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“Se non torni con me ti metto nuda sul web”. Tra le minorenni è allarme sextortion

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137 i casi nel 2023: da qui derivano atti di autolesionismo o gravi disturbi alimentari
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Roma — «L’hai mai fatto?», chiede quasi timidamente lui. «No...e tu?», risponde esitando lei. «Io sì, una volta. Dai, cominciamo qui, è più facile qui», la incoraggia lui. E mentre Francesca, 15 anni, si spoglia pian piano davanti all’occhio della telecamerina del suo computer, nell’ombra della sua cameretta, Giovanni, 17 anni, registra quel video. Fidanzati per qualche settimana appena, poi la rottura. È Francesca a voler chiudere con questo ragazzo un po’ troppo opprimente, senza neanche immaginare l’incubo in cui sta per piombare. Perché quel video, con lei nuda davanti alla telecamera, prima arriva sul suo whatsapp, poi su quello di alcune sue amiche. «O torni con me o lo faccio girare in tutta la scuola», la ricatta Giovanni. Francesca è sconvolta, ma ha troppa paura a dirlo ai genitori. Che, per fortuna, lo scoprono da soli dopo pochi giorni, insospettiti dall’improvviso cambio d’umore della figlia che le inventa tutte per non andare a scuola e non mangia più.

Sextortion, così…

Roma — «L’hai mai fatto?», chiede quasi timidamente lui. «No...e tu?», risponde esitando lei. «Io sì, una volta. Dai, cominciamo qui, è più facile qui», la incoraggia lui. E mentre Francesca, 15 anni, si spoglia pian piano davanti all’occhio della telecamerina del suo computer, nell’ombra della sua cameretta, Giovanni, 17 anni, registra quel video. Fidanzati per qualche settimana appena, poi la rottura. È Francesca a voler chiudere con questo ragazzo un po’ troppo opprimente, senza neanche immaginare l’incubo in cui sta per piombare. Perché quel video, con lei nuda davanti alla telecamera, prima arriva sul suo whatsapp, poi su quello di alcune sue amiche. «O torni con me o lo faccio girare in tutta la scuola», la ricatta Giovanni. Francesca è sconvolta, ma ha troppa paura a dirlo ai genitori. Che, per fortuna, lo scoprono da soli dopo pochi giorni, insospettiti dall’improvviso cambio d’umore della figlia che le inventa tutte per non andare a scuola e non mangia più.

Sextortion, così si chiama il ricatto sessuale che fino a qualche tempo fa coinvolgeva soprattutto adulti e che adesso è in vertiginoso aumento tra i minorenni, soprattutto tra i 14 e i 17 anni: 137 i casi nel 2023 trattati dalla seconda divisione della Polizia postale, sezione dedicata al contrasto della pedopornografia online. «Casi come questi ne vediamo purtroppo sempre di più — dice la dirigente Maria Rosaria Romano — l’approccio alla sessualità online di ragazzini così giovani è più semplice rispetto a quello fisico, i meccanismi difensivi soprattutto delle ragazzine cadono più facilmente, ma spesso non ci si rende conto quanto la condivisione di video o foto intimi sia pericoloso. I ragazzi entrano in un vortice emotivo, non hanno il coraggio di rivolgersi ai genitori, sono sopraffatti dalla vergogna e dal terrore di ritrovarsi alla mercé di tanti. Siamo già fortunati se lo raccontano ai compagni, ma purtroppo spesso da qui derivano atti di autolesionismo o gravi disturbi alimentari».

Poche denunce, tanto sommerso

I casi di sextortion denunciati sono dunque solo l’estrema punta di un iceberg ben più ampio in cui il ricatto o la vendetta dell’ex fidanzatino piccato per essere stato lasciato sono comunque ancora più facilmente gestibili, non fosse altro perché il rapporto tra autore e vittima è conosciuto molto spesso in ambito familiare o a scuola o nel giro di amicizie e dunque è più facile intervenire tempestivamente prima che la diffusione delle immagini diventi virale o che le richieste si facciano più pesanti.

Riscatti anche da poche decine di euro su carte prepagate

«Prima 30, poi 50, poi 100. Da mia figlia un amico del suo ex fidanzato è riuscito a farsi dare quasi 200 euro in un mese. Io e il padre siamo separati, lei li chiedeva in parte a me in parte a lui dicendo che servivano per fare dei regali a dei compagni di classe e per pagare una gita. Glieli versava su una carta prepagata, poi un giorno è scoppiata a piangere e mi ha raccontato tutto», racconta la mamma di una ragazza di 17 anni che ha subito accompagnato la figlia a fare denuncia.

Ma se di soldi ne girano pochi quando i ricatti avvengono tra ragazzini di questa età, le cose cambiano quando i minorenni diventano preda di ragazzi più grandi o di adulti o di vere e proprie organizzazioni criminali in grado di far diventare virali i video lanciandoli sui social o anche su piattaforme straniere su cui è difficilissimo intervenire.

Le fragilità dei più vulnerabili

Marco, 17 anni, non aveva ancora le idee chiarissime sulla sua identità sessuale quando è stato agganciato su Instagram da un altro ragazzo. Parlano di «fluidità», di omosessualità, liberamente. «Abbiamo iniziato a scambiarci messaggi, mi piaceva esplorare questo tipo di interazione e sui social mi sentivo più protetto — racconterà poi ai poliziotti — le nostre conversazioni hanno cominciato a farsi più hot fino a quando lui mi ha chiesto foto sessuali. E io gliele ho inviate, mi sentivo gratificato da queste attenzioni. Ma poco dopo sono arrivate le prime richieste di soldi: 1.000, 2.000 euro, che ovviamente non avevo dove prendere. I miei genitori non sapevano ancora del mio orientamento sessale, ero disperato e così ho cercato online e ho scoperto che in questi casi si poteva scrivere al commissariato. Loro mi hanno aiutato, mi hanno fatto parlare con uno psicologo, mi hanno convinto a denunciare e soprattutto a dirlo ai miei e l’incubo è finito».

I predatori sentimentali

Poi ci sono i cosiddetti «predatori sentimentali», veri e propri professionisti del genere che agganciano su Tinder (il sito di incontri molto usato dagli adolescenti) ragazze sempre più giovani. Si presentano con profili avvenenti e rassicuranti, si lavorano la preda per mesi riuscendo a toccare corde emotive e sentimentali, mandano per primi video intimi preconfezionati e poi riescono ad ottenere dalle vittime quello che vogliono. Lucia e Stefania, 16 e 15 anni, si erano lasciate convincere a mandare foto di autoerotismo allo stesso ragazzo che, come loro, aveva agganciato un’altra quarantina di vittime.

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