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Pochi sì dalle scuole al liceo del Made in Italy. Falsa partenza per il sogno della destra

La rassegnazione dei presidi: “Ma cosa raccontiamo ai genitori? Non sappiamo come sarà, è stato definito solo il biennio”. Molti istituti non sono pronti, ma la maggior parte è contraria alla riforma
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Il liceo del Made in Italy? I presidi allargano le braccia: «Ma cosa raccontiamo ai genitori che nemmeno sappiamo come sarà, è stato definito solo il biennio…». Un flop annunciato, visto dalle aule. E anche dalla proroga per la presentazione delle domane: scadevano ieri, rinviate al 18. Una corsa contro il tempo per far passare la novità per il prossimo anno scolastico voluta da Fratelli d’Italia e annunciata al Vinitaly dalla premier Giorgia Meloni in una delle rare volte in cui ha parlato di scuola, è a rischio fallimento. Destinata solo ai licei in Scienze umane che hanno l’indirizzo Economico sociale, e dunque a oltre 400 istituti in tutta Italia, ha accumulato sonore bocciature nei collegi dei docenti. Anche perché mancano regolamento, profili post-diploma, discipline del triennio e perché l’operazione, a costo zero, mette a rischio d’estinzione il liceo Economico sociale (Les) che è già consolidato e con successo di iscrizioni.

Silvia Polato, preside dell’istituto Bocchi Galilei…

Il liceo del Made in Italy? I presidi allargano le braccia: «Ma cosa raccontiamo ai genitori che nemmeno sappiamo come sarà, è stato definito solo il biennio…». Un flop annunciato, visto dalle aule. E anche dalla proroga per la presentazione delle domane: scadevano ieri, rinviate al 18. Una corsa contro il tempo per far passare la novità per il prossimo anno scolastico voluta da Fratelli d’Italia e annunciata al Vinitaly dalla premier Giorgia Meloni in una delle rare volte in cui ha parlato di scuola, è a rischio fallimento. Destinata solo ai licei in Scienze umane che hanno l’indirizzo Economico sociale, e dunque a oltre 400 istituti in tutta Italia, ha accumulato sonore bocciature nei collegi dei docenti. Anche perché mancano regolamento, profili post-diploma, discipline del triennio e perché l’operazione, a costo zero, mette a rischio d’estinzione il liceo Economico sociale (Les) che è già consolidato e con successo di iscrizioni.

Silvia Polato, preside dell’istituto Bocchi Galilei di Adria, in provincia di Rovigo, sintetizza l’umore delle sale insegnanti: «Cosa andiamo a dire alle famiglie?». Le iscrizioni per il prossimo anno scolastico si aprono il 18 (il 23 per il Made in Italy) sino al 10 febbraio. «Questo modo di procedere non funziona» commenta Mauro Agostino Donato Zeni, dirigente del liceo Tenca a Milano. «Il progetto è buono, ma servono approfondimenti e i tempi sono sbagliati. E sostituire un indirizzo che funziona con uno ancora da definire non avrebbe senso» aggiunge Luca Azzollini, preside dell’istituto Frisi, capofila lombardo della Rete dei licei economico-sociali.

Professionali e tecnici a 4 anni, altra riforma in corsa

Una riforma in corsa, e calata dall’alto, così come è arrivata anche la sperimentazione dei tecnici e professionali del 4+2 (non più 5 anni e dopo un biennio negli Its, i percorsi di specializzazione post diploma), osteggiata dalla Flc-Cgil, e non solo, soprattutto per l’introduzione di docenti esterni e “asservimento della scuola alle aziende”, le cui candidature si sono chiuse il 12 gennaio. Un centinaio di istituti candidati, anticipa il Sole 24Ore. Il ministro Giuseppe Valditara parla di «un riscontro eccezionale, in alcune realtà è stato fatto un progetto straordinario». In Emilia-Romagna, per i sindacati, pochi si sono fatti avanti, così in Piemonte. «Colgo tante perplessità» riporta Osvaldo Di Cuffa, preside del Sassetti Peruzzi di Firenze capofila dei professionali commerciali. «Le riforme vanno costruite insieme».

Il Made in Italy? “Un’improvvisazione”

Troppa fretta, i tecnici e professionali di 4 anni passeranno, ma ancora il ddl è atteso in Senato. Mentre l’autarchico percorso promosso dal ministro Adolfo Urso e che il collega Valditara ha dovuto tradurre in un piano didattico è stato pubblicato in Gazzetta il 27 dicembre, a orientamento avviato. «È un’improvvisazione che il collegio dei docenti ha preferito non accogliere» spiega la dirigente del liceo Bianchi-Dottula di Bari Immacolata Abbatantuono. Hanno detto sì il liceo Galilei di Ostiglia, il Fiani-Leccisotti in provincia di Foggia, in Liguria si sono fatte avanti due scuole. «Non quest’anno» è la decisione al Liceo Stefanini di Mestre.

«Oltre che per i tempi il collegio si è espresso nella sostanza: troppe incertezze» osserva Mirella Topazio. Viene introdotta la storia dell’arte e 198 ore nel biennio di economia politica (marketing del prodotto e Made in Italy) e di diritto. «Non siamo contrari, si proporrebbe agli studenti un altro volto dell’economia rispetto all’economico-sociale. Ed entrambi sarebbero necessari: uno con un’impronta più umanistica, l’altro tarato più sul versante produttivo e imprenditoriale. Il problema è la tempistica» dice Francesca Di Liberti, dirigente del Regina Margherita di Torino, capofila dei licei economico-sociali del Piemonte.

Valditara: “I risultati saranno buoni”

Sul Made in Italy Valditara è ottimista: «Aspettate i risultati e vedrete, saranno buoni». La rivolta viene dai prof con il Comitato “Salviamo i Les”: «Crediamo nel valore formativo di questo liceo. Non capiamo perché debba scomparire» per far passare il Made in Italy, dichiara la presidente Cinzia Cotti. Oltre 7 mila firme sono state raccolte, «Urso ci ascolti». La lettera del Comitato è indirizzata a lui: «Un nuovo liceo ha bisogno di tempo e di gente di scuola che ci investa e lo supporti, non può essere soltanto imposto».

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