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Nuovo incidente sul cavalcavia di Mestre. Auto in bilico, illeso il guidatore. Sotto accusa sempre il guardrail

L'incidente di Mestre in un'immagine dei Vigili del Fuoco

 
Dalla stessa sopraelevata il 3 ottobre precipitò un autobus, causando la morte di 21 persone. L’inchiesta si sta concentrando proprio sull’adeguatezza delle barriere di protezione
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MESTRE - In bilico con l’auto sul cavalcavia di Mestre, lo stesso della strage dello scorso 3 ottobre, quando un bus precipitò provocando la morte di 21 persone: l’autista Alberto Rizzotto, quarantenne di Treviso, e venti passeggeri, tutti turisti stranieri che stavano tornando in campeggio a Marghera dopo una giornata trascorsa a Mestre.

La scorsa notte, per l’automobilista alla guida della sua Audi A4, è andata molto meglio: è uscito illeso dall’auto rimasta in bilico dopo lo schianto. Oggi come tre mesi fa a finire sotto accusa sono i vecchi guardrail del cavalcavia della Vempa di Mestre e le vecchie barriere di protezione, inadeguate rispetto alle attuali condizioni di traffico.

Domenica, poco prima delle 4.30, l’Audi stava percorrendo il cavalcavia arrivando dalla tangenziale quando, all’altezza della curva a sinistra per imboccare la rampa che porta verso il centro di Mestre, l’automobilista ha perso il controllo del mezzo, un po’ per la velocità e un po’ per l’asfalto scivolos…

MESTRE - In bilico con l’auto sul cavalcavia di Mestre, lo stesso della strage dello scorso 3 ottobre, quando un bus precipitò provocando la morte di 21 persone: l’autista Alberto Rizzotto, quarantenne di Treviso, e venti passeggeri, tutti turisti stranieri che stavano tornando in campeggio a Marghera dopo una giornata trascorsa a Mestre.

La scorsa notte, per l’automobilista alla guida della sua Audi A4, è andata molto meglio: è uscito illeso dall’auto rimasta in bilico dopo lo schianto. Oggi come tre mesi fa a finire sotto accusa sono i vecchi guardrail del cavalcavia della Vempa di Mestre e le vecchie barriere di protezione, inadeguate rispetto alle attuali condizioni di traffico.

Domenica, poco prima delle 4.30, l’Audi stava percorrendo il cavalcavia arrivando dalla tangenziale quando, all’altezza della curva a sinistra per imboccare la rampa che porta verso il centro di Mestre, l’automobilista ha perso il controllo del mezzo, un po’ per la velocità e un po’ per l’asfalto scivoloso, ha toccato contro il cordolo di un’isola spartitraffico e con

l’Audi si è conficcato nel guardrail, bucandolo.

A fermare l’auto, evitandone la caduta per pochi centimetri, è stata una seconda protezione. L’autista è uscito da solo, spaventato ma illeso, i vigili del fuoco sono riusciti a recuperare l’auto dopo averla ancorata, mentre i vigili urbani del reparto Motorizzato si sono occupati dei rilievi dell’incidente, conclusi in un’ora. Rilievi che hanno riguardato il cordolo e i guardrail del cavalcavia che finiscono ancora sotto accusa.

Nell’indagine sulla strage del bus di Mestre condotta dalla procura di Venezia, la consulenza sulle barriere è una delle più attese per capire se e come possano aver avuto un ruolo nell’incidente. La caduta dell’autobus era avvenuta in prossimità di un varco di circa 2 metri tra un guardrail e l’altro. Un vecchio varco di servizio, risalente agli anni Sessanta. L’autobus si era approssimato al varco dopo aver strisciato per quasi cinquanta metri con il guardrail, aveva scardinato parte del guardrail e, con il retrotreno, si era impennato cadendo di sotto, in via dell’Elettricità a Marghera.

L’inchiesta sulla strage di Mestre vede quattro indagati per omicidio stradale e omicidio colposo plurimo: Massimo Fiorese de La Linea, società proprietaria del bus, Alberto Cesaro e Roberto Di Bussolo, funzionario e dirigente della direzione Mobilità e Viabilità della terraferma, e Simone Agrondi, dirigente dei Lavori Pubblici del Comune.

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