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Migranti, ecco chi andrà nei centri albanesi: nessuno che venga dalla Libia

(ansa)

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Un documento di quattro pagine depositato dal governo alle Commissione Affari istituzionali ed Esteri chiarisce i punti oscuri dell’accordo Italia-Albania. Il ddl di ratifica approvato tra le proteste delle opposizioni
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Se il governo rispetterà la legge (e ovviamente non potrà che essere così) nessun migrante proveniente dalla Libia potrà essere portato nei centri in Albania. Perché “i migranti che saranno indirizzati nelle aree concesse in uso allo Stato italiano sono i richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera e quelli destinati al rimpatrio”. Dunque, per legge, i non vulnerabili, categoria a cui la normativa italiana ascrive “minori, donne, disabili, anziani, genitori single con figli minori, persone malate, vittime di tratta, vittime di stupri, violenza psicologica, fisica, sessuale, vittime di mutilazioni genitali”. Cioè praticamente tutti i migranti che arrivano dai lager libici.

Il documento che chiarisce i punti oscu…

Se il governo rispetterà la legge (e ovviamente non potrà che essere così) nessun migrante proveniente dalla Libia potrà essere portato nei centri in Albania. Perché “i migranti che saranno indirizzati nelle aree concesse in uso allo Stato italiano sono i richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera e quelli destinati al rimpatrio”. Dunque, per legge, i non vulnerabili, categoria a cui la normativa italiana ascrive “minori, donne, disabili, anziani, genitori single con figli minori, persone malate, vittime di tratta, vittime di stupri, violenza psicologica, fisica, sessuale, vittime di mutilazioni genitali”. Cioè praticamente tutti i migranti che arrivano dai lager libici.

Il documento che chiarisce i punti oscuri

A metterlo nero su bianco, con un documento che di fatto ridimensiona in maniera consistente la reale portata dell’operazione Albania, è un fascicolo di quattro pagine depositato dal governo in Commissione Affari istituzionali al termine dell’iter di approvazione del decreto legge di ratifica del protocollo Italia-Albania. Rispondendo a quattro domande poste dai gruppi di opposizione, il governo dunque definisce con chiarezza, per la prima volta, la tipologia di migranti che – soccorsi in mare in acque extraeuropee da navi militari italiane – potrà essere direttamente portata in Albania e, dopo il passaggio in hotspot, essere detenuta per 28 giorni in attesa dell’esito delle procedure accelerate di frontiera o, più a lungo, per chi è già destinatario di un ordine di espulsione e di rimpatrio in uno dei pochissimi Paesi con i quali l’Italia ha accordi.

Lo screening sulle navi militari

I dettagli, dunque: lo screening di chi – appena soccorso in mare – potrà finire in Albania avverrà direttamente sulle navi militari italiane che avranno dunque una doppia destinazione: il porto di Shengjiin per chi ( solo uomini maggiorenni, non vulnerabili e provenienti da Paesi sicuri) potrà essere sottoposto a procedure accelerate di frontiera e poi un porto italiano dove far scendere tutti gli altri. Con ( ancora non sciolto) il punto di eventuali nuclei familiari che difficilmente potranno essere divisi.

La nave italiana nel porto albanese

Ma una nave militare italiana – si legge nel documento del governo – sarà sempre presente nel porto albanese pronta a fare la spola con l’Italia per portare subito al di qua dell’Adriatico i migranti che, ad un secondo screening dopo le procedure di identificazione nell’hotspot, dovessero risultare vulnerabili, o coloro che, allo scadere del periodo di detenzione amministrativa fissata dalla legge italiana, non si sarà riusciti a rimpatriare. Perché una cosa è chiara; tra le condizioni del premier albanese Edy Rama c’è che nessuno dei migranti soccorsi dalle navi italiane potrà mai mettere piede su suolo albanese. Dalle navi direttamente nei due centri (uno equiparato ad hotspot e l’altro a centro per i rimpatri) e poi o di ritorno nei Paesi d’origine o subito in Italia. Dove verranno successivamente portati anche non solo i richiedenti asilo che, al termine della procedura accelerata di frontiera, dovessero vedersi riconosciuta la protezione internazionale ma anche quelli che (avuto il diniego) decidessero di fare ricorso all’autorità giudiziaria. A quel punto – si legge nel documento del governo – attenderanno l’esito dell’appello nei centri di accoglienza.

In Albania meno migranti dei previsti nel protocollo

Fatta così la tara ai proclami del governo, quanti saranno effettivamente i migranti destinati all’Albania? Sicuramente molti ma molti meno dei 36.000 di cui parla il protocollo. Sempre che la Corte costituzionale di Tirana, che si è riunita oggi per esaminare il ricorso presentato dalle opposizioni, dia il via libera all’approvazione dell’accordo da parte del parlamento. Decisione che dovrebbe arrivare in tempi più rapidi rispetto ai tre mesi previsti.

La protesta delle opposizioni

«Quello che il governo Meloni intende realizzare in Albania è impossibile senza bypassare il diritto italiano e quello europeo in materia di asilo», dice il segretario di +Europa, Riccardo Magi, autore di una relazione di minoranza. «L’ennesima tappa dell’operazione di propaganda di Giorgia Meloni sul tema dell’immigrazione - aggiunge Matteo Mauri del Pd - Un accordo per fare cose inutili e costosissime: 653 milioni di euro per soli 5 anni e per al massimo 3.000 migranti al mese.Una spesa folle per fare le stesse cose che si fanno normalmente in Italia a costi immensamente minori».

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