Cronaca

La lobby delle armi e i legami con FdI e Lega. “Sono dei nostri, votateli. Mai il Pd, ci diffama”

Matteo Salvini

Matteo Salvini

 

Dal Salvini con il mitra all’albero di Natale con le cartucce di Fiocchi. I patti e le promesse della destra con fabbricanti e cacciatori

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ROMA — Nel segreto dell’urna la lobby delle armi non ha dubbi. Sa perfettamente su quali simboli apporre la crocetta per veder protetti i diritti e gli interessi di chi ama rivoltelle e fucili. Prima di ogni elezione lo dichiara pure, così da evitare fraintendimenti. Per esempio Unarmi (Unione degli armigeri italiani), già Comitato Direttiva 477, alla vigilia delle ultime politiche ha pubblicato online il vademecum dell’elettore pistolero consapevole.

Questo era il giudizio sulla Lega di Salvini: «Da sempre in prima linea per la tutela dell’attività venatoria e della legittima difesa (e della detenzione legale delle armi). Decisamente buono il recepimento della direttiva e buona la riforma della legittima difesa del 2019».

Il giudizio su Fratelli d’Italia: «Nonostante fossero all’opposizione, hanno avuto alcuni tra i parlamentari più attivi sul fronte caccia e detenzioni di armi. A loro si deve l’eliminazione dei divieti inerenti le armi corte calibro 9x19».

Forza Italia? «Ancora troppe voci filo-animaliste al suo interno». Cinque Stelle? «Timide aperture ma pesa fortissimo lo spirito anti-caccia». E il Pd? «Ha dichiarato guerra alla detenzione legale di armi, clima di costante criminalizzazione, proposte legislative liberticide…Votarli significa contribuire alla diffamazione della nostra categoria».

Di cosa si parla quando si parla di lobby delle armi? Di quel vademecum. Interessante perché Unarmi, seppur piccola, è voce ascoltata da un mondo assai eterogeneo (comprende cacciatori e sportivi, ma anche i fabbricanti, i rivenditori e i proprietari di campi di tiro), e perché offre le coordinate per tracciare la mappa degli addentellati nelle istituzioni, a Roma come a Bruxelles.

La stessa Unarmi è una storia in sé. I lettori di Repubblica la conoscono sotto un altro nome: quando si chiamava Comitato direttiva 477, e lottava perché l’Italia recepisse nel modo meno restrittivo possibile la direttiva europea che puntava a limitare la circolazione di armi dopo la strage di Charlie Hebdo, fu al centro di una nostra inchiesta giornalistica.

Salvini, durante la campagna per le elezioni 2018, aveva partecipato all’Hit Show di Vicenza, la più importante fiera di armi del nostro Paese, e aveva firmato un documento con cui si impegnava «sul suo onore» a scrivere la legge sulla legittima difesa a quattro mani con la lobby. E a coinvolgere Comitato e altre associazioni, come Assoarmieri e Conarma, «ogni qual volta siano in discussione provvedimenti» in materia.

Si scatenò il putiferio e Salvini, divenuto nel frattempo ministro dell’Interno, disse di non ricordare il documento, condiviso peraltro da altri 12 candidati (8 della Lega, 2 di Fdi e 2 di Forza Italia). E che comunque non si sarebbe fatto condizionare.

È tornato alla stessa fiera vicentina nel febbraio 2019, si è fatto fotografare con un fucile in mano e ha dichiarato che il suo scopo è «non complicare la vita a chi detiene un’arma».

Passato un mese, l’allora deputata leghista Vanessa Cattoi ha depositato alla Commissione Affari costituzionali della Camera una proposta di legge, mai arrivata in Aula, che velocizzare le procedure per l’acquisto di pistole. La motivazione era «rendere più agevole la vita a chi vuole comprare un’arma».

Il comparto, da un punto di vista elettorale, fa gola a tanti e la lobby sa essere trasversale, ammiccare a destra ma anche a sinistra. Anche perché di temi caldi sul tavolo ce ne sono diversi: dalla regolamentazione ormai non più rimandabile dei campi di tiro privati (in loro difesa si è speso il leghista Stefano Candiani) alla proposta fatta alla Commissione europea di limitare i proiettili di piombo per la caccia e il tiro, che, se introdotta, costringerebbe i fabbricanti a rivoluzionare la produzione.

Secondo l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam), rivoltelle e fucili generano un giro d’affari di 8 miliardi di euro l’anno, con 90 mila occupati e 2.300 aziende coinvolte.

Quante armi legalmente detenute siano in circolazione in Italia è una domanda a cui il Viminale non ha mai voluto rispondere. L’Università la Sapienza di Roma le stima in 4 milioni, i ricercatori svizzeri dello Small Arms Survey in 8,6 milioni, comprese le illegali. Gli ultimi dati sulle licenze di porto d’arma per caccia, tiro a volo e difesa personale mostrano un leggero aumento nel 2022 (1.237.912) rispetto al 2021 (1.222.537).

«Il Viminale non comunica neppure quanti sono i nullaosta per la sola detenzione», denuncia Giorgio Beretta di Rete Disarmo e autore del libro inchiesta “Il Paese delle armi”. «Non lo rivela perché altrimenti apparirebbe chiaro come nella comunità dei detentori legali il tasso di omicidi realizzati con arma da fuoco è il doppio rispetto alla media italiana». Considerazioni che a una certa politica non sembrano interessare.

Si torna al vademecum di Unarmi. Di Fratelli d’Italia diceva: «Hanno avuto alcuni tra i parlamentari più attivi». In effetti il partito della premier ha fatto eleggere a Bruxelles il 59 enne Pietro Fiocchi, quinta generazione dei Fiocchi massimi produttori italiani di munizioni.

L’europarlamentare, prima di Natale, ha tappezzato Piemonte e Lombardia con il manifesto di un abete addobbato con delle cartucce. L’Espresso e Report hanno svelato che il gruppo politico Ecr a Strasburgo, a cui Fdi ha aderito nel 2019, riceve finanziamenti dalle lobby americane vicine alla destra trumpiana da sempre pro-armi. E Giorgia Meloni nel 2019 ha partecipato a una conferenza sponsorizzata dalla Nra, la potente National Rifle Association of America. Ma nel vademecum si legge anche che a loro «si deve l’eliminazione dei divieti inerenti le armi corte in calibro 9x19».

Nel 2021 l’emendamento votato dal Parlamento che ha permesso la liberalizzazione per uso civile delle pistole semiautomatiche para bellum, prima riservato alle forze di polizia, porta la firma di un senatore di Fratelli d’Italia: Giovanbattista Fazzolari, l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Colui che, secondo la Stampa, per un po’ ha coltivato l’idea di introdurre l’insegnamento del tiro a segno nelle scuole. «Fake news», la replica del braccio destro di Giorgia Meloni.

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