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Smemoranda a rischio chiusura. “È stato il Covid a tagliarci le gambe ma non è finita qui”

Il team di Zelig Tv, da sinistra: Michele Mozzati, Roberto Bosatra, Gino Vignali, Giancarlo Bozzo, Nico Colonna, Gianluca Paladini

 (fotogramma)
Intervista a Michele Mozzati, tra i fondatori
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«Un pezzo di vita, assieme allo Zelig, locale e trasmissione televisiva». Un pezzo che Michele Mozzati ha vissuto assieme a Luigi Vignali, formando la coppia di autori Gino e Michele e fondando assieme a Nico Colonna la Smemoranda nel 1978. Ora il momento è difficile, e per questo Michele non vuole parlare della questione giudiziaria in corso: «Dico solo che non è affatto scontato che finisca male, e che penso che la Smemoranda abbia un futuro».

Parliamo del passato, però?

«Forse meglio. Parliamo, dei movimenti studenteschi di allora che a Milano sfornarono, per autofinanziarsi, questo diario scolastico, tiratura mille copie».

Siete arrivati a mille volte mille.

«Gloriosi gli anni Novanta: ci compravano generazioni diverse, gli studenti e quelli di prima che erano diventati manager. Chi per segnarsi gli appuntamenti e le interrogazioni, chi per leggere gli scritti fatti apposta per noi, e hanno collaborato anche Fellini, Marcello Marchesi, Roberto Benigni, Claudio Bisio, Filippo T…

«Un pezzo di vita, assieme allo Zelig, locale e trasmissione televisiva». Un pezzo che Michele Mozzati ha vissuto assieme a Luigi Vignali, formando la coppia di autori Gino e Michele e fondando assieme a Nico Colonna la Smemoranda nel 1978. Ora il momento è difficile, e per questo Michele non vuole parlare della questione giudiziaria in corso: «Dico solo che non è affatto scontato che finisca male, e che penso che la Smemoranda abbia un futuro».

Parliamo del passato, però?

«Forse meglio. Parliamo, dei movimenti studenteschi di allora che a Milano sfornarono, per autofinanziarsi, questo diario scolastico, tiratura mille copie».

Siete arrivati a mille volte mille.

«Gloriosi gli anni Novanta: ci compravano generazioni diverse, gli studenti e quelli di prima che erano diventati manager. Chi per segnarsi gli appuntamenti e le interrogazioni, chi per leggere gli scritti fatti apposta per noi, e hanno collaborato anche Fellini, Marcello Marchesi, Roberto Benigni, Claudio Bisio, Filippo Tortu, Bebe Vio».

E sempre con un tema.

«Scelto attorno a un tavolo con salame e bicchiere di vino, o sul divano davanti alla tv con sciarpone nerazzurro, vista la fede interista di noi tre, o anche direttamente allo stadio. Mai fatte riunioni di marketing. Giovani noi tre ormai non lo siamo più, ma siamo riusciti ad avere occhi e orecchie sul mondo giovanile grazie ai nostri figli e collaboratori, e naturalmente ascoltando quel che ci viene scritto sui vari social. Di solito lo azzeccavamo, ma è vero che non era il motivo per cui si comprava la Smemo. E comunque nel 1982 il tema fu il 101° di Garibaldi, proprio come a scuola».

Vendite a parte, un fenomeno di costume.

«Pensi a quante centinaia di migliaia di giovani ci compravano ogni anno. Hanno fatto ricerche di marketing, eravamo uno dei marchi più noti in tutta Italia».

Quando è iniziata la crisi?

«Inutile dirlo, col Covid. Anni molto difficili di gestione aziendale. Faccia conto che da un giorno all’altro spariscano tutti i giovani, e spariscano tutte le scuole. Gli studenti se ne restavano a casa, si attaccavano a Zoom e Teams, a Internet in generale. Una tragedia sociale, e una tragedia per noi».

È sicuro, Smemoranda a parte, che i diari scolastici abbiano ancora un futuro?

«Io penso proprio di sì. Come un libro di carta rispetto all’audiolibro o al tablet. Ci vorrà sempre qualcosa su cui segnare gli appuntamenti e sentire l’odore della carta».

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