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“La campagna vaccinale non va? La responsabilità è delle Regioni stava a loro sostenerla. E sbaglia chi non si protegge”

(ansa)
Il commissario straordinario dell’Istituto superiore di sanità, Rocco Bellantone: “La gente si è un po’ stufata ma la prevenzione salva la vita e dovrebbero farla anche i più giovani”
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Rocco Bellantone da settembre dell’anno scorso è il commissario straordinario dell’Istituto superiore di sanità e la sua nomina a presidente è attesa a breve.

Professore, stiamo affrontando un’influenza più pesante del solito?

"In realtà quello più diffuso è un ceppo abbastanza classico, tanto che la variante è inclusa anche nel vaccino che stiamo utilizzando. Anche la gravità è sovrapponibile a quelle di virus del passato. Se si guarda l’incidenza dei ricoveri rispetto ai casi, infatti, è più o meno la stessa. È vero che è aumentata la circolazione rispetto agli anni precedenti ma comunque non siamo molto distanti dai picchi che abbiamo visto anche in altre stagioni”.

Perché è più diffusa?

"Non è sempre semplicissimo capire se siamo davanti a un caso di influenza o di Covid. È presumibile che una certa quota delle malattie siano provocate dal coronavirus, che in questo periodo si sta sovrapponendo all’influenza. Però, quando si parla di casi, ricordiamo anche che siamo allineati al r…

Rocco Bellantone da settembre dell’anno scorso è il commissario straordinario dell’Istituto superiore di sanità e la sua nomina a presidente è attesa a breve.

Professore, stiamo affrontando un’influenza più pesante del solito?

"In realtà quello più diffuso è un ceppo abbastanza classico, tanto che la variante è inclusa anche nel vaccino che stiamo utilizzando. Anche la gravità è sovrapponibile a quelle di virus del passato. Se si guarda l’incidenza dei ricoveri rispetto ai casi, infatti, è più o meno la stessa. È vero che è aumentata la circolazione rispetto agli anni precedenti ma comunque non siamo molto distanti dai picchi che abbiamo visto anche in altre stagioni”.

Perché è più diffusa?

"Non è sempre semplicissimo capire se siamo davanti a un caso di influenza o di Covid. È presumibile che una certa quota delle malattie siano provocate dal coronavirus, che in questo periodo si sta sovrapponendo all’influenza. Però, quando si parla di casi, ricordiamo anche che siamo allineati al resto dell’Europa. Non è vero che la nostra situazione, come ho letto da qualche parte, è eccezionale”.

Molte delle persone contagiate stanno male per un periodo più lungo del solito. La colpa è del tipo di virus?

“Sì quest’anno la malattia resta più a lungo. Anche rispetto all’anno scorso, circolano ceppi che danno una maggiore astenia, e quindi la ripresa per chi è stato contagiato è più lenta”.

La campagna di vaccinazione contro l’influenza non è andata bene. Perché?

“Si tratta del solito problema italiano: si procede a macchia di leopardo. Ci sono alcune Regioni nelle quale sta andando bene, in altre invece va malissimo. Ci sono carenze di informazioni da parte delle autorità e in certi posti anche carenze di distribuzione del vaccino”.

Ritiene che il ministero abbia fatto tutto il possibile per promuovere la vaccinazione?

“Ma l’attore principale della promozione non deve essere il ministero, sono le Regioni. Siamo abituati a prendercela sempre con il ministero, ma ricordiamoci che abbiamo pure votato a un referendum per abolirlo. Lì ci sono competenze di coordinamento, di stimolo, ma non dobbiamo dimenticarci che la sanità è in mano alle Regioni”.

Ci può essere la cosiddetta stanchezza vaccinale da parte della popolazione?

“Non ho niente di scientifico per affermarlo ma è vero che la gente può essersi un pochino stufata. Una persona di 65 anni oggi come oggi dovrebbe fare il vaccino contro l’influenza, il Covid, lo pneumococco, l’herpes e magari pure il virus sinciziale. Alla fine così qualcuno decide di non fare proprio niente. Però sbaglia. Quelle malattie potrebbero essere gravi o comunque fastidiose. E poi secondo me è sbagliato pensare che un giovane non si debba vaccinare”.

Perché?

"Se non ci si vaccina non si bloccano i contagi. È vero che la malattia è pericolosa quasi esclusivamente negli anziani e nei fragili, i soggetti a rischio, ma l’unico modo per interrompere il ciclo di contagio è avere alte coperture anche tra le altre categorie di persone. E non dimentichiamo il dato economico legato a chi sta a casa dal lavoro”.

Diceva che il Covid si aggiunge all’influenza. Non ci libereremo più da quella malattia?

“Ormai è opinione comune che si sia cronicizzato, continueremo a farci i conti come facciamo i conti ogni anno con il virus influenzale”.

I dati diffusi sull’influenza sono molto meno dettagliati di quelli sul Covid, come mai?

“Noi con il nostro osservatorio rendiamo noto tutto quello che ci viene comunicato. Purtroppo qualche Regione è un po’ carente. Per il futuro vogliamo migliorare la collaborazione con le amministrazioni locali proprio per dare una fotografia più dettagliata, almeno settimanale, di come procede l’influenza”.

Lei è da poco arrivato all’Istituto superiore di sanità. Qual è il suo obiettivo per i prossimi anni?

“Vorrei rinforzare la sua attitudine alla ricerca scientifica. Portare l’Istituto tra i centri mondiali di primo livello in questo settore. Abbiamo il materiale umano e scientifico per raggiungere l’obiettivo”.

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