Già sessanta Comuni in Italia vanno a 30 all’ora. Ai nastri di partenza anche le grandi città
di Elena DusiC’è Bologna che va avanti tutta. Parma ha deciso di seguirla già da quest’anno. Torino sta ritagliando la mappa strada per strada per decidere dove applicare i 30 all’ora. A breve metterà i primi cartelli nelle vie che non hanno diritto di precedenza, lasciando le altre a 50. Anche Milano ha votato in consiglio comunale che sarà della partita: doveva inaugurare i limiti di velocità il primo gennaio. Sul come però non ha ancora le idee chiare e ha convocato per oggi un vertice di maggioranza. Firenze procede di quartiere in quartiere, con accortezza, per non aizzare i cittadini. Roma invece è ancora agli annunci elettorali: il sindaco Roberto Gualtieri ha promesso che il 70% delle strade avrà il limite dei 30 all’ora entro la fine del suo mandato. Cioè nel 2026.
Chi con il limite dei 30 all’ora già convive – una sessantina di città italiane – gongola guardando le tribolazioni altrui, dispensa consigli, ricorda che raramente in città gli ingorghi permettono di superare davvero i 30 all’…
C’è Bologna che va avanti tutta. Parma ha deciso di seguirla già da quest’anno. Torino sta ritagliando la mappa strada per strada per decidere dove applicare i 30 all’ora. A breve metterà i primi cartelli nelle vie che non hanno diritto di precedenza, lasciando le altre a 50. Anche Milano ha votato in consiglio comunale che sarà della partita: doveva inaugurare i limiti di velocità il primo gennaio. Sul come però non ha ancora le idee chiare e ha convocato per oggi un vertice di maggioranza. Firenze procede di quartiere in quartiere, con accortezza, per non aizzare i cittadini. Roma invece è ancora agli annunci elettorali: il sindaco Roberto Gualtieri ha promesso che il 70% delle strade avrà il limite dei 30 all’ora entro la fine del suo mandato. Cioè nel 2026.
Chi con il limite dei 30 all’ora già convive – una sessantina di città italiane – gongola guardando le tribolazioni altrui, dispensa consigli, ricorda che raramente in città gli ingorghi permettono di superare davvero i 30 all’ora. Olbia, che ha scelto di rallentare dal 2021 ed è l’unica in Italia a non prevedere eccezioni in tutto il territorio comunale, insegna che i cittadini sono tutt’altro che recalcitranti. Cesena nel 1998 fu la città pioniera in Italia e nel 2023 ha festeggiato il risultato di zero morti fra i pedoni (fonte Asaps, Associazione sostenitori polizia stradale). Da allora gli incidenti non gravi in città sono rimasti pressoché costanti, ma sono dimezzati quelli con feriti. L’Aci (Automobil Club d’Italia), per convincere i recalcitranti ha realizzato uno spot in cui due gru sollevano due auto ad altezze diverse. La prima viene fatta cadere da 3 metri. La seconda da 9,5. Ecco la differenza fra uno schianto a 30 all’ora e uno a 50, si spiega. E l’effetto è convincente.
Anche un’imposizione dura come guidare a passo d’uomo sta dunque permeando piano piano l’Italia. Si parte da una stima di 2.700 chilometri di strade attualmente in zona 30. Si contano in una dozzina le città che all’interno dei loro Pums (piani urbani di mobilità sostenibile) hanno già votato i provvedimenti, a partire da quartieri residenziali, strade che ospitano scuole e centri storici. La filosofia la spiega il Comune di Lucca (dove si va a 30 all’ora nelle zone più densamente abitate, anche in periferia): «La filosofia delle “zone 30” è che la strada non va considerata solo lo spazio delle auto, ma un luogo pubblico, in cui devono essere bilanciate le attività di pedoni, ciclisti e in generale degli utenti più deboli con le necessità di movimento degli automezzi». Non è un caso che il limite di velocità ridotto, per essere percepibile, sia stato in quasi tutte le città accompagnato da una nuova segnaletica orizzontale, dossi, chicane, strisce e piste ciclabili. È uno dei motivi per cui le grandi città faticano a imporre limiti che non chiedono solo di alzare il piede dell’acceleratore. Istituire delle “zone 30” vuol dire trasformare l’aspetto delle strade, spazi che rappresentano l’80% delle superfici pubbliche.
Se la maggior parte delle aree a velocità ridotta ha forma circolare – quella dei centri urbani – sulla costa teramana sette Comuni stanno tentando di istituire anche una “zona 30” allungata. L’annuncio è della scorsa estate. Tra Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto, Pineto e Silvi i sindaci vorrebbero istituire 45 chilometri da percorrere a 30 all’ora, soprattutto a beneficio di turisti e ciclisti. E, per evitare l’effetto macchia di leopardo, intessendo tra loro le varie realtà, aiutando i sindaci a vincere le opposizioni, semplificando la burocrazia e attirando anche il Sud nella mappa delle città prudenti, le opposizioni hanno presentato una proposta di legge in Parlamento. Come una rivoluzione copernicana, la bozza del 29 giugno 2023 vorrebbe rendere i 30 all’ora la norma nei centri urbani e i 50 l’eccezione, riservata alle arterie di collegamento. La norma (che con la composizione del Parlamento attuale non ha chance) non fa filosofia sulla bellezza delle città slow. Come per le altre città europee che hanno adottato i limiti di velocità, parte dai dati sulla sicurezza. Gli incidenti stradali secondo l’Istat sono la prima causa di morte in Italia nei giovani tra i 15 e i 29 anni. Nel 2021 hanno causato la morte di 566 ragazzi, con 60mila feriti. Poiché il 73% degli incidenti avviene in città e il 55% degli scontri mortali dipende dalla velocità eccessiva, frenare i propri istinti al volante serve sì a rendere le città più belle. Ma soprattutto a morire di meno.