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Giovanna Pedretti, interviene Giomi (Agcom): “L’accusano di non aver retto all’odio social: così la ristoratrice è vittima due volte”

Elisa Giomi (Agcom)

 
La commissaria dell’Authority per le comunicazioni: “Da Ferragni a Lucarelli, la violenza è maggiore contro le influencer donne. Del nostro lavoro, regolamentare la pubblicità è la parte più facile. L’odio diffuso in rete è più difficile da controllare”
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“Nei confronti di Giovanna Pedretti si sta verificando un chiaro esempio di vittimizzazione secondaria. Basta leggere con attenzione i commenti social seguiti alla sua tragica scelta: fragile, ossessiva, affetta da mania di persecuzione, troppo vulnerabile per fare un lavoro a contatto con il pubblico. Le inchieste diranno se c’è stata un’istigazione al suicidio, ma come avviene nei processi per stupro nei quali si cerca di colpevolizzare le donne per l’aggressione subita, a Giovanna Pedretti viene addossata, in Rete, la responsabilità di non aver retto all’urto dell’odio social. Dunque vittima non solo degli hater, non della campagna d’odio di cui è stata oggetto, ma della propria fragilità”.

Elisa Giomi, sociologa, docente di “Processi culturali e comunicativi” all’università di Roma3, esperta di gender studies, è commissaria di Agcom, Authority per le garanzie nelle comunicazioni. Tre giorni fa è entrata in vigore la delibera che estende anche al ricco e vastissimo mondo degli infl…

“Nei confronti di Giovanna Pedretti si sta verificando un chiaro esempio di vittimizzazione secondaria. Basta leggere con attenzione i commenti social seguiti alla sua tragica scelta: fragile, ossessiva, affetta da mania di persecuzione, troppo vulnerabile per fare un lavoro a contatto con il pubblico. Le inchieste diranno se c’è stata un’istigazione al suicidio, ma come avviene nei processi per stupro nei quali si cerca di colpevolizzare le donne per l’aggressione subita, a Giovanna Pedretti viene addossata, in Rete, la responsabilità di non aver retto all’urto dell’odio social. Dunque vittima non solo degli hater, non della campagna d’odio di cui è stata oggetto, ma della propria fragilità”.

Elisa Giomi, sociologa, docente di “Processi culturali e comunicativi” all’università di Roma3, esperta di gender studies, è commissaria di Agcom, Authority per le garanzie nelle comunicazioni. Tre giorni fa è entrata in vigore la delibera che estende anche al ricco e vastissimo mondo degli influencer, le regole che governano contenuti e uso della pubblicità nei settori dell’audiovisivo tradizionale e dell’editoria.

Di queste linee guida, che dovrebbero mettere ordine e sanzionare il “far west degli influencer”, a cominciare dalla pubblicità occulta, Elisa Giomi si è dedicata, in particolare, della parte relativa ai crimini lesivi della “dignità umana”. Violenza, odio, discriminazione di gruppi sociali, errata rappresentazione della donna, tutela dei minori.


Professoressa Giomi si può soccombere ad una campagna di odio in Rete?
“Sì, lo sappiamo purtroppo, si chiama cyberbullismo, quanti ragazzi ne sono state vittime? Con la differenza però che qui, nel tribunale dei social, la povera ristoratrice di Lodi sta diventando “colpevole” del proprio suicidio”.
Lei vede dunque nella parte più deviata dei social anche un razzismo di genere nell’odio?
“Non ho potuto fare a meno di notare un particolare accanimento nei confronti delle protagoniste di questi casi, da Chiara Ferragni a Selvaggia Lucarelli. Saranno naturalmente le procure a valutare i loro operati ma forse se fossero stati influencer maschi ci sarebbe stata maggiore clemenza anche di fronte a comportamenti sbagliati. Sono “donne con voce” e questo le espone ad uno scrutinio più severo. Si chiama doppio standard di reazione”.
Resta il fatto che siamo di fronte a una situazione che sta trasformando i social in “Hunger games” come li ha definiti un’altra famosa influencer, Cristina Fugazzi, “Estetista cinica”. Truffe, faide, aggressioni, teatri di guerra virtuale che sul terreno lasciano però vittime reali.
“Infatti le linee guida di AgCom, alle quali stavamo lavorando ben prima che scoppiasse il caso Ferragni, nascono anche per questo. Sono convinta che i grandi influencer che chiameremo a sedersi ad un tavolo insieme a noi, collaboreranno. Parlo di testimonial con un milione di followers che muovono non solo enormi interessi commerciali ma anche campagne di opinione. Molti, è giusto dirlo, si comportano già correttamente. Non si vuole colpire il business che anzi potrebbe rafforzarsi con regole certe. Ma era fondamentale colmare il gap tra la disciplina dell’audiovisivo tradizionale e la Rete, perché l’intero ecosistema si muova con regole corrette”.
Può fare degli esempi concreti?
“La pubblicità. Perché in un programma televisivo ogni forma di pubblicità occulta può essere sanzionata e invece una influencer che mostra il brand che usa per truccarsi, senza dichiararne l’intento commerciale, invece no? Ma la pubblicità è forse il settore più facile da regolamentare e quindi sanzionare”.
In che senso? Quali sono i settori inafferrabili, invece?
“Parlo di quel vasto continente grigio di comportamenti illeciti nel quale vengono violati costantemente i diritti della persona. Ci sono alcuni influencer che utilizzano appositamente un linguaggio che incita all’odio sessista per aumentare i followers. In quale altro media sarebbe consentito senza sanzioni? Sono vere e proprie strategie commerciali, se così si possono definire. E’ stato addirittura calcolato quanto un linguaggio virulento e ‘sporco’ faccia salire le quotazioni di chi lo usa. La discriminazione in Rete, in particolare contro le minoranze, i disabili, gli anziani e le donne è del tutto fuori controllo. Senza contare i rischi per i minori. Però se noi oggi possiamo agire nei confronti di una serie televisiva che si ritiene pericolosa per i bambini, faccio l’esempio del dibattito su “Squid game”, finora non avevamo invece strumenti adatti a fermare i contenuti pericolosi di un influencer nei confronti di un pubblico infantile”.

Cosa rischieranno influencer o aziende che violeranno le linee guida?
“Le stesse sanzioni previste dal Testo unico sull’audiovisivo. Per la pubblicità occulta multe da 250mila euro, per contenuti che offendono la dignità delle persone si arriva a 600mila euro. La sanzione però è la estrema ratio: noi speriamo nella collaborazione degli influencer”.

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