Matteo Messina Denaro, il commissario svizzero: “Nel 1997 eravamo a un soffio dal suo arresto ma all’ultimo momento l’informatore si tirò indietro”
di Franco ZantonelliNel 1997, a 5 anni dalla strage di Capaci, la polizia elvetica per un soffio non riuscì a catturare Matteo Messina Denaro, il boss trapanese che, con Totò Riina, dichiarò guerra allo Stato italiano, rimanendo un latitante inafferrabile fino al 16 gennaio dello scorso anno.
La soffiata
Giovedì 11 gennaio, nell’ambito della trasmissione Falò, la Rsi, la tv pubblica svizzera di lingua italiana, ha raccontato come gli inquirenti elvetici finirono sulle tracce del boss mafioso. “Era il dicembre 1996 quando sono stato chiamato da Bruno Ongaro, della polizia cantonale di Lugano. Disse che c’erano due ufficiali della Guardia di Finanza con un informatore. Questo informatore sapeva dove trovare Matteo Messina Denaro”. A parlare è un commissario della polizia cantonale di Zurigo, del quale, nel filmato, viene inquadrata solo una parte del volto. Quanto all’arresto di Messina Denaro, doveva avvenire nella regione di Zurigo.
Il patrimonio in Svizzera
Pare non fossero, comunque, infrequenti le sue…
Nel 1997, a 5 anni dalla strage di Capaci, la polizia elvetica per un soffio non riuscì a catturare Matteo Messina Denaro, il boss trapanese che, con Totò Riina, dichiarò guerra allo Stato italiano, rimanendo un latitante inafferrabile fino al 16 gennaio dello scorso anno.
La soffiata
Giovedì 11 gennaio, nell’ambito della trasmissione Falò, la Rsi, la tv pubblica svizzera di lingua italiana, ha raccontato come gli inquirenti elvetici finirono sulle tracce del boss mafioso. “Era il dicembre 1996 quando sono stato chiamato da Bruno Ongaro, della polizia cantonale di Lugano. Disse che c’erano due ufficiali della Guardia di Finanza con un informatore. Questo informatore sapeva dove trovare Matteo Messina Denaro”. A parlare è un commissario della polizia cantonale di Zurigo, del quale, nel filmato, viene inquadrata solo una parte del volto. Quanto all’arresto di Messina Denaro, doveva avvenire nella regione di Zurigo.
Il patrimonio in Svizzera
Pare non fossero, comunque, infrequenti le sue puntate a Lugano, dove a quanto risulterebbe essere titolare di conti bancari e dove aveva dei referenti. È accertato, anche, che si recasse a Basilea, per incontrare altri affiliati a Cosa Nostra. Allora la Svizzera era ancora una piazza offshore, gradita ad evasori e delinquenti, con tanti soldi da mettere al sicuro. “Nei locali notturni dei dintorni - il racconto dell’allora commissario della polizia cantonale, Bruno Ongaro – c’erano sovente riunioni di personaggi legati alla mafia, alla ‘ndrangheta e alla camorra. Li monitoravamo- aggiunge Ongaro – ma fintanto che non c’erano ordini di arresto nei loro confronti non facevamo niente”.
La trappola
Fatto sta che si predispone la trappola anche perché la cattura del boss mafioso, se non altro per la sua vicinanza a Totò Riina, sarebbe stata particolarmente gradita all’allora Procuratrice federale Carla del Ponte, grande amica di Giovanni Falcone, con il quale rischiò di morire, nel 1989, nel fallito attentato dell’Addaura, vicino Palermo, ed era ancora provata dalla sua uccisione, a Capaci.
Il ripensamento dell’informatore
A fine ’96, quando il commissario della polizia cantonale di Zurigo viene a sapere della presenza di Matteo Messina Denaro non distante dalla sua città, ricorda che disse ai colleghi: "Beh, sarebbe davvero un bel regalo se riuscissimo a prenderlo”. Ma si trattò di un entusiasmo di breve durata perché, mentre gli agenti svizzeri già pregustavano un arresto clamoroso, l’informatore che doveva portarli da Messina Denaro, cominciò a tirarsi indietro. “Diciamo che si è spaventato”, dice a Repubblica il commissario ticinese Ongaro, che mise in contatto gli ufficiali della Guardia di Finanza con il collega zurighese. Insomma, la sua cattura sfumò ma, come ha dichiarato a Falò Massimo Russo, il pm trapanese che per anni gli diede la caccia “è realistico pensare che parte del suo patrimonio sia ancora in Svizzera, perché le indagini hanno acclarato che le famiglie mafiose del Trapanese erano abituate a investire in Svizzera”. Come dire che lui ormai non c’è più, dal 25 settembre scorso, ma che parte del suo tesoro potrebbe trovarsi al riparo nella Confederazione. L’Italia ha tentato, con due rogatorie, una nel 2016, l’altra nel 2023, di scoprire dove fossero finiti i capitali delle cosche trapanesi e di Messina Denaro ma, finora, senza esito.