Retromarcia del governo sull’anoressia: caccia ai 12 milioni tagliati all’assistenza
di Michele Bocci , Viola GiannoliOrazio Schillaci
(fotogramma)E dopo il taglio al Fondo nazionale per il contrasto ai disturbi dell’alimentazione, non rifinanziato dal governo Meloni, e la rivolta di associazioni e pazienti pronti, il 19 gennaio, alla piazza, il ministero della Salute corre ai ripari. Orazio Schillaci è al lavoro in queste ore per recuperare i fondi necessari a colmare il buco che si è temporaneamente creato proprio perché sono venuti meno quei fondi extra che si vanno ad aggiungere a quelli del Servizio sanitario nazionale per arricchire la rete di 126 centri dedicati alla cura dei pazienti che soffrono di anoressia, bulimia, ortoressia.
La strada percorribile è quella di un emendamento di maggioranza al decreto Milleproroghe, ora …
E dopo il taglio al Fondo nazionale per il contrasto ai disturbi dell’alimentazione, non rifinanziato dal governo Meloni, e la rivolta di associazioni e pazienti pronti, il 19 gennaio, alla piazza, il ministero della Salute corre ai ripari. Orazio Schillaci è al lavoro in queste ore per recuperare i fondi necessari a colmare il buco che si è temporaneamente creato proprio perché sono venuti meno quei fondi extra che si vanno ad aggiungere a quelli del Servizio sanitario nazionale per arricchire la rete di 126 centri dedicati alla cura dei pazienti che soffrono di anoressia, bulimia, ortoressia.
La strada percorribile è quella di un emendamento di maggioranza al decreto Milleproroghe, ora che dovrà essere convertito in legge. E, almeno da Forza Italia, è arrivata una prima disponibilità: «Il ministro Schillaci è sensibile e attento a questo grave problema che riguarda soprattutto le nuove generazioni e siamo certi che individuerà una soluzione per trovare le risorse necessarie. Noi siamo pronti a sostenerlo e a dare un contributo concreto», dichiara il portavoce di Fi, Raffaele Nevi.
Non solo. Perché per ripianare l’ammanco, in sede di revisione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, non è escluso che verranno inserite altre risorse. L’idea è di trovare fondi almeno per quest’anno in modo che nessuno dei quasi 4 milioni di pazienti in cura per i disturbi alimentari venga abbandonato a sé stesso, interrompendo, in maniera talvolta fatale, la continuità delle terapie. Lo stanziamento andrebbe così a colmare il mancato rifinanziamento deciso a dicembre scorso.
Risorse importanti, per implementare soprattutto nelle regioni più fragili del Sud e del Centro Italia l’attività della rete di cure già esistente, ma giudicate comunque insufficienti. E, difatti, il ministero è al lavoro anche per trovare una soluzione strutturale che, dal 2025 in poi, consenta di non dover ogni anno rifinanziare il fondo straordinario facendo invece affidamento su risorse stabili.
«Spero che il governo capisca che un’emergenza c’è e faccia il passaggio dalle azioni straordinarie a quelle ordinarie — insiste Leonardo Mendolicchio, responsabile della Riabilitazione dei disturbi alimentari e della nutrizione di Auxologico — La metà dei pazienti sono under 18 che senza cure possono solo peggiorare. Ora l’obiettivo è capire se le Regioni hanno recepito l’importanza di questo settore e riusciranno a rendere autonomi i percorsi per garantire le cure dei disturbi alimentari».
Con il taglio del Fondo ora la Liguria lamenta 667.000 euro in meno, l’Emilia Romagna 1,8 milioni, la Lombardia 4 milioni. Qui però l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, già promette: «C’è priorità assoluta, per il 2024 sono a disposizione 6 milioni, dal 2025 aumenteremo il fondo regionale». Venerdì le associazioni saranno comunque in piazza perché di disturbi alimentari ci si ammala e si può anche morire.