Scuola, termosifoni spenti e strutture vecchie: uno studente su due in aula al freddo, con coperte e scaldamani
di Giulia D'AleoLibri, astuccio, zaino, plaid, cappello, guanti: l’occorrente per le giornate scolastiche segue il ciclo delle stagioni. E anche se la temperatura media all’interno degli istituti non dovrebbe scendere mai sotto i 18 gradi, da mesi gli studenti di asili, istituti superiori e scuole elementari in tutta Italia vengono accolti in classe da temperature proibitive. Così, con l’arrivo dell’inverno, a fioccare sono anche le proteste degli studenti, il 55 per cento dei quali lamentano aule invivibili per il freddo.
I problemi strutturali
Per il 28 per cento di loro, secondo un sondaggio compiuto da skuola.net su un campione di mille studenti, il motivo sarebbe da rintracciare nella scarsa tenuta termica degli edifici. Non è di certo una coincidenza che quasi sei strutture scolastiche ogni dieci su tutto il territorio stiano per compiere 50 anni.
All’Istituto Verga di Modica, in provincia di Ragusa, da mesi l’unica arma per ovviare ai termosifoni spenti sono coperte e scaldamani. Non bastasse …
Libri, astuccio, zaino, plaid, cappello, guanti: l’occorrente per le giornate scolastiche segue il ciclo delle stagioni. E anche se la temperatura media all’interno degli istituti non dovrebbe scendere mai sotto i 18 gradi, da mesi gli studenti di asili, istituti superiori e scuole elementari in tutta Italia vengono accolti in classe da temperature proibitive. Così, con l’arrivo dell’inverno, a fioccare sono anche le proteste degli studenti, il 55 per cento dei quali lamentano aule invivibili per il freddo.
I problemi strutturali
Per il 28 per cento di loro, secondo un sondaggio compiuto da skuola.net su un campione di mille studenti, il motivo sarebbe da rintracciare nella scarsa tenuta termica degli edifici. Non è di certo una coincidenza che quasi sei strutture scolastiche ogni dieci su tutto il territorio stiano per compiere 50 anni.
All’Istituto Verga di Modica, in provincia di Ragusa, da mesi l’unica arma per ovviare ai termosifoni spenti sono coperte e scaldamani. Non bastasse il freddo, negli ultimi giorni la pioggia ha iniziato a infiltrarsi dal soffitto e dalle pareti, rendendo diverse aule inagibili. Difficilmente si tratta di un caso isolato: poco meno del 40 per cento delle scuole possiede i requisiti di sicurezza necessari, come afferma l’Istat nel suo Rapporto annuale 2023.
Nella vicina Palermo, giovedì scorso gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico Marco Polo hanno deciso di occupare la scuola, per denunciare le temperature insostenibili che si protraggono costanti dal rientro dalle vacanze natalizie. Ma arrivando all’altra punta della Sicilia, nel plesso scolastico di via Dante a Francofonte, Siracusa, la situazione è la stessa. Per quanto il problema si ripresenti con cadenza annuale, le vie per affrontarlo continuano ad essere emergenziali, come denunciato dal segretario generale della Flc Cgil Palermo, Fabio Cirino. Il Comune ha ribattuto con le cifre, sostenendo che circa 500 mila euro sono già stati investiti negli impianti termici degli istituti lo scorso anno e che altri interventi sono attualmente in corso.
Scioperi in tutto il territorio
Al terzo piano dell’Istituto di Ragioneria Alberti di San Donà in Veneto, qualcuno nei giorni scorsi ha portato persino i cerotti riscaldanti. Secondo studenti e genitori, la caldaia smetterebbe ciclicamente di funzionare, facendo patire le classi al piano più alto. Adesso, però, si minaccia lo sciopero. La tesi viene, invece, smentita dalla Città metropolitana, che sostiene si registrino in media 20 gradi.
Stesso braccio di ferro anche alla scuola superiore Vanvitelli Stracca Angelini di Ancona, dove i termosifoni di metà edificio sarebbero fuori uso. Una mattina uno studente ha deciso di portare un termometro per provarlo: segnava 13 gradi. Ma le verifiche effettuate dai tenici, sostiene la scuola, parlerebbero di termosifoni tiepidi e di almeno 17 gradi di media, così i docenti avrebbero semplicemente consigliato ai ragazzi di indossare abiti più pesanti. In assenza di risposte adeguate alle continue segnalazioni, gli studenti hanno deciso per lo sciopero.
I motivi economici
Colpito dalle agitazioni anche il corpo studentesco dei Castelli Romani, sia all’Istituto Cesare Battisti di Velletri che al liceo Joyce di Ariccia.
Ma oltre ai problemi strutturali, dietro i termosifoni spenti secondo il 22 per cento degli studenti ci sarebbero anche ragioni economiche, come accade all’Istituto professionale Marconi del comune aretino di San Giovanni Valdarno. L’idea è che l’impianto di riscaldamento venga accesso troppo tardi e per un numero insufficiente di ore, perché, come riferito dai tecnici, le riserve di gasolio sono limitate. E così, anche in questa scuola toscana, dove si è arrivati a registrare 7 gradi al chiuso, venerdì i ragazzi hanno deciso di manifestare in piazza.
Anche l’abbandono delle aule da parte degli studenti dell’istituto Nautico di Torre del Greco, in provincia di Napoli, ha preso piede venerdì, ma non è ancora chiaro quando vedrà la fine. Ospitati nei locali dell’ex Pretura, i ragazzi si dicono intenzionati a proseguire fino a quando non arriverà una risposta concreta da parte della scuola.
Che i termosifoni siano spenti almeno dal mese di dicembre ne sono certi all’Istituto tecnico turistico di Tropea. La struttura dovrebbe essere sottoposta a breve a lavori di riqualificazione previsti dal Pnrr, ma, al momento, l’accoglienza degli studenti avviene in condizioni giudicate intollerabili.
Quando l’età impedisce agli alunni di assentarsi autonomamente, sono i genitori a scegliere di non mandarli a scuola: il 9 gennaio, nelle classi elementari e dell’infanzia “Franca Ongaro” del Lido di Venezia e dell’isola Pellestrina si contavano solo 16 bambini su 120.