.1 si conferma in crescita, divenendo la variante più frequente nell’ultima settimana di campionamento consolidata (37,1% nella settimana 4-10 dicembre 2023). In base ai dati attualmente disponibili, JN.1 non sembra porre rischi addizionali per la salute pubblica rispetto ad altri lignaggi circolanti”.

La corsa dell'influenza

Ma a imperversare in questo periodo ci sono anche influenza e sindromi parainfluenzali. La vaccinazione è stata più estesa di quella contro il Covid ma comunque non sufficiente ad arginare il virus. E poi il vaccino riguarda solo gli over 60 e le persone con patologie, gli altri sono esposti alla malattia. L’assessore alla Salute della Lombardia, Guido Bertolaso, ha detto che nell’ultima settimana i casi in quella Regione sono stati 150 mila e fatto notare come gli appelli alla vaccinazione siano caduti nel vuoto. A livello nazionale si raggiungerà con molta probabilità il milione (erano 880 mila la settimana scorsa).

"Il picco epidemico dell'influenza era atteso in questi giorni. Ma come spesso accade, proprio in occasione dello scambio di auguri, ci può essere una ripresa dell'ascesa della curva dei casi. Tra qualche giorno, con i dati sul periodo, capiremo se siamo arrivati davvero all'apice e comincia la discesa oppure se la curva torna a risalire per l'effetto feste”, ha spiegato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

Ha senso fare ancora il vaccino?

Di solito la stagione vaccinale contro l’influenza finisce a dicembre, e tra l’altro per essere coperti devono passare alcuni giorni dalla somministrazione. Ha senso in questa fase ricevere l’iniezione? Sempre secondo Anelli, sì. “Non è tardi per fare il vaccino antinfluenzale – spiega – perché dopo il picco c'è la curva di discesa che durerà non meno di 4 settimane. Quindi si può essere ancora infettati”. Secondo Fabrizio Pregliasco, igienista di Milano e direttore sanitario del Galeazzi, “vaccinarsi è tardivo ma ancora utile, perché nel giro di una settimana, dieci giorni si può sviluppare una copertura immunitaria sufficiente".

La Long flu

Pregliasco mette in guardia anche dalla “Long flu”, cioè un’influenza di durata prolungata. “Stanchezza, senso di 'bastonatura', recupero lento dai disturbi respiratori della fase acuta", spiega, sono i sintomi della Long flu, l'influenza che sembra non passare dopo la classica settimana e può trascinarsi "anche per 3-4 settimane". Un periodo in cui un altro rischio sono "sicuramente anche le complicanze batteriche, che arrivano a causa di una riduzione delle difese immunitarie che caratterizza la fase post-acuta".

Pronto soccorso pediatrici sotto pressione

In questi giorni centinaia di migliaia di persone si presentano ai pronto soccorso con sintomi influenzali. Critica la situazione degli ospedali pediatrici, sia a Milano che a Bologna e Roma. “Il Bambin Gesù è sotto pressione”, dice Sebastian Cristaldi, responsabile del pronto soccorso pediatrico della sede del Gianicolo. “In questo periodo, sicuramente anche per la stagionalità, c’è un carico di lavoro molto importante. È un fatto che ciclicamente si verifica ma queste situazioni mettono sotto pressione l’ospedale, siamo sopra la soglia di tolleranza”. Gli accessi quotidiani al pronto soccorso sono circa 450 contro i 300 visti di media. A portare le famiglie nei dipartimenti di emergenza sono “i virus respiratori, soprattutto il virus sinciziale che restituisce una casistica maggiore. Aumentano anche i casi di Covid, anche se presentano quadri clinici non particolarmente gravi e in certi casi c’è anche una concomitanza di infezioni con bambini che arrivano al pronto soccorso essendo positivi a più virus”.

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